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Violenza sulle donne

Violenza sulle donne

(27 Febbraio 2011) Enzo Apicella

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    AGENDA EUROPEA PER IL CAPITALE NAZIONALE

    (19 Dicembre 2020)

    Editoriale del n. 96 di "Alternativa di Classe"

    S. Patuanelli

    Il Ministro dello Sviluppo Economico S. Patuanelli

    Venerdì 11 si è conclusa a Bruxelles la “due-giorni” del Consiglio Europeo su varie tematiche all'ordine del giorno nei Paesi UE. La nuova Unione, ora senza il Regno Unito, sta cercando di attrezzarsi ai cambiamenti che la elezione di J. Biden a Presidente USA potrà portare nei rapporti interni alla alleanza occidentale, cogliendo l'occasione per tendergli la mano verso rapporti “transatlantici” meno burrascosi di quelli prodottisi in questi ultimi anni con D. Trump.
    E' stato superato il veto minacciato dai “sovranisti” di Polonia ed Ungheria al Bilancio UE del 2021/2027 con un accordo sul Quadro Finanziario Pluriennale (Q.F.P.) e la decisione sulle risorse proprie per definire, Stato per Stato, la provenienza delle entrate UE. Ora il pacchetto globale “per la ripresa” ammonta a 2364,3 miliardi di Euro, tra i 540 miliardi già disponibili, ed in parte erogati, come prestiti a condizioni agevolate per Stati membri, imprese (fondo di garanzia) e posti di lavoro (il sostegno temporaneo del SURE), i 750 miliardi del Fondo “Next Generation EU”, da utilizzare l'anno prossimo per fare fronte agli effetti della pandemia ed i 1074,3 miliardi del Bilancio UE, disponibili per la transizione digitale, per la “Green economy” e per la “Resilienza” dei Piani, cui sono state aggiunte, fra l'altro, le spese per i vaccini.
    E' stato poi approvato l'obiettivo vincolante di una riduzione unilaterale del 55% entro il 2030 della produzione di gas serra, verso una maggiore competitività mondiale nell'innovazione delle “tecnologie verdi”, con l'utilizzo, tra l'altro, di nuove partnership pubblico-privato, del potenziamento del sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell'UE (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VII n. 84 a pag. 3) ai “Mercati del carbonio”, e con una “diplomazia climatica europea attiva” a servizio di questi obiettivi.
    Vi è stato, infine, uno spazio dedicato al “Vertice euro”, “inclusivo” dei leader di tutti e 27 gli Stati, sull'Unione bancaria e sull'Unione dei mercati dei capitali. Rispetto alla prima problematica, il Vertice ha traguardato un Piano scadenzato per le prossime tappe verso una sua definizione, confermando l'appoggio alla Riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), che ha istituito un sostegno comune al credito del Fondo di Risoluzione Unico (SRF) a partire da inizio 2022, mentre è stata decisa una accelerazione dell'unione dei mercati di capitali per sostenere il primato UE sulla finanza “verde”. Nel prossimo Giugno è previsto un nuovo vertice di verifica sulla situazione post-crisi da COVID-19.
    Dopo la sofferta decisione italiana di votare a Bruxelles l'ultima versione del MES riformato, che avrà una sua definizione più precisa dopo la futura riforma del Patto di Stabilità UE, e che ha visto la poco credibile opposizione (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VIII n. 90 a pag. 1) delle destre, questa volta “unite”, la polemica politica di palazzo, demagogica ed avvilente, si è spostata sulla struttura che dovrebbe gestire il “Recovery Fund” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VIII n. 90 a pag. 2), cioè la parte riservata all'Italia del Fondo “Next Generation EU”, che, nello specifico, ammonta a 196 miliardi di Euro nell'arco di sei anni (Ai famigerati 209 miliardi si arriva contando anche altri finanziamenti).
    Anche se la scadenza entro cui vanno approvati i Piani di gestione nazionale del Fondo è Aprile 2021, l'obiettivo governativo per il Piano di Ripresa e Resilienza varato (il “Next Generation Italia”) è il prossimo Gennaio. Attualmente il Piano prevede sei aree, con circa 60 progetti e relativi stanziamenti, ed in particolare: la “transizione green”, con 74,3 miliardi di Euro, la digitalizzazione (cui tiene tanto la UE), con 48,7 miliardi, le infrastrutture per una “mobilità sostenibile”, con 27,7 miliardi, l'istruzione e la ricerca, con 19,2 miliardi, la “coesione sociale”, con 17,1 miliardi, ed, infine, anche la sanità, con 9 miliardi. Il tutto costituisce il “bottino” per investitori pubblici e privati, ovviamente in “sinergia” tra loro e con le banche....
    La disputa che si è aperta, invece, con l'opposizione di destra, ma soprattutto con “Italia viva” di M. Renzi, riguarda la “Struttura per l'attuazione e il monitoraggio del Piano”, proposta da G. Conte, e non di certo i suoi contenuti e la sua logica di fondo. Il premier verrebbe affiancato dal Ministro dell'Economia, R. Gualtieri (del PD), e da quello dello Sviluppo economico, S. Patuanelli (del M5S), con una “task force”, più o meno larga, di “supermanager indipendenti”, a tutela degli obiettivi progettuali. Viste le cifre in ballo, si è aperta una poco edificante querelle, che è arrivata anche a mettere in discussione la composizione del Governo, con le scuse più demagogiche possibili.
    Nelle sei branche rientrano tutti i principali business nazionali in discussione: i treni ad “alta velocità”, le navi a “basse emissioni”, la estensione della “banda ultralarga” nelle “aree grigie” (cioè quelle dove è previsto l'investimento in fibra di un solo operatore), la centralizzazione della “sicurezza informatica” a partire dalla Pubblica Amministrazione, i cantieri per l'efficientamento energetico (meglio noto come 110%), la innovazione 4.0 per le imprese, e via di questo passo. E il primo 10% del finanziamento UE è già previsto per Giugno '21, con successive “rate” semestrali.
    La Commissione europea, che dovrà valutare i Piani nazionali, richiede, anche per quanto riguarda l'Italia, alcune “riforme” come necessarie per accedere ai finanziamenti. In particolare sono già note le richieste al Governo in tema di “snellimento” della Giustizia ed adeguamento alle imprese del settore Scuola ed istruzione. Nel contempo, ovviamente, non è possibile attingere al Fondo “Next Generation EU” per operare tagli delle tasse. E su questa materia il Governo parla di varare un disegno di legge dedicato, che dovrebbe ridurre la tassazione per i redditi compresi fra i 40 ed i 60mila Euro.
    Sta poi per essere approvata anche la Legge di bilancio 2021, per la quale si prospetta la necessità di un iter rapidissimo, e che è stata preceduta da quattro “decreti Ristori”, nell'insieme più gravosi dei 40 miliardi di Euro della manovra. Nonostante le numerose incertezze, si sa per certo che conterrà altri vantaggi per le aziende, vale a dire: taglio del cuneo fiscale strutturale fino a 40mila Euro, sgravi sulle assunzioni, incentivi per l'imprenditoria femminile, proroghe di agevolazioni fiscali, potenziamento dei finanziamenti alle P.M.I. per l'acquisto di macchinari, proroga dei crediti d'imposta per l'industria 4.0, Fondo da 4 miliardi specificamente per i settori colpiti dal COVID, proroga della moratoria su mutui e prestiti delle imprese e finanziamenti garantiti.
    Per quanto riguarda la “bomba sociale” dei licenziamenti, già spostata e diluita nel tempo (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VIII n. 92 a pag. 2), la Legge di bilancio prevederà l’estensione fino al 31 Marzo 2021 del divieto di licenziamento già in vigore per le procedure di licenziamento collettive e quelle per giustificato motivo oggettivo. Saranno confermati, invece, i licenziamenti per fallimento e/o cessazione definitiva dell'attività, oltre a quelli incentivati, derivanti da adesioni “volontarie” ad accordi collettivi aziendali siglati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
    Vengono finanziate, inoltre, in sintonia con la proroga, altre 12 settimane di CIGO, Assegno Ordinario e CGD, per i padroni che sospendono o riducono l'attività per cause riconducibili alla emergenza da COVID-19. L'erogazione riguarderà i periodi tra il 1 Gennaio e il 31 Marzo per la CIGO, e fino al 30 Giugno per gli altri trattamenti, mentre non è previsto alcun contributo addizionale da parte padronale. Nel frattempo, è andata avanti una bozza della “Riforma degli ammortizzatori sociali”, che ricomprende anche i “lavoratori autonomi”, mentre, in materia fiscale, la discussione sulla Legge di bilancio ha riportato in auge la annosa questione della “patrimoniale”.
    In Italia è sempre stato un tabù, agitato dalla sinistra “più cattiva”, e visto come una iattura da una borghesia nazionale abituata a fare allegramente tutti i propri comodi, più o meno legali e senza “troppi” problemi fiscali. Indipendentemente dal fatto che qualche tassa su parti di patrimonio c'è sempre stata, come ad esempio l'attuale IMU, la tassazione che ha sempre spaventato “gli italiani”, “popolo di risparmiatori”, è quella generale sulla consistenza patrimoniale, nonostante il dato di fatto che i conti correnti bancari, ormai a rendita nulla o addirittura negativa, non si possano certo di per sé considerare “patrimoni”.
    In Italia il patrimonio privato complessivo (finanziario + immobiliare) risulta stimabile in circa 13mila miliardi, praticamente circa 8 volte il PIL annuo. Attualmente i redditi da capitale sono stimati essere gravati da imposte, che complessivamente sono intorno allo 0,1%: 35 miliardi di Euro. Le imposte dirette (reddituali e patrimoniali) e indirette sugli immobili sono, invece, stimati essere intorno al 38% (di cui circa la metà sono patrimoniali): 39 miliardi di Euro. Pertanto, nel merito l'argomentazione degli economisti borghesi più “seri” è che una patrimoniale in Italia per produrre un gettito apprezzabile dovrebbe utilizzare parametri percentuali troppo alti, e perciò, a loro giudizio, “iniqui”: patrimoniale sì allora, ma non in Italia...
    In realtà il dibattito è stato riacceso dalla proposta di un emendamento alla Legge di bilancio, presentato da N. Fratoianni, di LeU, e M. Orfini, del PD, che prevederebbe, insieme alla abolizione di IMU ed imposta su conti correnti e titoli, un prelievo progressivo dello 0,2%, a partire da un patrimonio complessivo di 500mila Euro, tra 1 e 5 milioni dello 0,5%, tra 5 e 50 milioni del 1% e sopra i 50 milioni del 2%. Prevede inoltre il 3% sui patrimoni eccedenti il miliardo di Euro dal 2021 e multe fra il 3 e il 15% per patrimoni all'estero non dichiarati e in grado “di produrre redditi imponibili in Italia”. E' bastato questo per suscitare, significativamente, la levata di scudi del Centro-destra e la decisa presa di distanze da parte del resto del governo!...
    I promotori dell'emendamento si sono dovuti difendere, ricordando, tra l'altro, che perfino diversi miliardari nel mondo hanno sottoscritto l'introduzione di tassazioni patrimoniali per fare fronte alla crisi legata alla pandemia. In effetti, ovunque nel mondo la borghesia più lungimirante si sta rendendo conto che, per perpetuare l'attuale sistema di sfruttamento, sono sempre più necessarie misure “radicali”, che consentano di ripristinare dei margini di sviluppo ai suoi meccanismi più intrinseci, che altrimenti rischiano davvero di incepparsi definitivamente. Per lo stesso debito internazionale, riduzioni e dilazioni negoziate, come quelle richieste nei giorni scorsi dai Paesi di ALBA alla UE, sono diventati indispensabili, rispetto alla sua esigibilità!...
    Il sistema “pubblico” ha ormai un ruolo capitalisticamente insostituibile agli attuali livelli di sviluppo delle forze produttive nel mondo, e su vari piani. Oggi, che “più mercato” non vuole certo più dire “meno Stato”, se mai lo ha voluto dire, i sistemi di tassazione, ed in generale di finanziamento degli Stati, che gli riforniscono le risorse, rivestono una importanza primaria per il sistema, cui le istituzioni sono complementari. Magari anche sovra-nazionali, ma insostituibili. Gli aggiustamenti nelle modalità di tassazione sono immanenti al sistema capitalistico.
    Troppa sedicente sinistra, invece, sta invocando oggi la patrimoniale come proprio obiettivo! Ma la “patrimoniale”, che lo Stato può approvare, non significa miglioramento delle condizioni di vita dei proletari, certamente non di per sé. Nello stesso tempo, è chiaro che, nella misura in cui si tratta di modifiche dei rapporti, economici e di potere, all'interno della borghesia, la questione non tocca i proletari, che, peraltro, ancor meno hanno interesse ad opporvisi. Obiettivo dei proletari non può che essere, invece, quello di difendere ed ampliare le risorse a propria disposizione! Ed è su questo piano che vanno posti gli obiettivi di lotta.
    A partire dalla intransigente difesa della sicurezza e della salute sul lavoro, in questa Europa in cui, fra l'altro, il COVID-19 minaccia un nuovo aumento esponenziale, oltre alla difesa dei livelli salariali necessari, si tratta di ricostruire l'unità dentro e fuori dai posti di lavoro, senza gli sviamenti che il dibattito parlamentare suggerisce, dato il fatto che gli interessi dei proletari come tali non hanno “diritto di cittadinanza” in quelle sedi. Senza la riconquista dell'indipendenza di classe, non sarà possibile spingere verso la necessaria ed internazionale alternativa di classe internazionalista alla barbarie.

    Alternativa di Classe

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