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LA SEMANTICA DEL POTERE E I SUOI EPIGONI INCONSAPEVOLI MA OGGETTIVAMENTE RESPONSABILI

(28 Marzo 2015)

semanticadelpotere

In una recente discussione on line, di fronte alla mia critica ad una idea che la candidata grillina alle regionali dell’Umbria andava propagandando e che chiamava “assistenza sanitaria indiretta”, che giudicavo come porta aperta al servaggio delle badanti e come ricatto verso le famiglie povere a farsi carico della disabilità per quattro soldi, un grillino mi rispondeva: ecco quelli delle coop rosse che vogliono lucrare sulle disgrazie altrui.

Una risposta che a chi come me da 25 si batte contro le esternalizzazioni dei servizi a coop di comodo, di vario colore, a secondo di chi governa, per difendere al contempo diritto alla salute e diritti dei lavoratori, impone una riflessione, su come combattere questo ritorno al passato, favorito dai liberisti e dai populisti, vecchi e nuovi. Perché la realtà è che chi governa e l’opposizione populista, nella quasi totalità dei gruppi dirigenti, fa un’operazione consapevole e apertamente anticomunista; alla base invece, i più non si rendono neanche conto che ( rimanendo sull’esempio dell’assistenza sanitaria indiretta), essa non è l’opposto dell’esternalizzazione dei servizi a soggetti privati, quasi sempre identificabili in pseudo cooperative, ma è il passaggio successivo di quella esternalizzazione che porta ad una più ampia devastazione di tutto quello che una volta si chiamava Stato sociale.

Che i muri cadano è un bene, ma che cadano a “sinistra” o a “destra” non è indifferente, perchè il lato della caduta parla del segno della storia che oggi sta scrivendo ed è indubbio che ora soffia un forte vento liberista.

La semantica del potere serve a perpetuare il comando, confondendo chi non ha gli strumenti culturali per distinguere le parole dal loro vero (storico) significato. E’ anche così che si dividono le forze del conflitto sociale che si oppongono al sistema di sfruttamento imperante.

Chi usa il linguaggio del sistema capitalista, è parte del sistema capitalista ( è organico ad esso), perché comunica ( anche a propria insaputa) come il sistema comanda, riordinando di fatto gli avvenimenti e le idee, secondo l’interpretazione ideologica delle forze del potere.

Facciamo degli esempi concreti.

I ROSSI chi sono nella storia: la Comune di Parigi, la Rivoluzione bolscevica, quella cinese, quella cubana e via dicendo, con le quali hanno cercato di eliminare la società capitalistica fondata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla divisione di classe, per una società egualitaria e senza classi.

Scrivono, giornalisti, politici e politicanti: COOP rosse, regioni rosse, riferendosi alle cooperative di oggi e ad alcuni governi regionali di oggi; si accodano i populisti: “peste rossa”.

Domanda : Chi dirige le coop rosse, chi è che guida politicamente le regioni rosse . Risposta: Quella classe politica che tra il 1991 e il 2015 ha ripudiato e gettato via definitivamente tutto ciò che è rosso: il comunismo, il socialismo, lo stato sociale, i diritti dei lavoratori, l’uguaglianza; sposando il mercato, il liberismo, la concorrenza, facendone propri tutti i caratteri: il sistema di sfruttamento, la corruzione, il clientelismo.

Allora si capisce che questo gioco semantico ha un obiettivo, favorire l’associazione mentale della storia dei rossi ( quelli veri) con un sistema di potere di alcune realtà di governo locale guidate da ex comunisti, oggi apertamente anticomunisti e con strutture economiche di pseudo cooperative pienamente inserite nei meccanismi dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Il fine è infangare e stravolgere la storia del movimento comunista, negare la possibilità di una prospettiva di giustizia sociale e di una società basata sul principio dell’uguaglianza.

In altre parole se chiamo rosso un pezzo del fango politico di oggi che in realtà rosso non è affatto, coloro che conoscono solo l’oggi e neanche troppo, e sono i più, assoceranno ogni notizia sui rossi a questo fango, così l’operazione è fatta.

La questione perciò è semplice ma difficile da risolvere.

Perché le soluzioni sono due, o siamo in grado di imporre la nostra semantica, cioè di far passare come percezione di massa la parola rossi uguale: rivoluzione sociale e società dell’uguaglianza, oppure si deve dare vita ad un nuovo vocabolario che abbia la forza di riproporre senza concedere nulla al nemico di classe i contenuti della necessità della lotta di classe e del rovesciamento del sistema capitalista per costruire una società senza classi e senza sfruttatori.

Per ora, mi sembra, non siamo in grado di fare, né l’una né l’altra cosa.

Aurelio Fabiani
Associazione Culturale CASA ROSSA

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