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Alcune riflessioni sul futuro della sinistra comunista in Italia

(9 Febbraio 2007)

Cari compagni,
alle prese con le azioni quotidiane di governo, è praticamente sparita dentro e fuori le organizzazioni che ancora si definiscono "comuniste" ogni riflessione e discussione sul tema di una alternativa socialista di società, su come costruirla in tempi politici necessari, sul ruolo e sull'azione dei comunisti. In breve sull'attualità del comunismo. E laddove questo talora avviene essa risulta separata dall' agire concreto tant'è che alle affermazioni teorica quasi sempre corrispondono azioni che vanno nella direzione ininfluente se non opposta.
Poichè sento profondamente l'esigenza di una ampia discussione a riguardo e temendo che il silenzio comporti la definitivamente liquidazione della identità e della presenza comunista in Italia- cosa che considero una iattura e di grande responsabilità per chi la promuove o solo lo accetta come dato inevitabile, mi sono permesso di buttar giù alcune considerazioni, poca cosa, sicuramente parziale ed inadeguata, probabilmente non tutta condivisibile nella speranza che vengano raccolte come pretesto per aprire, se possibile, un dibattito il più largo possibile ed anche il più concreto e "operativo" possibile

Questi dieci mesi di governo Prodi hanno certificato il fallimento della cosiddetta “sinistra radicale”.

Partita dall’idea – teoricamente giusta ma utopica – di far svolgere al governo Prodi un’azione riformatrice ( nel senso di migliorare le condizioni di vita di chi sta peggio, di eliminare i privilegi da un lato e le discriminazioni dall’altro), la cosiddetta “sinistra radicale” si trova nei fatti a sostenere una politica moderatamente riformista che è esattamente l’opposto.

Per la cosiddetta “sinistra radicale”il massimo degli obiettivi perseguibili è la “riduzione del danno”. Un obiettivo che già le costa fatica e che è pieno di cedimenti. Cedimenti già riscontrati con la finanziaria e più ancora sui diritti e sulla politica estera e della difesa .Le recenti decisioni del vertice dell’Unione su queste ultime materie ne sono inequivocabile testimonianza. Altrettanto vale per il recente D.L. sulle unioni di fatto.

Per nascondere la “resa” già programmata nel Prc da Bertinotti fin dal 2004, la stampa e gli esponenti della cosiddetta “sinistra radicale” si cimentano in vuoti proclami, in denuncie di complotti clerico-americani - peraltro scoprendo l’acqua calda - in palesi strumentalizzazioni di autentici sentimenti popolari.

Quello della cosiddetta “sinistra radicale” è un atteggiamento irresponsabile, e miope ma che non ha alternative: o accetta di continuare il ruolo subalterno che ha scelto in questi dieci mesi o sarà allontanata dal governo ( e dal potere). Tanto, loro, i riformisti, hanno già bella e pronta l’alternativa di centro che prima o poi, con buona pace di tutti, si realizzerà. Il partito democratico (neo-democristiano) e lo sganciamento dalla Cdl dell’UDC di Casini dall’altro, sono propedeutici a questo disegno.

Quel che non è certo sono i tempi di realizzazione: se l’alternativa centrista si realizzerà con un ribaltone simile a quello attuato da D’Alema nel ’98 o attraverso le elezioni con un sistema elettorale funzionale allo scopo.

Il “cul de sac” in cui si trova la cosiddetta “sinistra radicale” nasce da un duplice originario errore:aver considerato il programma sottoscritto come punto di partenza della auspicata azione riformatrice e quindi l’essersi “accontentati” nella sua stesura di una mediazione al minimo fondata sull’ambiguità ; e considerare il governo Prodi come lo strumento unico e obbligato per realizzare i cambiamenti voluti e promessi.

Nel primo caso è stato già ampiamente dimostrato che non solo non si sta andando avanti nella realizzazione del programma concordato ma che si stanno facendo passi giganti all’indietro giungendo a mediazioni ancor più arretrate rispetto a quelle già miserevoli raggiunte in sede programmatica.

Nel secondo caso, se si parte dal presupposto che dopo Prodi “c’è il diluvio” è del tutto inevitabile che ci si predisponga a cedere su tutti i fronti.

D’altra parte questo è già avvenuto per il Pdci a partire dall’ottobre del ’98 : un percorso che oggi ha avviato anche Rifondazione comunista anche se Bertinotti ha cercato e sta cercando di dargli una qualche dignità attraverso una sorta di revisionismo ideologico e politico. La “nonviolenza”, la fine della “lotta di classe”, l’inesistenza delle classi stesse sono alcuni pilastri di questa revisione. La Sinistra Europea ne è l’approdo politico-organizzativo.

Se compito dei comunisti è quello di” lottare per la trasformazione dell’attuale società e dello stato di cose presente”, allora va decisamente respinta la politica della cosiddetta “sinistra radicale” che non diversamente dai riformisti ( termine indifferentemente usato sia a destra che a sinistra) si basa sull’alternanza di governo del sistema capitalistico. Va ricercata , invece, con tutti i mezzi possibili un’alternativa comunista al sistema composta da idee guida e da una organizzazione che le faccia camminare.

Il fatto che in questo momento non ci siano forze organizzate anche presenti a livello istituzionale che facciano da riferimento per questo progetto non può in via assoluta giustificare quanti ( e mi riferisco sia alle minoranze del PRC che al PDCI ), pur definendosi comunisti scelgono la battaglia di retroguardia tanto inconcludente quanto alla fine meramente opportunistica.

La battaglia per la ricostituzione di una presenza comunista efficace, in prospettiva di massa, non può essere soltanto teorica ma anche pratica e l’impegno deve essere immediato e a viso aperto.

Sul piano teorico – alla luce delle esperienze e dei cambiamenti intervenuti nel mondo – vanno definite i contorni di una società socialista non utopistica che possa rappresentare una credibile alternativa alla società capitalistica e su questo aprire un grande dibattito culturale ma anche militante che coinvolga l’intera diaspora comunista.

Accompagnare questo dibattito con l’iniziativa sulle “cose” che vanno dalla difesa dei diritti e delle conquiste dei lavoratori ( senza discriminazioni di sorta) nei posti di lavoro, del salario e dello stato sociale , ai diritti individuali e collettivi di cittadinanza, alla sovranità nazionale, al diritto alla pace, alla partecipazione come strumento di governo della società. Ma per condurre queste battaglie occorre coerenza. Per un comunista sostenere il governo Prodi non è atto di coerenza: anzi è un inganno e soprattutto è un ostacolo all’alternativa.

L’idea di società socialista, partendo dalla realtà attuale deve , a mio giudizio, poggiare su alcuni elementi caratterizzanti:

ritorno all’economia mista e alla programmazione entro i quali si deve sviluppare il mercato regolato. Proprietà e gestione pubblica dei beni comuni essenziali.

Revisione dei trattati militari internazionali, della presenza militare straniera in Italia e della presenza di truppe italiane in conflitti esterni, dei rapporti con gli Usa. Chiusura dei depositi di armi atomiche presenti nel paese . Embargo di armi ai paesi coinvolti in conflitti.

Abrogazione di tutte le leggi nazionali e locali lesive della laicità dello stato e comportanti oneri permanenti diretti ed indiretti a carico dello stesso a favore delle strutture religiose. Revisione del concordato e di ogni altro patto con la Chiesa cattolica di privilegio rispetto al trattamento riservato ad ogni altra espressione religiosa.

Revisione del sistema dell’ informazione sia radiotelevisiva che cartacea ed in futuro telematica che va sottratta ai poteri economici e finanziari e gestita e/o controllata dagli operatori ed utenti con adeguate forme partecipative.

No al bipolarismo. Riforma elettorale basata sul sistema proporzionale ad ogni livello. Assunzione della partecipazione e interlocuzione con i movimenti come metodo di governo della cosa pubblica a partire dalle istituzioni di base.

Estensione delle tutele previste dallo Statuto dei diritti dei lavoratori a tutti i settori di lavoro pubblici e privati comunque regolati senza limitazione alcuna e rendere obbligatoria la rappresentanza sindacale senza discriminazione altra.

Riconoscere come fondamentali e quindi prioritari e possibilmente gratuiti i diritti alla salute, alla casa, all’istruzione e attuazione di quanto previsto dall’art. 2 e 3 della costituzione.

Costruire alleanze – senza politiche di scambio – tra lavoratori dipendenti, autonomi e ceto medio produttivo in base al principio che lo sviluppo sostenibile che difenda l’ambiente è prima di tutto un diritto della persona e non semplicemente la conseguenza della crescita del Pil

Condividere questi elementi comporta ovviamente l’avvio di una lunga stagione di impegno e di lotta che è incompatibile con l’appoggio “ a prescindere” al governo Prodi.

Se è vero che oggi non è pronta a sinistra un’alternativa a Prodi, di sicuro è che la sua caduta da sinistra come è avvenuto nel ’98 sarebbe la cosa migliore e aprirebbe un percorso che altrimenti risulterebbe chiuso e comunque passibile di deviazione.

Lucio Costa

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