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La peste

La peste

(23 Novembre 2010) Enzo Apicella
“La Peste”. Un libro-inchiesta denuncia le infiltrazioni camorristiche nel ciclo dei rifiuti, le convenienze della politica e gli interessi della massoneria

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PICCOLA RUMINAZIONE IN LODE DELLE RAGAZZE E DEI RAGAZZI CHE IN QUESTI GIORNI...

(UN DISCORSO FATTO A VITERBO NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI ALFIO PANNEGA)

(21 Settembre 2019)

alfio pannega

Alfio Pannega

Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni colmano le strada di verità e speranza, le ragazze e i ragazzi che scendono in piazza in difesa del mondo vivente, sono una benedizione per l'umanità.
Chi è vecchio come chi scrive queste righe rivede in loro "il sogno di una cosa" e il tempo impetuoso della propria lontana gioventù, e il legato di vecchi amici e compagni che ora più non sono: da Dario Paccino ad Alex Langer, da Alberto L'Abate a Giorgio Nebbia, da Laura Conti a Carla Ravaioli, da José Ramos Regidor a Giuseppina Ciuffreda.
Perché quello che queste ragazze e questi ragazzi oggi dicono è la medesima verità che le scienziate e gli scienziati più acuti ed onesti, e le più sagge ed i più saggi dei militanti dei movimenti di resistenza e di liberazione di allora e da allora, già allora dicevano: che il modello di sviluppo - il modo di produzione e i rapporti di proprietà - imposto dai poteri dominanti sta avvelenando e distruggendo l'intero mondo vivente e con esso l'umanità.
E che il primo dovere di ogni persona senziente e pensante, e di ogni umano istituto, è salvare le vite dei viventi presenti e di quelli venturi, e creare le condizioni perché si possa vivere tutte e tutti in dignità e solidarietà, nel rispetto reciproco e nel mutuo soccorso, in eguaglianza di diritti condividendo i beni.
Il tempo è poco, il compito urgente, e ineludibile.
Milioni di ragazze e ragazzi lo dicono uniti in un medesimo corale colloquio, e convocano le istituzioni democratiche ad un impegno autentico e urgente, insieme di giustizia ambientale e di giustizia sociale. Una sintesi del comune sentire della parte più avvertita dell'umanità l'ha scritta e diffusa or non è guari papa Bergoglio con l'enciclica "Laudato si'", un testo in cui in tante e in tanti riconosciamo le tracce del nostro impegno dagli anni Settanta in qua: la vecchia talpa scava e talvolta riemerge e riappare dove meno se lo aspettano gli ingenui e gli ignari. E utili manuali per l'azione necessaria sono i libri pubblicati dal "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano da molti anni a questa parte.
*
Due cose occorrerà allora dire ancora una volta.
La prima, dal lato delle istituzioni democratiche: che occorrono interventi politici forti e cogenti: per forza di legge abolendo, o perlomeno immediatamente drasticamente riducendo e progressivamente diminuendo fino alla scomparsa, le produzioni e i consumi insostenibili, i privilegi e i soprusi che offendono e minacciano l'umanità tutta, le iniquità che provocano catastrofi e stragi.
La seconda, dal lato delle condotte personali: che occorre ridurre subito consumi e stile di vita la cui iniquità è facile cogliere se solo ci si pone la domanda: se tutti, ma proprio tutti, gli esseri umani volessero questo bene che io così ardentemente desidero, sarebbe ancora possibile la vita sul pianeta? E si provi a rispondere ad esempio in riferimento al possesso ed uso di automobili private.
E quante sono le cose a cui si potrebbe rinunciare subito senza difficoltà veruna? ad esempio il trasporto aereo a fini di diporto, il turismo irresponsabile, il divertimento sciocco e narcotico, l'eccesso di beni effimeri, l'egoismo proprietario; e tutte le armi che sempre e solo servono a uccidere gli esseri umani.
*
Ma tu, insomma, predichi ancora il comunismo?
La difesa del mondo vivente, l'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, la liberazione comune dell'umanità e il rispetto per la vita in tutte le sue forme, il progresso della conoscenza e la civile e responsabile convivenza, ebbene, sì, questo richiedono: la condivisione del bene e dei beni, ovvero la scelta della nonviolenza.
Spegnere le televisioni ed i telefonini.
Visitare gli ammalati e i carcerati.
Ascoltare chi soffre, vedere i volti, confortare e sovvenire.
Sostenere chi ha subito violenze e chi ha paura.
Praticare le virtù della levità e della lentezza, del prendersi cura e del silenzio, della lotta nonviolenta contro tutte le violenze, le menzogne e le oppressioni.
Rileggere e rimeditare le Beatitudini e la Ginestra.
Mettersi alla scuola della Rosa Bianca e della Rosa Rossa.
Fare le cose che nelle Tre ghinee dice Virginia.
Opporsi alla peste ad Orano.
Resistere al fascismo che torna.
Lottare per il diritto alla vita, alla dignità ed alla solidarietà di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Praticare la concreta coerenza tra i pensieri e le azioni, tra i mezzi e i fini, tra il bene che si vorrebbe ricevere e il bene che si potrebbe donare.
Con pazienza ma senza rinvii costruire la societa' nonviolenta: solo la nonviolenza può salvare l'umanità dalla catastrofe.
Sii tu già oggi l'umanità come dovrebbe essere.
Salvare le vite è il primo dovere.

Viterbo, 21 settembre 2019, nell'anniversario della nascita di Alfio Pannega

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In guisa di appendice: Una breve notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in città si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassionò vieppiù di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in città, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attività artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sarà fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti. Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione. Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura. La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettività le tracce della sua vita e delle sue lotte, è restata fin qui disattesa. Alcuni testi commemorativi sono stati più volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3516, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213.

Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo

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