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Il modello #Cirietta

(21 Maggio 2016)

Negli ultimi dieci anni (in realtà, da sempre) ho preso nettamente le distanze da chiunque inseguisse ambizioni politiche personali, "vendendo l'anima" al notabile politico di turno. Non si è "salvato" manco chi, pur di fare il sindaco, è sceso a patti con il grande G. e si è recato "in pellegrinaggio" presso la sua villa a ricevere la sua "benedizione", rivelatasi una specie di "maledizione". Dieci anni or sono venne siglato il patto "SalzaCirio" (sembra una sottomarca di pomodori). Ma dieci anni fa il sottoscritto non era schierato con SalzaCirio. Lo erano altri. Gli stessi che oggi sono collocati altrove, sul carro del probabile vincitore. Nel momento storico che viviamo, per le comunità irpine, temo che #Cirietta non fornisca la risposta giusta ai problemi che affliggono il nostro territorio. Anzi, temo che il modello #Cirietta incarni il "male peggiore" (preferirei adoperare un termine più laico, poiché la definizione di "male" contiene implicazioni religiose). Non mi riferisco solo al contesto specifico di Lioni, la cui comunità risente delle criticità e delle contraddizioni generate dalle ultime esperienze amministrative. Mi sforzo di ampliare lo sguardo all'orizzonte dell'Alta Irpinia ed osservo, con enorme rammarico, che il modello #Cirietta (laddove lady D. è subalterna al grande G., né potrebbe essere altrimenti) non giova al nostro territorio, anzitutto perché non favorisce, né facilita l'agibilità democratica (orrendo termine, ma concedetemi la "licenza") e lo sviluppo civile, non solo economico, delle nostre zone. Il demitismo non si è rivelato affatto un "buon affare" per le popolazioni locali, in fasi storiche assai più propizie per le enormi opportunità di sviluppo che si sono offerte; figurarsi oggi, in una fase di crisi e di stagnazione economica e politica. Basterebbe verificare le liste presentate in numerosi comuni limitrofi, targate in prevalenza UDC, o esclusivamente UDC. A Torella è, di fatto, presente soltanto uno schieramento, mentre altrove si nota che la compagine elettorale dominante è di matrice demitiana senza alcuna forza alternativa. Trent'anni fa si avvertiva quantomeno la presenza di un'ipotesi politica alternativa, mentre oggi imperversa il "pensiero unico" demitiano. Tale elemento preoccupa non poco, inquieta più dell'ultimo decennio trascorso a Lioni sotto l'insegna del Massimo Esperto. Il quale rende assai più in veste di "tribuno del popolo", anziché nei panni istituzionali, poiché conosce bene (avendolo esercitato per anni) il mestiere dell'opposizione, che è il suo vero "habitat naturale". E temo che, nei prossimi anni, ci sarà bisogno di qualcuno in grado di svolgere un simile ruolo. Ma, ci si domanda, che cos'è #Cirietta? È un mostruoso ibrido partorito da un accordo pre-elettorale siglato tra PD e UDC (laddove, ripeto, lady D. non può che essere subalterna al grande G., senza offesa per lady D.). È la sintesi peggiore tra demitismo e bassolinismo. È un'intesa che ha condotto alla presentazione di liste "vincenti" in diversi comuni dell'Alta Irpinia. Liste con il timbro dell'UDC o con la componente UDC maggioritaria ed egemone. È un'operazione palesemente di potere, condotta su vasta scala in Alta Irpinia (e dintorni). È un patto stipulato sulla testa degli abitanti, in vista della gestione dei fondi legati al progetto pilota Alta Irpinia, di cui il sindaco di Nusco (alias "Uomo del monte") è il presidente, ossia l'asso pigliatutto. È una vicenda che ripropone un copione noto in Irpinia da oltre trent'anni. Un copione clientelare che non ha mai giovato alle genti irpine, tranne i soliti "amici degli amici". Il clima di qualunquismo è alimentato soprattutto da tali comportamenti sleali, disonesti e prevaricatori, del tutto inaccettabili.

Lucio Garofalo

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