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Prima le donne e i bambini

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(22 Febbraio 2009) Enzo Apicella

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GENERALIZZIAMO MOBILITAZIONI DI CLASSE INTERNAZIONALISTE!

(15 Luglio 2020)

Editoriale del n. 91 di "Alternativa di Classe"

alterclasse

Il quadro generale, in cui si inserisce il tentativo di ripresa economica in tutti i Paesi più ricchi, fra cui l'Italia, vede una pandemia mondiale con un trend di aumento ancora di tipo esponenziale. I contagiati ufficialmente rilevati nel mondo sono ormai quasi 13 milioni di persone, mentre soltanto in Europa, Italia compresa, si rileva una situazione costante di aumento sostanzialmente contenuto dei contagi. Dato che il sistema della competizione globale sui mercati non può contemplare anacronistiche ipotesi di chiusure “ermetiche” dei confini, oltre ai focolai interni che si susseguono, anche da noi le ipotesi di una ripresa in grande della emergenza sanitaria non sono, perciò, affatto tramontate.
E in ogni Paese a rischiare di più sono i più deboli dal punto di vista economico e sociale: i lavoratori, della salute dei quali, come si è ampiamente visto, ad esempio, in Lombardia, agli imprenditori, privati e pubblici, importa poco, e gli emarginati, lo “esercito di riserva”, che inevitabilmente nella economia capitalistica, serve al capitale per calmierare il prezzo della forza-lavoro da utilizzare. La pandemia, perciò, contrariamente a quanto vogliono fare apparire sovranisti e complottisti vari, è certamente un problema dei proletari, come lo è anche la crisi economica da essa aggravata, dato che è ai proletari che vogliono farla pagare!...
La prova tangibile di chi siano le vittime designate sono, infatti, oltre ai ritardi nei pagamenti di salari, stipendi e sussidi per una parte del lavoro dipendente, gli aumenti dei prezzi al consumo ed il computo dell'occupazione, che ha visto, nonostante il blocco quasi ininterrotto dei licenziamenti di massa, da Febbraio a Maggio già un calo dello 0,4%, con circa 500mila persone in meno a lavorare. I pesanti cali occupazionali, da tutti preventivati (OCSE, ad esempio, prevede il 12,4% di disoccupati a fine anno), sono ad oggi rinviati almeno fino al 17Agosto p. v., data fino alla quale sarà ancora valido il blocco per legge, salvo una possibile proroga fino al 31 Dicembre, che il Governo Conte ha intenzione di varare.
Nel contempo, sta per scadere anche la proroga della Cassa Integrazione, destinata ad accompagnare il blocco dei licenziamenti, per arginare il caos sociale che deriverebbe dalla fermata delle produzioni giudicate non più profittevoli, e perciò non più suscettibili di pagamento di salari da parte dei capitalisti. Mai come nella crisi urgono loro gli ammortizzatori sociali! Ed è questo che i sindacati confederali, con Landini in testa, stanno chiedendo.
Ma non è tutto politicamente scontato. Per prima cosa, si tratta di un nuovo decreto da emanare, che dovrà prevedere un adeguato stanziamento di fondi; e poi, nella situazione attuale di bilancio, il necessario esborso di altri 25 miliardi comporta uno sforamento dai limiti. In Parlamento occorre la maggioranza assoluta, che solo il voto favorevole di Forza Italia può riuscire a garantire, dando per scontata la demagogica opposizione di Salvini e Meloni.
Non è certo un problema di sostanza, visto che la Ministra del Lavoro, N. Catalfo, intende legiferare con una vera e propria “riforma” degli ammortizzatori sociali, legandola a “politiche attive” verso il capitale, che gli detassino anche gli stessi prossimi rinnovi contrattuali. La questione, comunque, vista anche la vicinanza con la scadenza referendaria ed elettorale del 20 e 21 Settembre, ora è giocata dai politicanti solo sul piano elettoralistico, compresa la poco credibile disputa sul MES (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VIII n. 90 a pag. 1).
Per ognuna delle forze politiche parlamentari si tratta di arrivare “indenni” al 2021, cioè senza cali nel consenso popolare, fino a quando gli “aiuti” UE potranno iniziare ad arrivare veramente. In particolare, le forze che sostengono il Governo devono cercare anche di costruire per tempo un contesto ancora più favorevole al capitale nazionale, ...dato che un inizio di 2021 con circa due milioni di posti di lavoro in discussione (è questo l'ordine di grandezza in questione) non potrà certo rivelarsi indolore per tutti!...
E' anche per questo che il Governo Conte non ha potuto fare a meno di promuovere un “tavolo nazionale” su una riforma fiscale complessiva e diversa dalla proposta della “flat tax”, caldeggiata dalle destre, e da poco rilanciata da M. Salvini. Quando la contribuzione da parte del lavoro dipendente si è ridotta al 47%, e, contemporaneamente, è comunque in rapporto di 3 a 1 con i rimanenti redditi, è chiaro che un problema fiscale si pone per il bilancio dello Stato borghese ed il suo ruolo in campo finanziario.
Anche al recente Congresso della UIL, in cui Venerdì 3 è stato eletto all'unanimità il nuovo Segretario Generale, P. Bombardieri, il Presidente Conte ha ribadito l'intenzione di mettere mano ad una “grande” riforma fiscale, in piena “condivisione” (non più “concertazione”) con i sindacati confederali; proposta cui la UIL si è affrettata a rispondere sulla stessa lunghezza d'onda, lanciando un nuovo “Patto per il Paese”, peraltro simile negli obiettivi al “contratto sociale” già lanciato dal Governatore di Bankitalia, I. Visco.
Proprio Sabato 4, al Convegno digitale dei “Giovani Imprenditori”, intitolato “3R - Ripartenza, Responsabilità, Resilienza”, il nuovo Presidente di Confindustria, C. Bonomi, non senza le già consuete lamentazioni verso Governo e “politici”, cui ha, fra l'altro, strumentalmente chiesto di tenere il Parlamento aperto ad Agosto, ha ribadito l'obiettivo di “ridefinire il lavoro” nei prossimi contratti, dimostrando più attenzione alla sostanza, la “ridefinizione” di contenuti (con, in testa, la produttività) e rapporti, che alla forma, i contratti, difesi dai sindacati confederali, in quanto ormai unico strumento in grado di mantenere loro (garantendosene l'esclusività) un ruolo politico-sociale nazionale.
Il terreno di intervento, scelto dalla UIL al suo congresso, è il medesimo di CISL e CGIL, seppure con diverse accentuazioni. Mentre la CISL, per bocca della Segretaria C. Furlan, sottolinea, in piena assonanza con Bonomi, il ruolo della produttività e la necessità della fine del, peraltro “indecifrabile” nei suoi termini, “meccanismo dello scambio tra salario e orario”, il Segretario della CGIL, M. Landini, punta tutto sulla agognata “Legge sulla rappresentanza”, per delegittimare per legge il sindacalismo conflittuale.
Lavorano nel senso di tale delegittimazione anche le pallottole imbustate, ricevute prima dal Presidente di Confindustria Lombardia, M. Bonometti, e poi da quello bergamasco , S. Scaglia, a firma “Nuclei proletari lombardi”. Come se delle minacce personali, ovviamente amplificate dai media, possano cambiare a favore dei proletari i rapporti di forze fra le classi! Ancora di più pesa negativamente l'annuncio di Sabato 4 di una prossima nuova scissione all'interno della, purtroppo già ridotta, area di Opposizione CGIL, ultimo spezzone di sindacato conflittuale all'interno dei sindacati confederali.
Questo Governo, definito da Berlusconi come il “più a sinistra della Repubblica Italiana”, continua a rinviare ogni intervento, anche solo di modifica, sui famigerati Decreti Sicurezza del precedente Governo Conte. L'attenzione dei media è polarizzata dalle assurde limitazioni in materia di migranti, con le fortissime multe previste per le ong soccorritrici, l'abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e la demolizione del sistema di “accoglienza diffusa”, in parte già segnalate dalle “note a margine” del Presidente Mattarella, ma non si parla per niente dei passaggi che non colpiscono soltanto i proletari immigrati, ma tutte “le manifestazioni pubbliche di dissenso sociale e/o opposizione di classe” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VII n. 80 a pag. 1).
Certamente, non si può che accogliere positivamente il fatto che la Corte Costituzionale Giovedì 9 abbia respinto il primo “Decreto Sicurezza”, nella parte in cui “preclude l’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo”, ma all'interno del Governo sussistono forti perplessità anche solo sulle tempistiche con cui affrontare i guasti macroscopici più evidenti per quanto riguarda il piano umanitario. Sul piano della repressione, invece, la Ministra dell'Interno, L. Lamorgese, ha già paventato che si “rischia un autunno caldo”, avendo notato un presunto “atteggiamento di violenza nei confronti delle... forze di polizia”...
La Ministra ha poi subito sollecitato, perciò, ai prefetti una “ampia attività di intelligence” in materia, riferendosi apertamente, fra l'altro, alla fine della Cassa Integrazione ed ai prossimi licenziamenti. Risulta allora chiaro a tutti come, con questi presupposti, sperare nel Governo per la abolizione dei Decreti Sicurezza rappresenti solo una pia illusione! Si tratta, invece, di inserire anche tale obiettivo tra i principali motivi di una mobilitazione generale sempre più urgente.
Faticosi segnali in senso ricompositivo già si stanno susseguendo ultimamente in luoghi diversi, con significativi appuntamenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, ed anche momenti di lotta che vedono il fatto nuovo di una unità di lavoratori di diverse sigle a partire dal piano sindacale. E' importante che il terreno di lotta sia indubitabilmente classista, abbandonando posizioni e/o tematiche in appoggio al “meno peggio” politicista, per dirigere la lotta su obiettivi che vadano concretamente a migliorare le condizioni di lavoro e di vita dei proletari.
In questo senso, occorre capire che sia il Governo, che le opposizioni parlamentari si stanno muovendo per garantire campo libero al capitale nell'organizzazione del lavoro e dello stesso non-lavoro, facendo a gara nel garantirgli concessioni e prebende. L'intera impalcatura istituzionale lavora in funzione di profitti e rendite, ed ai proletari non restano che l'organizzazione e la lotta sui propri obiettivi, spesso oggi riportati al soddisfacimento dei bisogni primari, messi in dubbio dalla loro crisi, scaricata pesantemente sui proletari.
La profondità della crisi, acuita dalla pandemia, fa sì che il capitale oggi abbia problemi, in Italia e in tutto il resto del mondo, a differenziare le condizioni di sfruttamento della forza-lavoro, ed in questo senso gli viene utile la diffusione di ideologie razziste, nazionaliste e sessiste. Per i proletari, invece, è fondamentale rifiutarle, ovunque si annidino, ricercando l'unità nella propria difesa, che va sempre approfondita ed estesa, allargata ad altri settori sociali e fuori dai ristretti confini nazionali.

Alternativa di Classe

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