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No all'alleanza con la borghesia

(18 Agosto 2019)

Macron

Macron

Troppo spesso, per combattere Salvini, si propone l'alleanza con la borghesia cosiddetta antifascista. Ma consideriamo l'esempio recente in Francia: per combattere la Le Pen, si è scelto Macron, che ha scatenato la polizia contro lavoratori e manifestanti, con l'uso di Flash-ball ad altezza d'uomo. L'ipocrita terminologia ufficiali le definisce "armi subletali", ma abbiamo filmati in cui si vedono manifestanti, che stanno solo gridando slogan, colpiti in pieno petto o al volto. Molti hanno perso un occhio o subito danni irreparabili alla testa.
E noi, in Italia, dovremmo combattere Salvini mettendo insieme Renzi, la Bonino, Bersani, la Fornero, De Mita, D'Alema, Veltroni, Casini, Monti, Di Pietro... cioè quei politici, la cui azione al servizio del capitale e della NATO ha portato alla situazione attuale? Per la logica parlamentare, un voto di un operaio equivale al voto di un sottoproletario che è stato pagato per recarsi alle urne. La lotta di classe ha ben altre vie.
Molti s'illudono che sia possibile tornare alla repubblica degli anni quaranta, che viene spessissimo idealizzata. E' assolutamente impossibile, come lo fu tornare alla repubblica al tempo della crisi del terzo secolo, quando l'esercito o la guardia pretoriana nominavano o ammazzavano gli imperatori, secondo la propria convenienza. Come in Roma antica, è cambiata la struttura sociale del paese. Dove sono i milioni di coltivatori diretti, chiamati a difendere la proprietà privata, ignari che quello per cui lottavano non era il loro campicello, ma il capitale che li avrebbe schiacciati? Dove sono i milioni di braccianti che avevano scritto pagine indimenticabili della lotta di classe? Dove sono i grandi partiti, con milioni di tesserati e un numero enorme di attivisti? Dove sono i partigiani, dotati di esperienze militari, pronti a scendere in piazza se un governo si faceva appoggiare dai fascisti? Il processo di proletarizzazione e di pauperizzazione si è accentuato enormemente, anche se non ha raggiunto il livello americano. Le sconfitte proletarie hanno distrutto organizzazioni e indebolito la coscienza di classe. Le cooperative si sono trasformate in gran parte in strutture capitalistiche, che sfruttano il lavoro salariato senza tener conto delle esigenze della salute, dell'ambiente. Le conquiste delle donne lavoratrici sono state nel complesso annullate, la crisi demografica lo dimostra, lavorare e avere figli ormai è incompatibile.
Non abbiamo da tempo un partito di classe, ciò rende impossibile un'azione unitaria di tutti i lavoratori contro il capitale. Abbiamo alcuni piccoli gruppi su posizioni comuniste, ma per guidare le lotta politica su scala almeno nazionale, ci vuole altro. Ma non significa che non si può far niente. Abbiamo alcuni sindacati combattivi, ma non possiamo lasciare gli operai dei sindacati ufficiali alla mercé dei dirigenti opportunisti; i bolscevichi riuscirono a guidare gli scioperi degli aderenti a sindacati fondati dalla polizia zarista.
E' possibile condurre la lotta anche in assenza del partito? Entro certi limiti, sì. Non è una scelta, ma una dura necessità, che non ci deva far desistere dalla ricerca delle condizioni per la costituzione di un autentico partito di classe.
Rileggiamo Marx, che in appunti destinati al Congresso di Ginevra del 1866 scriveva:
"Originariamente i sindacati sorsero dai tentativi spontanei dei lavoratori di eliminare o almeno frenare ... (la) concorrenza, al fine di conquistare un tale livello di contrattazione che permettesse loro di sollevarsi almeno al di sopra della condizione di meri schiavi. L'obiettivo immediato dei sindacati fu perciò limitato alle necessità quotidiane, a espedienti per impedire l'incessante usurpazione del capitale, in una parola, a questioni di salari e tempo di lavoro. Quest'attività dei sindacati non solo è legittima, ma necessaria. Non può essere eliminata finché dura l'attuale sistema di produzione. Al contrario, dev'essere generalizzata con la formazione e il coordinamento dei sindacati in tutti i paesi. D'altro lato, i sindacati stavano inconsciamente formando centri di organizzazione della classe operaia, così come le municipalità medievali e i comuni fecero per la classe media. Se i sindacati sono necessari per le battaglie di guerriglia tra capitale e lavoro, sono ancora più importanti in quanto organizzazioni per il superamento del sistema stesso di lavoro salariato e capitale."
"A parte i loro propositi originari, i sindacati debbono ora imparare ad agire coscientemente per essere centri organizzati della classe lavoratrice nel generale interesse della sua completa emancipazione. Devono aiutare ogni movimento politico e sociale tendente verso questa direzione. Considerandosi ed agendo come i campioni e i rappresentanti dell'intera classe lavoratrice, essi non possono non inserire nei loro ranghi coloro che ancora non sono associati. Devono fare molta attenzione agli interessi delle categorie di lavoro peggio pagate, come quella dei lavoratori agricoli, rese impotenti e private di ogni resistenza organizzata da circostanze eccezionali. Devono convincere il mondo intero che i loro sforzi, lungi dall'essere ristretti ed egoisti, tendono all'emancipazione di milioni di oppressi."
Rispetto ai periodi rivoluzionari, ai tempi di Marx, Engels, Lenin, la nostra epoca è molto indietro, la maggior parte dei sindacati non svolge neppure la funzione tradunionistica, ma collabora apertamente con i governi. Il nostro lavoro, perciò, può essere solo per ora, salvo inaspettati cambiamenti a livelli internazionale, a carattere difensivo (il che non esclude momenti tattici offensivi), teso a garantire l'agibilità politica e sindacale, che nessun governo borghese garantisce più. I cinque stelle hanno votato senza fare una piega gli orridi decreti Salvini, credete forse che un governo di garanzia a base PD 5St li abrogherebbe? Abbiamo avuto tanti governi a parole antifascisti, ma abbiamo ancora il codice penale fascista Rocco, con qualche ritocco. Alla fine della guerra, si poteva utilizzare il codice Zanardelli, molto meno repressivo e il lavoro di aggiornamento non sarebbe stato molto gravoso. Questo ci spiegò, negli anni sessanta, un avvocato di sinistra che aveva lavorato con entrambi i codici. Ma tutto ciò non fu casuale, perché la fase liberale della borghesia è ormai morta e sepolta, ora la sceltà è tra reazione o rivoluzione. La rivoluzione non è il giorno del "redde rationem", come troppo spesso si sente dire; anche se non sappiamo quando avverrà, bisogna preparare l'aspetto soggettivo. La lotta sindacale e quella politica sono scuole per essere pronti al momento giusto, si tratta di un intero periodo, non di un giorno fatale. Una precisazione: la democrazia borghese sarà superata quando ci sarà la rivoluzione, ma fino ad allora, la difesa dell'agibilità politica e sindacale, è inevitabile, a meno che non si voglia sostituire la lotta di classe con chiacchiere neo -proudoniane.
La forma di lotta adatta a difendere i diritti è soprattutto lo sciopero politico. E Lenin c'insegna ad alternarlo a quello economico, in modo che la parte più evoluta dei lavoratori, capace di scendere in lotta per sacrosanti motivi politici, non resti isolata dal resto della classe. Sciopero politico da utilizzare quando si prospettano gravi attacchi ai diritti dei lavoratori. Inutile sperare nel Quirinale. Non si ottenne nessun risultato al tempo di Vittorio Emanuele III, che neppure ci pensava a fermare Mussolini; non si ottenne alcunché, quando re Giorgio spinse per la guerra alla Libia, per regalarci poco dopo Monti e la Fornero; e neppure ora, perché i decreti Salvini sono stati firmati, senza neppure il rinvio alle Camere, in presenza di evidentissime incompatibilità costituzionali. Perciò, o scegliamo la lotta di classe, oppure accettiamo impotenti la deriva da basso impero che avanza.

Michele Basso

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