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(16 Ottobre 2011) Enzo Apicella
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Congresso regionale del prc della Puglia

Documento di minoranza

(21 Ottobre 2002)

Per un Progetto comunista alternativo ai Poli borghesi di centrosinistra e di centrodestra in Puglia.

Considerazioni iniziali.

Questo primo congresso regionale del nostro Partito ci da la possibilità storica di vagliare e discutere in un'assise congressuale i vari orientamenti di fondo e le varie proposte politiche strategicamente necessarie per il rilancio regionale del PRC.

La linea politica uscita dall'ultimo Congresso nazionale che apparentemente imprime una svolta " a sinistra", non fa altro che riproporre il vecchio caposaldo della prospettiva della sinistra di alternativa per la costruzione della sinistra plurale, quale nuovo e non tanto originale approccio, alla burocrazia DS e ad un Ulivo rinnovato, per " l'alternativa di governo" su scala nazionale. Nei fatti si continua a riproporre una linea politica del tutto fallimentare, per l'impossibilità di "contaminazione" da sinistra dell'apparato liberale DS, alleato strategico del centro borghese.

Il modello della "sinistra plurale", rispecchia quello, fino a ieri l'altro ritenuto da Bertinotti un modello per le sinistre europee, quello francese, il cui governo, fino a quando non è stato spazzato via dalla delusione popolare, è stato campione di flessibilità e privatizzazioni, con frequenti partecipazioni alle guerre "umanitarie" della Nato.

Questa politica "governista", che ha come suo asse strategico la ricomposizione nazionale con un Ulivo, reso più presentabile dalla presenza di qualche "leader" no-global e di "girotondisti" alla Nanni Moretti e Pancho Pardi, viene messa in pratica nella maggior parte dei governi cittadini e provinciali, dove siamo spesso complici delle politiche liberiste delle Giunte di Centrosinistra.

L'alternativa evidente alla linea di collaborazione di classe che il nostro Partito sviluppa spesso localmente e a livello nazionale (non bisogna dimenticare l'appoggio dato al governo Prodi per due anni, nonostante la politica di "lacrime e sangue" che ha permesso l'entrata dell'Italia nell'area dell'euro, con tutte le conseguenze negative che i ceti subalterni subiscono tuttora), c'è e si chiama autonomia per un Polo di classe, fortemente radicato nella società, fortemente alternativo ai due Poli di alternanza borghesi, Ulivo e Cdl.

In Francia, i partiti rivoluzionari, di orientamento troskista, ottengono un grande successo elettorale alle presidenziali, proprio in concomitanza con il crollo della "sinistra plurale" di Jospin e Hue, artefice della disillusione delle masse popolari e del rafforzamento anche della destra fascista di Le Pen, basando il proprio agire politico su di un programma transitorio di scardinamento del sistema capitalista, partendo dalla critica a Maastricht ed alle politiche di rigore conseguenti che affossano il Welfare State e che circondano l'Europa con una "cortina di ferro" anti-immigrati.

La prospettiva di sviluppo autonomo ed alternativa all'Ulivo liberale ed alla CDL reazionaria anche in Puglia, si deve coniugare con una vasta piattaforma regionale per una mobilitazione costante contro la guerra "permanente", per la cacciata del Governo Fitto, per la difesa della sanità pubblica e dell'Acquedotto pugliese, nonché per dar vita ad una vertenza generale unificante del mondo del lavoro.

La Puglia tra ristrutturazioni aziendali e lavoro precario.

La nostra Regione ha vissuto negli ultimi anni una pesante ristrutturazione industriale e rovinose privatizzazioni, il cui risultato è stato la distruzione di settori strategici per la nostra economia e la delocalizzazione in nuovi poli industriali.

Infatti "la caduta del muro" e la trasformazione dei Paesi dell'Est, a socialismo deformato, in Paesi capitalisti dipendenti, ha dato il là alla colonizzazione economica di queste terre, anche dei padroni nostrani, specie del tessile e del calzaturiero, trasferitisi senza esitazioni dove il bassissimo costo del lavoro rende possibile estrarre una maggiore quantità di surplus economico oltre a garantire loro nuovi mercati di intervento.

Queste delocalizzazioni o veri e propri trasferimenti produttivi hanno conseguentemente ingrossato le fila "dell'esercito industriale di riserva" e sviluppato l'equazione capitalista : aumento della disoccupazione = riduzione del costo del lavoro; dunque enti locali, confederazioni sindacali e governi nazionali (Prodi e D'Alema) hanno puntato sul far rinascere "l'appetibilità" capitalista nei confronti dei nostri insediamenti industriali, con l'intento di creare anche da noi delle "zone franche", dove poter derogare dai contratti nazionali, attraverso la riproposizione di vere e proprie gabbie salariali (Contratto d'area di Manfredonia, contratti di emersione e di riallineamento), travasare ulteriori fondi pubblici nelle tasche degli imprenditori (Patti territoriali, bonus fiscali, ecc.).

Il dato assai negativo dal punto di vista politico è che molto spesso queste misure economiche siano state appoggiate o "subite" dalle nostre strutture locali di Partito, compromesse, in molti casi, nei governi cittadini.

Un esempio molto chiaro di come queste "zone franche" siano utili esclusivamente ad aumentare i profitti padronali è dato dal Contatto d'area di Manfredonia, ove il prezzo del lavoro è concorrenziale a quello di alcuni Paesi dell'Est (Bulgaria e Romania), tanto che numerosi industriali, specie del Nord-Est, hanno ritenuto di impiantare degli stabilimenti in quest'area, garantiti dalla riduzione di molti elementari diritti dei lavoratori.

La gran parte di nuovi posti di lavoro creati nella nostra Regione, sono dunque precari ed il ricorso al lavoro interinale, quando aumentano i picchi produttivi, si fa sempre più frequente.

Questa situazione di vasta frammentazione sociale e di precarietà consolidata vede svilupparsi nuovamente il fenomeno dell'immigrazione di lavoratori pugliesi, anche di alta scolarizzazione, sdradicati dalle loro famiglie e dalle loro abitudini sociali, verso le Regioni del Nord Italia. I dati dell'ultimo censimento in Puglia sono molto chiari, con cali vistosi dei residenti nella nostra Regione in direzione dell'emigrazione.

Va fatto uno sforzo di iniziativa politica che dovrà portare il nostro Partito a rompere con le Giunte che assecondano gli interessi padronali e che non si pongano in rottura concreta con i diktat dei governi nazionali, del Patto di stabilità, del Trattato di Schengen e di tutte quelle misure economiche antisociali.

Sulla questione LSU, bisogna porsi in controtendenza rispetto alle ricette liberiste, proponendo la loro assunzione diretta, senza part-time ed altre precarietà, presso gli Enti locali che li hanno utilizzati, senza proroghe e cooperative sociali.

Per ciò che riguarda la crisi del siderurgico tarantino, che potrebbe sembrare provocata dallo zelo di un sindaco e la protervia di alcuni magistrati, ha come protagonista il "padron" Riva, che come tutti i capitalisti, si muove su delle basi reali che sono fatti di costi, perdite, competitività al livello internazionale, produzioni e conseguente collocazione sui mercati, quindi in realtà il siderurgico tarantino sta vivendo una crisi dovuta ai classici problemi che hanno sempre afflitto il modo di produzione capitalistico. I problemi della produzione d'acciaio nascono nel momento in cui Bush decide di imporre dei dazi doganali all'importazione di acciaio, non che Riva fosse il primo importatore di acciaio negli U.S.A, ma questi dazi hanno costretto altri importatori, fra cui Germania e Giappone, a cercare nuovi mercati aumentando, in questo modo, la competizione al livello internazionale e precipitando di fatto il mercato dell'acciaio dell'Europa in una crisi di sovrapproduzione.

In questo momento non sappiamo esattamente se Riva ha intenzione di dismettere gli impianti o semplicemente di congelarli finché la crisi, che ovviamente si presenta con aspetti congiunturali in questa fase, non sarà superata ( gli analisti prevedono per la metà del 2003, ma di certo a pagarne le conseguenze sono e saranno sempre i lavoratori).

Le prospettive per il PRC sul caso ILVA, al momento, non sono rosee; infatti manchiamo di un totale radicamento nella fabbrica e i pochi operai vicini al partito non sono organizzati e coordinati, non si è costruito nessun lavoro in questi anni che potesse darci dei frutti. E' chiaro che questa carenza non deve farci desistere dall'iniziare un lavoro capillare ed organizzato che tenti di sottrarre la naturale mobilitazione delle masse all'influenza della destra, così come della burocrazia DS, che cercano di scambiare a Bruxelles ciò che stiamo perdendo attraverso la produzione di acciaio, con ciò che potremmo guadagnare attraverso i prosciutti di Parma (infatti pare che una delle soluzioni sia l'aumento del prezzo del prosciutto importato negli Stati Uniti).

Per il problema occupazione, proponiamo una vertenza unificante del mondo del lavoro, che vada dal livello nazionale a quello locale, con la creazione di una piattaforma di lotta che riguardi, lavoratori, precari, disoccupati, per l'eliminazione dei contratti di flessibilità e la loro sostituzione con contratti stabili, per il taglio di tutti i finanziamenti diretti ed indiretti alle imprese (contratti d'area, di emersione e di riallineamento, patti territoriali), per lo spostamento di queste risorse in direzione di un vero salario garantito per i disoccupati ed i giovani in cerca di prima occupazione (l'80% del salario minimo intercategoriale o di quello già percepito), come arma di resistenza al ricatto occupazionale da ipersfruttamento, la salvaguardia dell'art. 18 e la sua estensione, lavorando attivamente per la riuscita dello sciopero generale di 8 ore di ottobre anche in Puglia (ottime le cifre dell'adesione allo sciopero generale del 16 aprile e alla grande manifestazione regionale della CGIL), non rimuovendo però la critica profonda alla concertazione, che ha visto tra i protagonisti passati lo stesso Cofferati, e non dimenticando il progetto strategico moderato dell'asse Prodi-Cofferati per l'alternativa a Berlusconi.

Per la cacciata del governatore Fitto. Contro la privatizzazione dell'acqua e della sanità.

Questione dirimente per il PRC pugliese è la battaglia per la salvaguerdia del carattere pubblico dell'Acquedotto pugliese, la cui privatizzazione voluta dal governatore Fitto sarebbe un ulteriore regalo alle multinazionali, pronte a far pagare molto "salato" l'accesso all'acqua delle nostre popolazioni.

Va dunque proposta una linea di controtendenza anche rispetto ad alcuni ammiccamenti del Centrosinistra pugliese, che veda il nostro Partito, proporre ovunque dibattiti cittadini e mobilitazioni su tutto il territorio regionale, perché l'Acquedotto pugliese rimanga interamente pubblico, senza cedimenti sul terreno della cessione ai privati anche di una piccola quantità di azioni.

Ovviamente la lotta per il libero accesso all'acqua e contro la sua privatizzazione va di pari passo con la riduzione delle tariffe, l'ammodernamento della rete di distribuzione e con una migliore gestione delle falde sotterranee.

Dura e profonda è in atto l'offensiva del governo Fitto-Palese contro la sanità pubblica, attraverso un Piano di Riordino ospedaliero che taglia interi reparti ed azzera numerosi posti letti; rischia la chiusura l'ospedale di Bitonto, la cui fondazione risale al 1333, vengono pesantemente ridimensionati gli ospedali di Terlizzi, Trani, Bisceglie, Maglie, Triggiano, mentre perdono lo status di Aziende Ospedaliere Il SS. Annunziata di Taranto, il Giovanni XXIII di Bari ed il Vito Fazi di Lecce (Il taglio complessivo sarebbe di 2.200 posti letto).

L'idea del governatore della Puglia, del tutto simile a quella che ha animato gli altri governatori delle altre regioni italiane, anche di Centrosinistra, è quella di attuare un pesante ridimensionamento delle strutture sanitarie pubbliche, con servizi ridotti e poco funzionali e potenziare, attraverso varie e laute convenzioni, gli amici privati. Quindi sanità di serie A e sanità di serie B e l'introduzione di ticket, dietro l'alibi di una razionalizzazione che mercifica anche il diritto imprescindibile alla salute e che penalizza anche i lavoratori del settore per l'introduzione della mobilità del personale.

La fortissima contestazione popolare subita da Fitto, nel suo tour in quelle città più pesantemente penalizzate dal Piano di Riordino Ospedaliero, ha mostrato un buon protagonismo del nostro Partito e la fierezza e la rabbia della gente pugliese, che colpita nei suoi diritti primari, dice no !

Per tutte queste ragioni riteniamo necessario che il PRC pugliese avanzi la parola d'ordine della cacciata del governo Fitto e per un'alternativa di governo dei lavoratori, denunci in ogni occasione la sua politica antipopolare e prepari una grande manifestazione regionale a Bari contro il governo di Via Capruzzi, con una piattaforma rivendicatica di classe, aperta a tutti i movimenti sociali ed antagonisti, comitati di quartiere e sindacati, che disveli inoltre la complicità liberale del centrosinistra pugliese.

Movimento antiglobalizzazione e ruolo dei comunisti pugliesi.

Il PRC pugliese deve porsi l'obiettivo, fino ad oggi disatteso, di recitare una parte da protagonista nello sviluppo del movimento antiglobalizzazione che sotto varie forme è presente nella nostra Regione, abbandonando atteggiamenti di subordinazione o di passività, ma cimentandosi in un ruolo attivo e caratterizzante che connoti l'azione dei comunisti nei movimenti, senza intenti di "controllo burocratico dall'alto" o di emarginazione settaria, sicuramente deleteri.

Certamente importante è il fermento conflittuale che pervade queste nuove generazioni che si affacciano alla politica con vivo interesse e disponibilità alla lotta, apportando una forte novità ed un "disgelo", necessario per l'alternativa anticapitalista e socialista.

Questa radicalità giovanile va aiutata ad esprimersi appieno, affrontando temi "portanti" del lavoro dei comunisti nel movimento antiglobalizzazione, che non deve limitarsi allo scadenzismo delle grandi manifestazioni (G8 a Genova, anniversario della morte di Carlo Giuliani, contro la guerra a Roma, Social Forum europeo a Firenze, inaugurazione della Fiera del Levante), ma diventare parte attiva anche nelle problematiche locali, frutto delle politiche liberiste del capitalismo nostrano e non.

In questo senso va potenziato il rapporto con quelle realtà fortemente combattive ed antagoniste, quali il Comitato Euskadi di Bari, che si distingue nel sostegno alla lotta per l'autodeterminazione del popolo basco, la Confederazione Cobas (specie i compagni tarantini), gravemente sotto il tiro della repressione poliziesca, il C.S.O. "Coppola rossa" di Adelfia, al centro delle cronache regionali per lo sfratto ordinato dalla Giunta di destra, il Forum Palestina, l'Associazione C. Marx di Gravina, ecc., con l'intenzione di creare appunto un vasto "fronte unico anticapitalista", che si batta contro la guerra imperialista, che arricchisce il capitale ed opprime i popoli, contro la flessibilità del lavoro e per una vertenza unificante del mondo del lavoro che metta assieme lavoratori, precari, disoccupati che lottino per l'eliminazione dei contratti flessibili e per la loro trasformazione in contratti stabili, contro gli organismi geneticamente modificati delle multinazionali, contro la Legge razzista di Bossi e Fini, per pieni diritti di cittadinanza per gli immigrati, con la chiusura dei campi " di concentramento" voluti dai precedenti governi di centrosinistra, in ossequio al Trattato di Schengen.

Lotta contro la guerra imperialista.

E' imminente sullo scenario mondiale l'affacciarsi di un nuovo conflitto dell'imperialismo anglo-americano, appoggiato da altri governi guerrafondai, contro il popolo dell'Irak, che rientra nella strategia più vasta di appropriazione delle risorse energetiche, di conquista di nuovi mercati, di rilancio delle spese militari come argine contro la recessione, cominciata con la prima guerra del Golfo, proseguita con gli interventi militari in Jugoslavia e Afghanistan e con la lotta contro i movimenti di liberazione nazionale ( palestinese e basco ).

Riteniamo importante denunciare l'imperialismo capitalista anglo-americano e le sue barbarie, il ruolo complice dell'Onu, della Russia (che vuole mano libera contro i ceceni) e dell'UE, i cui governi hanno un ruolo imperialista con sbocchi, per adesso più ridotti degli USA e riaffermare la necessità della lotta contro la guerra, attraverso una forte mobilitazione contro le menzogne dei guerrafondai mass-media borghesi.

Importante sarà dare luogo a manifestazioni locali contro la guerra e l'adesione quanto più massiccia dei comunisti pugliesi alla manifestazione nazionale del Partito contro la guerra che si terrà in novembre a Roma.

Il Partito e la democrazia interna.

Col maturare della crisi capitalista, e l'affacciarsi della barbarie con la quale si tenta di superarla, diventa d'impellente necessità l'impegno soggettivo di tutte le avanguardie che credono ( e in questo sono suffragati dall'esperienza storica ) che solo con l'organizzazione di un partito comunista rivoluzionario sia possibile l'assalto al cielo. Diceva Lenin ''senza teoria rivoluzionaria non vi è rivoluzione '' altresì senza organizzazione non si potrà applicare nessuna teoria.

La borghesia dispone di molti mezzi, economici, politici, militari, di produzione ideologica (cultura, etica, religione, etc.), il proletariato ha una sola forza: la sua organizzazione. Necessaria è dunque un'organizzazione partitica regionale duttile, agile, capace di leggere la fase e i mutamenti del tempo in cui opera senza perdere di vista gli obiettivi principali, di questo avremmo bisogno.

Oggi una nuova generazione si affaccia alla lotta. Questo vento, che spira a livello mondiale, soffia anche in Italia e persino in terra di Puglia. Ma le centinaia di giovani che si avvicinano al nostro partito spesso non trovano un'organizzazione capace di accoglierli, di interpretare le loro necessità, di leggere le loro capacità e quindi di collocarli, attraverso un percorso formativo, nel luogo giusto al momento giusto. Spesso sono respinti da una pratica di un '' personale politico '' che porta sulle spalle e nella propria testa il peso delle sconfitte storiche; legato ad un modo di fare politica che ha logorato il vecchio PCI, ponendo al centro del proprio agire le istituzioni, la real politique, le elezioni. Le stesse indicazioni del documento di maggioranza, licenziato all'ultimo congresso, stentano a venire interpretate nel migliore dei modi a livello locale.

Ci chiediamo: dov'è l'apertura, l'innovazione, la tanto sbandierata svolta a sinistra? è forse nelle parole di un rappresentante del circolo che durante un'assemblea con forze politiche, sindacali ed organizzazioni varie per decidere il da farsi riguardo l'arresto dei compagni del COBAS di Taranto definisce le loro attività come ''goliardiche''?, "mentre noi che siamo professionisti della politica non incappiamo nelle maglie della giustizia". E' ovvio che i presenti del PRC hanno sentito l'esigenza di prendere le dovute distanze da queste posizioni, ma quell'uomo rappresentava il partito. Con questo personale politico non ci meravigliamo se si chiudono sezioni, si perdono centinaia di iscritti, consensi, credibilità. Nostro auspicio è che si ponga definitivamente fine a modi di operare spesso miopi e sospettosi verso tutto ciò che non si adegua alla prassi e alla teoria di chi dirige localmente il partito, che non viene mai assalito dal minimo dubbio, nonostante il PRC arranchi continuamente senza spiccare mai il volo; che la democrazia sia alla base dei rapporti tra le varie posizioni interne, senza insulti, aggressioni verbali e provocazioni di ogni sorta ( in un circolo di Taranto si cambia il lucchetto della sezione con atteggiamenti del tipo '' il pallone è mio e se non gioco io non gioca nessuno!''). Ma l'organizzazione di un partito comunista non è di tipo gerarchico militare, in cui vi sono le truppe senza testa che devono solo obbedire agli ordini dei generali.

Rifondazione comunista è e dovrebbe, come diceva Gramsci, simile ad un'orchestra in cui vi è il direttore che dirige la musica, ma soprattutto, vi sono i musicisti che sanno cosa e come suonare e capiscono quando un ordine è sbagliato.

La Rifondazione comunista, non ancora attuata, deve passare attraverso percorsi che la stessa fase ci indicherà, sempre attraverso l'impegno soggettivo di tutte le avanguardie, ma senza dubbio porrà le proprie basi nelle teste, nelle mani e nella pancia di quelle centinaia di migliaia di giovani che si affacciano sulla nuova scena storica e che non sono colpite dagli errori e dalle sconfitte subite, che non vivono nell'autofobia bertinottiana del ''non è un comunista che dice queste cose '', e che esprimono una nuova voglia di partecipazione democratica alla costruzione del proprio futuro.

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