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(28 Maggio 2011) Enzo Apicella
Fincantieri chiude gli stabilimenti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabbia e annuncia 2.500 licenziamenti.

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    (18 Settembre 2021)

    Editoriale del n. 105 di "Alternativa di Classe"

    insorgiamo

    Accompagnato dalle solite schermaglie elettoraliste dei partiti parlamentari, in fibrillazione per le elezioni amministrative del 3 e 4 Ottobre p. v., il Governo Draghi, all'interno del quale si ritrovano tutti, ha ricevuto i primi 25 miliardi di Euro del Recovery Plan, e vorrebbe accelerare sulle tempistiche delle “riforme”, richieste dalla UE e ricomprese nelle mission del PNRR (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 101 a pag. 2).
    L'obiettivo dell'ex banchiere è la presentazione della Legge di bilancio per metà ottobre prossimo, e perciò la Nota di aggiornamento al Documento Economico e Finanziario (NaDEF), di norma prevista entro il 20 Ottobre, è divenuta urgenza del mese in corso. Mentre è molto avanti la discussione sull'estensione dell'obbligo del “Green pass” in campo lavorativo a tutto il pubblico impiego ed a molti servizi, anche privati.
    In merito a questo nuovo e ulteriore strumento di divisione ideologica dei proletari, va detto che rifiutiamo la discriminazione lavorativa in relazione all'uso del “certificato verde”, rispetto al mancato possesso del quale, per i lavoratori della scuola, è già stato addirittura previsto il licenziamento (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 104 a pag. 2). Resta, invece, per noi inderogabile l'obbligo a carico dei padroni pubblici e privati di garantire concretamente, con la prevenzione primaria, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, come in realtà non avviene, visti i numerosi infortuni, le malattie professionali, COVID compreso, e gli stessi “omicidi bianchi”.
    Per i politicanti, in ogni caso, ferve la preparazione al rinnovo dei Consigli istituzionali dei principali Comuni, e cioè Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino e Trieste, di altri sedici (16) capoluoghi di provincia e di altri moltissimi Comuni più piccoli. I già annunciati attacchi ai proletari, come quello al Reddito di cittadinanza, ed il peggioramento della normativa pensionistica, legato alla fine della “Quota 100”, nonché la “riforma” fiscale, sono rinviati a quando l'inganno del voto sarà già stato perpetrato.
    I media, per l'occasione, hanno sospeso ogni notizia sui licenziamenti in corso, ma altre realtà come l'Alfaromeo, la Bluetech, la Mittal, la Whirlpool, e via di questo passo..., si sono aggiunte alla crisi della GKN, rispetto alla quale latita la stessa approvazione del, pur blando e fuorviante, decreto “contro le delocalizzazioni”, annunciato dal Ministro Orlando. L'iniziativa del Collettivo di fabbrica e dei lavoratori GKN, ben lontani da inseguire un annuncio del genere, è continuata e sta, giustamente, continuando con diverse iniziative ed assemblee con altri lavoratori nelle principali città, che sfoceranno nel corteo nazionale di Sabato 18 a Firenze.
    Fedeli alla parola d'ordine “Insorgiamo!”, i lavoratori GKN stanno articolando un'autonoma risposta di lotta ai licenziamenti, muovendosi verso l'allargamento del fronte, senza avere mai “abbassato la guardia”. E' una lotta, aperta ai solidali, che va appoggiata e sostenuta. Rappresenta un esempio di mobilitazione da seguire anche in altre realtà, e con il quale collegarsi! La scadenza del 18 va fatta propria dal numero più alto possibile di lavoratori, e proletari in genere. Una buona riuscita dell'iniziativa darà slancio per proseguire a tutti i lavoratori presenti e, prima di tutto, ai dipendenti della GKN e del relativo indotto.
    Un' altra importante novità è presente nel solitamente scarno panorama delle mobilitazioni classiste, ed è lo sciopero generale, indetto da tutte le principali sigle del sindacalismo di base per l'intera giornata del 11 Ottobre (anticipato dal 18, inizialmente indetto, per la contemporaneità con i ballottaggi per l'elezione dei sindaci).
    Le motivazioni non mancano di certo, e vengono citate analiticamente nel documento di indizione, datato 13 Agosto u. s., e firmato da A.D.L. COBAS, C.I.B. UNICOBAS, C.L.A.P., CONFEDERAZIONE COBAS, COBAS SCUOLA SARDEGNA, C.U.B., FUORI MERCATO, S.G.B., S.I. COBAS, S.I.A.L. COBAS, S.L.A.I. COBAS S.C., U.S.B. ed U.S.I.-C.I.T.; sinteticamente, si tratta di uno sciopero “contro licenziamenti e macelleria sociale” in atto. La logica con cui è stata stilata la piattaforma appare diversa dal solito: non pone l'accento sulle richieste “di bandiera”, ma su quanto unisce, lasciando posto anche a qualche rivendicazione specifica.
    Mentre in diversi territori si registrano ritardi rispetto allo “stato di agitazione permanente”, annunciato per la preparazione del 11 Ottobre, è auspicabile che il corteo di Sabato 18 a Firenze serva anche ad approfondire la volontà di costruire, sui piani locali, percorsi verso lo sciopero generale, affinchè venga superata la logica della ritualità, finora dominante in gran parte del sindacalismo di base, e, per giunta, anche in forma autoreferenziale.
    Lo sciopero questa volta potrà incidere realmente, e specialmente se vi confluirà il più possibile del sindacalismo conflittuale in genere, aldilà della collocazione di sigla, ed in tal senso occorre lavorare. Un primo grosso successo sarebbe la confluenza per tale data delle diverse realtà lavorative alle prese con i licenziamenti collettivi e/o con le crisi, legate alle “cause” più diverse, ma tutte riconducibili ai margini del profitto padronale.
    Va colto anche, nel documento di indizione dello sciopero generale il riferimento al G20, previsto a Roma il 30 e 31 Ottobre, laddove ci si esprime contro “le ipocrite passerelle dei padroni del mondo”. Certamente è giusto non fare mancare la contestazione di tali meeting, che ratificano le decisioni del capitale multinazionale per uno “sviluppo” che vorrebbe rilanciare il saggio medio di profitto. Ma tale scadenza non è oggi centrale rispetto alle necessità dei proletari, che vedono sempre più messe in dubbio le proprie condizioni di lavoro e, più in generale, di vita.
    Le intenzioni del Governo Draghi, malamente dissimulate dai partiti per la vicinanza con la scadenza elettorale, sono di rilanciare, in sintonia col resto della UE, l'attacco ai proletari, attraverso la cancellazione, o, quantomeno, una rivisitazione restrittiva, del Reddito di cittadinanza, l'ennesimo ridimensionamento della previdenza, con la eliminazione della “Quota 100” ed anche possibili tagli alle pensioni, nonché una riscrittura “semplificativa” dell'IRPEF, che elimini o riduca le detrazioni. Tutto ciò, mentre, invece, a favore del padronato, già si parla di una nuova riduzione del cuneo fiscale e di una probabile cancellazione dell'IRAP.
    Mentre il 1° Ottobre dovrebbero già scattare aumenti iperbolici delle bollette, preventivati di oltre il 30% per il gas e, secondo l'autorevole previsione del Ministro della Transizione Ecologica R. Cingolani, di oltre il 40% per l'elettricità, e dei quali occorrerebbe ringraziare la volontà “ecologica” dei Paesi imperialisti, che, con i “mercati del carbonio” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VII n. 84 a pag. 3), fanno ricadere i costi della “green economy” e del “disinquinamento” sulle utenze, per il 31 Ottobre è già prevista la fine di qualsiasi blocco dei licenziamenti collettivi.
    Inoltre, introducendo ulteriori discriminazioni tra i lavoratori, si parla sempre più di istituzione dell'obbligo del “Green pass” in tutti i luoghi di lavoro: si sta cercando così, seguendo la logica del Governo Draghi, di affermare l'inaccettabile principio della prevenzione a carico dei lavoratori!!... Come se, per giunta, non fossero stati i padroni i responsabili dei moltissimi focolai di COVID-19, registratisi proprio sui luoghi di lavoro stessi!
    Ci sono davvero tante motivazioni perché una forte mobilitazione continui ben oltre il mese di Ottobre, e tra queste non va dimenticato anche l'innalzamento dei livelli di repressione contro le lotte, specialmente dopo i decreti-Salvini, e finanche con gli assassinii e gli interventi di squadre private di picchiatori! Il fatto che ricorrano a strumenti del genere dimostra che non ce la fanno a contrastare diversamente un impegno conseguente.
    Le lotte, allora, vanno continuate, approfondite ed allargate, senza porsi confini a priori, nemmeno quelli nazionali, e sia sul piano territoriale, che su quello categoriale, rifiutando le artificiali divisioni di età, di genere, di etnia, ecc., che padronato e governo intendono utilizzare; è l'unico modo per ricominciare ad ottenere dei risultati, verificando così, ancora una volta, che LA LOTTA PAGA.

    Alternativa di Classe

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