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(31 Luglio 2013) Enzo Apicella

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(No basi, no guerre)

17 febbraio 2006. Riflessioni sulla manifestazione contro l’insediamento di un’altra base USA a Vicenza.

(22 Febbraio 2007)

La questione relativa alla costruzione di una nuova base Statunitense nel pieno della città di Vicenza, con l’occupazione dell’area dell’attuale aeroporto civile “Dal Molin”, non si configura nelle problematiche di tipo urbanistico o meramente ecologiste, ma deve essere intesa come una questione che implica il concetto di sovranità nazionale, la tutela del nostro patrimonio e del nostro agire politico in perfetta autonomia da altri paesi, e che prevede il rifiuto della guerra, esternato in tante occasioni da tanta parte dei cittadini Italiani, in tutte le sue accezioni, “umanitarie” o di “scontro di civiltà”, e dei tanti interessi che la sottendono.
Analizzando la toponomastica della città e delle zone adiacenti, si nota immediatamente che se il progetto di nuova base militare andasse in porto si verrebbe a determinare la seguente situazione: a Vicenza est è situata la base di “Camp Ederle”, al lato opposto verrebbe insediata la nuova base “Camp Dal Molin”, almeno il doppio della prima, in mezzo alla città sta per essere approntata la nuova Gendarmeria Europea e una sede per l’addestramento alla sicurezza delle forze di polizia dei paesi del terzo mondo, con particolare attenzione all’Africa. Tutto intorno alla città una cerchia di depositi sotterranei per materiale bellico logistico, pensiamo alle cave di Costozza, per non parlare di depositi per armamenti nucleari, come quello di Longare. Su questo, la giurisdizione Italiana viene a decadere o è altamente limitata, e perciò Vicenza diverrebbe l’equivalente in Italia di una Guantanamo nell’isola di Cuba!

Ora, proprio perché questi problemi sono di valenza nazionale, internazionale e non solamente localistici, come con protervia si vuol insistere a definirli, una organizzazione di Bologna, “Disarmiamoli”, per la costruzione di una rete nazionale contro le basi di guerra e contro la militarizzazione della società, aveva indetto per il 10 febbraio un convegno, una assemblea di discussione in preparazione alla manifestazione.
Per la partecipazione e la qualità degli interventi, questo convegno deve essere ritenuto come un passaggio significativo per la continuità e lo sviluppo dei movimenti contro la guerra e la militarizzazione.
I contributi che sono venuti dai comitati contro le basi di Vicenza, Sigonella, Camp Darby, Aviano, Bagnoli, Pisignano, le analisi avanzate da esperti e personalità come Manlio Dinucci, Giulietto Chiesa, Angelo Baracca, l’economista prof.Gattei, gli interventi di associazioni e realtà politiche provenienti da molte regioni, hanno rappresentato una ricchezza ed una articolazione molto importanti.

Essenziale per la comprensione della accesa volontà da parte degli Stati Uniti di costruire questa nuova base a Vicenza resta l’analisi del giornalista Manlio Dinucci sviluppata all’assemblea.

Il nuovo ruolo delle basi Statunitensi in Italia

Le forze Statunitensi sono in una fase di ridislocazione dall’Europa settentrionale e centrale a quella orientale e meridionale, e quindi le basi USA e NATO in Italia sono in uno stadio di ristrutturazione e potenziamento per la loro funzione di trampolino di “proiezione di potenza” dell’impero Statunitense verso l’Africa e il Medio Oriente.
Il rapporto ufficiale del Pentagono “Base Structure Report “ del 2003 descrive nei dettagli le dimensioni della presenza militare Statunitense nel nostro Paese: l’esercito degli Stati Uniti possiede in Italia oltre 2.000 edifici su una superficie di più di un milione di metri quadrati e ha in affitto circa 1.100 edifici, con una superficie di 780 mila metri quadrati. Il personale si aggira sulle 20.000 unità, fra 16.000 militari e 4.000 civili.

L’aeronautica USA ha base soprattutto ad Aviano, Pordenone, Friuli-Venezia Giulia. In questa base sono depositati ordigni nucleari di tipo convenzionale, e il nostro governo dovrebbe imporre il loro smantellamento, ma non lo fa e non ci sono positive prospettive a riguardo, e vi sono schierate la 31.esima Fighter Wing e la 16.esima Air Force, con in dotazione i caccia F-16 e F-15. Da Aviano vengono pianificate e condotte operazioni di combattimento aereo anche in Medio Oriente.

La marina USA ha trasferito il suo quartier generale in Europa da Londra a Napoli, con area di responsabilità che comprende i tre continenti Europa, Asia ed Africa, il Mar Nero e il Mar d’Azov, su cui si affaccia la Russia. La marina Statunitense ha una base aeronavale a Sigonella, e una alla Maddalena, base di appoggio per i sottomarini di attacco nucleare. All’inizio della Seconda Guerra del Golfo, i sottomarini USA della base della Maddalena hanno attaccato dal Mediterraneo i vari obiettivi Iracheni con missili da crociera.
A Taranto esiste il quartier generale della High Readiness Force Marittime, una forza marittima di rapido spiegamento inserita nella catena di comando del Pentagono. Sempre a Taranto è presente un centro di comando e di intelligence del Pentagono, un centro della marina USA per la “inter-operabilità dei sistemi tattici”, nodo dei sistemi di comando, controllo, comunicazioni, e spionaggio.

Dopo Vicenza, Sigonella: si rischia di aprire anche il fronte siciliano! Il 24 gennaio 2007 si apprende la notizia che, dopo la base di Vicenza tocca a quella di Sigonella. Perché attorno alla base USA in Sicilia presto saranno costruite 1.300 villette (per un volume di 670 mila metri cubi di
cemento), per far posto a 6.800 nuovi militari a stelle e strisce. Molti di più, insomma, che alla base “Camp Dal Molin”di Vicenza dove i nuovi arrivi dovrebbero essere circa 3 mila.
Dal canto suo, il sindaco di Lentini, Comune che decide su Sigonella, Alfio Mangiameli, spiega che le 1.300 villette nuove che verranno costruite serviranno ad ospitare i familiari dei militari USA.
Alla domanda: “arriveranno altri soldati?”, il sindaco risponde: “Non mi sono arrivate notizie”.
Siamo di fronte a “un'escalation” per quel che riguarda cemento, uomini e armi. E il movimento pacifista lancia una campagna di dissenso che già si lega con la opposizione di Vicenza.

L’esercito USA ha proprie basi in Toscana e in Veneto. A Camp Darby, presso Livorno, vi è la base logistica di rifornimenti per le forze terrestri e aeree impegnate nelle zone del Mediterraneo, e del Medio Oriente.
A Vicenza, alla Caserma Ederle è stanziata la 173.esima Brigata aviotrasportata, che nel marzo 2003 è stata lanciata per prima sul Kurdistan Iracheno
Tutte queste forze e basi Statunitensi, pur essendo in territorio italiano, sono inserite nella catena di comando del Pentagono e quindi sottratte a qualsiasi meccanismo decisionale Italiano. Da mezzo secolo siamo un Paese a sovranità limitata

E a Palermo arriva un’altra base USA. Navale.
Manlio Dinucci ci comunica che, proprio mentre il governo Prodi annunciava il nullaosta al raddoppio della base USA di Vicenza ed esplodeva la protesta contro tale decisione, tacitamente è arrivata in Italia un’altra “base” statunitense: l’ESG, il Bataan expeditionary strike group, un gruppo navale di spedizione d’attacco, la cui capacità offensiva è sicuramente maggiore di quella della Squadra di combattimento di stanza a Vicenza!
È necessario prestare un po’ di attenzione: si tratta di un gruppo di sette navi da guerra, con a bordo 6.000 marinai e marines, guidato dalla Uss Bataan (Lhd 5), una nave da assalto anfibio della classe Wasp, che, arrivata da Norfolk (Virginia), ha fatto scalo a Palermo. Dal suo ponte di volo, lungo 250 metri e largo 30 metri, possono partire 30 elicotteri d’assalto e caccia Harrier a decollo verticale.
I suoi enormi mezzi da sbarco a cuscino d’aria sono in grado di trasportare a una velocità di oltre 30 nodi, fin sopra la riva, carichi da 60 tonnellate.
Così, possono rapidamente sbarcare 2.000 marines, dotati di artiglieria pesante, carri armati e veicoli militari di tutti i tipi.
La nave ammiraglia è affiancata da altre due navi d’assalto anfibio, la Shreveport e la Oak Hill; da tre unità lanciamissili, l’incrociatore Vella Gulf, il cacciatorpediniere Nitze e la fregata Underwood, e dal sottomarino da attacco rapido Scranton della classe Los Angeles, armato di missili Tomahawk, che può servire da piattaforma per incursioni di forze speciali in territorio nemico.
I comunicati ufficiali specificano che questo possente gruppo navale d’assalto opererà nel Mediterraneo, non nel quadro della NATO, ma “quale forza da sbarco della Sesta Flotta sotto il Comando europeo degli Stati Uniti”, quindi dal quartier generale delle forze navali USA in Europa, situato a Napoli.
Allo stesso tempo, attraverso “esercitazioni bilaterali”, contribuirà a “rafforzare la partnership con le forze armate di Italia e di altri paesi mediterranei”.
Ma, poiché il Bataan ESG è una “potente forza militare mobile in grado di essere inviata in qualsiasi teatro di operazioni”, durante lo spiegamento sarà suo compito “rispondere a qualsiasi esigenza della nazione (si intende gli USA).”
Quindi, il gruppo navale di attacco può operare anche nella zona del Golfo Persico dove l’Iran “sta tentando di diventare una potenza nucleare e continua a fornire appoggio ai ribelli che combattono in Iraq.” Non è neppure escluso che il gruppo sia inviato a sostenere la task force congiunta del Corno d’Africa che, ultimata la fase di addestramento, opererà con circa 2.000 uomini dalla base di Gibuti in questa “regione di vitale importanza per la guerra globale al terrorismo.”
Secondo quanto annunciato, il Bataan ESG rimarrà nel Mediterraneo per sei mesi, pronto per essere sostituito da uno analogo, nella “rotazione delle forze a spiegamento avanzato.” L’Italia viene sempre più usata quale trampolino della “proiezione di potenza” USA verso Sud e verso Est.
Le frasi in corsivo sono riportate nei comunicati ufficiali, e non è un caso che il gruppo navale di attacco giunga in Italia nel momento in cui si decide l’ampliamento della base di Vicenza, così che la Squadra di combattimento 173.esima Brigata aviotrasportata possa più efficacemente operare in Iraq ed in Afghanistan e partecipare ad eventuali preparativi di guerra contro l’Iran.
Come sempre, non è dato sapere chi nel governo e nel parlamento Italiano sia stato informato dell’arrivo di una forza navale di tali dimensioni e chi abbia dato il nullaosta. E nemmeno quali esercitazioni condurrà con le forze armate italiane e quali porti visiterà.

Per fortuna che esistono giornalisti come Manlio Dinucci che, con la loro continua opera di informazione, sempre correttissima, si mettono al servizio di noi cittadini inconsapevoli!

Altro notevolissimo intervento, quello del giornalista Giulietto Chiesa che ha inquadrato le problematiche legate alla nuova base Vicentina in uno scenario denso di preoccupazione per lo scatenarsi di una prossima guerra contro l’Iran.
Con queste sue considerazioni Giulietto Chiesa ha lanciato all’assemblea il suo accorato allarme:
“Devo comunicare a questa assemblea tutte le mie preoccupazioni per un imminente scenario "plausibile" per uno "scontro militare con l'Iran". Eccolo, il quadro d’insieme! E, per favore, non distraetevi: il fallimento [del governo] iracheno nell'adempiere ai requisiti [posti dall'amministrazione di Washington], cui faranno seguito le accuse all'Iran di essere responsabile del fallimento, indi, mediante qualche provocazione in Iraq, o un atto terroristico negli Stati Uniti attribuito all'Iran, [il tutto] culminante in un'azione militare 'difensiva' degli Stati Uniti contro l'Iran. Il mio non è solamente allarmismo gratuito, ma l'autore di questa sensazionale rivelazione si chiama Zbigniew Brzezinski, Segretario alla Sicurezza Nazionale con Jimmy Carter, uno dei maggiori esperti e consiglieri di politica estera di numerose Amministrazioni americane. Dichiarazione fatta e registrata il 2 febbraio scorso nell'audizione della Commissione Difesa del Senato degli Stati Uniti d'America, nella quale, per la prima volta in assoluto, una voce americana, la cui autorevolezza non può essere messa in discussione, considera "plausibile" che qualcuno, negli Stati Uniti, possa organizzare un attentato terroristico contro gli Stati Uniti, per poi attribuire il tutto a qualche nemico esterno e scatenare una guerra.
Non fa venire i brividi? Non fa venire in mente l'11 Settembre, che a questo "plausibile scenario" assomiglia come una goccia d'acqua?
Dunque Brzezinski informa i Senatori che l'amministrazione Bush – per meglio dire qualcuno al suo interno e molto in alto - sta cercando un pretesto per attaccare l'Iran. E quale pretesto! Si aggiunga che le tappe "1" e "2" (fallimento iracheno e immediata accusa di Washington
contro Teheran) si sono già realizzate nei giorni scorsi e i giornali ne sono pieni.
Restano le tappe "3" e "4" che potrebbero avvenire in qualunque momento.
Perché non c'è dubbio che Brzezinski non si sarebbe spinto a pronunciare quelle parole se non avesse saputo che il piano è già scattato e se non avesse deciso che l'unico modo per bloccarlo è di
svelarlo.
Ma non c'è riuscito, fino a questo momento, perché il mainstream informativo sembra non essersi accorto di niente. E questo silenzio di tomba conferma la sostanziale complicità dei media con gli
organizzatori della guerra.
Delle rivelazioni di Brzezinski ha infatti parlato solo il Financial Times, ma in sordina, quasi come ordinaria amministrazione. Molto rivelatore anche il comportamento dell'Associated Press, che ha
riferito la notizia, ma omettendo il riferimento a un possibile attentato terroristico sul territorio degli Stati Uniti.
I Senatori non hanno chiesto delucidazioni, nemmeno i democratici, troppo impauriti dalle loro responsabilità nella guerra irachena per poter fermare quella iraniana che metterà alla berlina la loro
bi-partisan-ship.
Ma come ignorare una voce come quella di Zbigniew Brzezinski, un uomo che ha guidato per anni i servizi segreti e non ha mai perduto il contatto con loro? Come tacere sulle conclusioni di colui che
organizzò la trappola afgana, in cui caddero i sovietici nel 1979?
Qualcuno, adesso, (specie tra coloro che hanno taciuto sull'11 settembre e poi, chiamati a risponderne, hanno difeso a spada tratta la versione ufficiale, organizzata dai mentitori che stanno costruendo questo stesso "plausibile scenario") dirà che stiamo forzando quello che Brzezinski ha effettivamente detto.
Il fatto è che l'ex-Segretario alla Sicurezza Nazionale ha detto molto di più. E ha chiarito ai Senatori (forse) allibiti che stava proprio parlando di una provocazione ordita non da Al Qaeda, ma dall'interno dell'Amministrazione. Lo ha fatto ricordando l'articolo del New York Times del 27 marzo 2006 che riprodusse il memorandum di un "colloquio privato" tra Bush e Blair, due mesi prima dell'inizio dell'attacco contro l'Iraq. Quel memorandum, mai smentito, era stato steso da uno
degli accompagnatori del premier britannico e infatti uscì da una gola profonda di Londra. In quell'articolo - ecco cosa dice Brzezinski - "al Presidente venivano attribuite preoccupazioni per il fatto che avrebbero potuto non esserci in Iraq armi di distruzioni di massa", che si sarebbero dovute mettere in piedi altre basi per sostenere l'azione bellica".
E Brzezinski continua: "vi leggerò semplicemente ciò che quel memorandum sembra contenere, secondo il New York Times: il Presidente e il Primo Ministro riconobbero che in Iraq non erano state trovate armi non convenzionali. Di fronte all'eventualità di non trovarne alcuna, prima della pianificata invasione, il signor Bush parlò di diversi mezzi atti a provocare lo scontro. Descrisse i diversi modi in cui ciò avrebbe potuto essere fatto. Non vorrei entrare nei dettagli.Quei modi erano abbastanza sensazionali, perlomeno uno di essi lo era."
Nel memorandum del New York Times - Brzezinski delicatamente non lo ricorda ai Senatori - c'era l'abbattimento di un aereo americano da ricognizione in alta quota, la cui responsabilità sarebbe stata scaricata su Saddam Hussein. Ovvio che qui non si parla di Osama Bin Laden.
Il giornalista Barry Grey gli chiede, per essere certo di aver ben capito: “Lei sta suggerendo che c'è la possibilità che ciò possa aver avuto origine all'interno dello stesso governo americano?”. La risposta di Brzezinski è tutt'altro che una smentita: “Io sto dicendo che l'intera situazione può sfuggire di mano e che ogni tipo di calcoli può produrre circostanze che sarà assai difficile ricostruire". Esattamente come avvenne l'11 settembre.
Stanno preparando la guerra e tutti i più importanti mass media tacciono. Forse ce la racconteranno dopo, come hanno già fatto altre volte.”

Per gli altri fondamentali interventi sulla pericolosità dei depositi di armamenti nucleari e sulle problematiche collegate all’economia degli armamenti e alle produzioni di guerra, si rimanda al sito di “Disarmiamoli”.

Quali le conclusioni del convegno?
È stato riaffermato l’obiettivo del ritiro immeditato delle truppe italiane dai teatri di guerra, a cominciare da Afghanistan e Libano.
Si è sottolineata la preoccupante escalation verso l’intervento militare contro l’Iran.
È stata rilanciata la parola d’ordine dello smantellamento e riconversione delle basi militari e l’eliminazione delle armi nucleari presenti in Italia.
Si è dettagliata la denuncia sul carattere da economia di guerra delle misure introdotte dalla legge finanziaria e dagli accordi per la costruzione di aerei da guerra USA ed europei.
È stata riaffermata la necessità della piena indipendenza dei movimenti contro la guerra dalle ipoteche di un militarismo sostanzialmente bipartizan.
Venivano fissati i prossimi appuntamenti:

Il 17 febbraio tutti a Vicenza con la parola d’ordine e lo striscione “Disarmiamoli”
veniva evidenziata l’importanza della manifestazione del 3 marzo a Bologna, insieme ai migranti ed alle reti antirazziste, per la chiusura dei CPT e l’abrogazione della legge Bossi Fini.
Per domenica 4 marzo, ore 9,30 a Firenze, (presso il dopolavoro ferroviario) PRIMO INCONTRO NAZIONALE delle realtà interessate al percorso della rete nazionale “Disarmiamoli”

Queste le proposte di lavoro sulle quali il 4 marzo costruire le prime campagne del Comitato promotore per la Rete nazionale Disarmiamoli:

avvio di una “rete di mutuo soccorso” che, a partire da Vicenza, agisca per bloccare i lavori di costruzione della base e si adoperi per sostenere le iniziative contro le basi militari.
richiesta ai sindacati di convocare uno sciopero generale a Vicenza – e se possibile anche in altre città – qualora iniziassero i lavori al Dal Molin, così come è avvenuto contro la TAV in Val di Susa .
boicottaggio delle imprese impegnate nella costruzione od estensione delle basi militari (C.M.C., Pizzarotti, Maltauro…).
apertura di un confronto su proposte – anche di legge – che consentano di rimettere in discussione gli automatismi e i vincoli dei trattati militari internazionali a cui è sottoposto il nostro paese.
apertura di una campagna contro il crescente razzismo e l’ islamofobia, che cercano di portare dentro i territori le ricadute della guerra preventiva, all’insegna della “guerra di civiltà”.
carovana nazionale a fine primavera 2007, che attraverserà tutte le città occupate dalle basi, da servitù militari, nelle quali si sono costituiti comitati e strutture antimilitariste e contro la guerra, con l’obiettivo di creare occasioni di informazione, confronto, mobilitazione e rafforzamento del lavoro comune.

Veniamo alla base di Vicenza.

Che succede a Vicenza?
Gli Americani si apprestano a realizzare un disastro ambientale di notevoli proporzioni, con la devastazione conseguente dei territori circostanti, mediante la trasformazione della loro attuale base presso la Caserma Ederle nella loro piazzaforte europea, base di lancio potenziata per le attuali e future aggressioni.
Francesco Rutelli ha confermato questo in Parlamento, rispondendo il 31 maggio 2006 ad una interrogazione del democristiano Fabris!
Il vice Presidente del Consiglio Francesco Rutelli, pressato dal democristiano Fabris che lo interrogava, ha confermato finalmente in maniera ufficiale che l'amministrazione americana, con l'assenso del governo e delle autorità italiane, ha deciso di rafforzare la loro piazzaforte di Vicenza. Anche l'aeroporto civile “Dal Molin” a nord della città passerà sotto controllo USA.
Una nuova grande caserma sorgerà ai suoi limiti, sempre per la 173.esima brigata aviotrasportata airborne, gli sky soldiers, già molto famosi per avere invaso il Nord dell’Iraq con la più grande operazione di paracadutisti.
La nuova caserma avrà dimensioni enormi, con la conseguente devastazione dei territori destinati a questa ristrutturazione. Addio polmoni verdi per la città!
Quello dunque che veniva tenuto nascosto, ora è confermato. In questo contesto, risulta preoccupante che il potere militare sia riuscito a svincolarsi dal controllo politico. In nome della “sicurezza”, il Parlamento Italiano si ritrova ad essere tenuto all’oscuro di scelte di estrema importanza e privato della sua capacità di controllo su quello che succede nel campo della militarizzazione del Paese.
Scelte importanti come la trasformazione delle basi militari e il loro potenziamento piovono dall’alto senza il benché minimo coinvolgimento delle rappresentanze nazionali, regionali e locali.
In questo caso sembra che lo stesso Governo non sia a conoscenza dei termini esatti dell’accordo segreto di trasformazione di Camp Ederle; certamente il Parlamento non è stato interpellato su una scelta che cambia radicalmente il ruolo militare delle forze Statunitensi in Italia.
La militarizzazione accentuata del Veneto e del Friuli, come se la struttura militare si ritenesse in grado di agire in maniera indipendente dal potere politico e dalla volontà delle popolazioni, esposte anche a rischi di incidenti nucleari (ordigni nucleari ad Aviano e a Longare!), avviene con modalità arroganti in spregio alle istituzioni locali e al Parlamento stesso, che è all’oscuro dei termini dell’accordo per la base di Vicenza, accordo segreto firmato dagli Stati Uniti e dai rappresentanti del Pentagono e non si sa chi in rappresentanza dell’Italia. Si dice, con l'assenso del governo e delle autorità italiane. Dove sono gli atti governativi in merito? Chi sono stati i rappresentanti del governo o le autorità italiane che hanno apposto la firma, e che se ne devono assumere la responsabilità ? Non si sa, e non si deve sapere!
Ma caro il nostro Prodi, non si tratta di una mera questione “urbanistica”, ma si tratta di “politica internazionale e di strategia militare”, come appare dall’analisi consapevole della situazione!
La presenza americana verrà raddoppiata e si parla di 4.000 uomini almeno, lo afferma il generale americano a due stelle Jason Kamya, durante la visita ufficiale al sindaco di Vicenza, Enrico Hüllweck, una delle personalità della politica amministrativa italiana più vicine a Silvio Berlusconi, che nel gabinetto del sindaco di Vicenza trovava collaboratori di eccezione.
Il sindaco Hüllweck e il suo assessore ai trasporti Claudio Cicero sono veri patiti delle grandi opere, in particolare della TAV.
Pochi giorni prima di andarsene, Berlusconi aveva fatto approvare i progetti della TAV su questa tratta, con grande gioia del sindaco Hüllweck, che sbandiera i 115 milioni di euro di impegno di spesa, che dovremo sborsare noi contribuenti, per far attraversare Vicenza dalla TAV attraverso un lunghissimo condotto, un tubo di cemento di una ventina di chilometri, con contorno di tutto uno spreco di sventramenti sotterranei, bretelle autostradali, supertangenziali.

E la sera di martedì 13 febbraio 2007 davanti alla Caserma Ederle un primo assaggio della manifestazione del sabato venturo.

Grande blocco con centinaia e centinaia di persone, più di un migliaio, davanti alla Caserma USA “Camp Ederle”, a Vicenza. Bloccato il grande viale della Pace. Un grande “concerto” di bidoni, pentole, trombe e altri strumenti acustici hanno “bombardato” (dal viale della Pace) la supercaserma americana. Esattamente nello stesso punto dove negli scorsi anni venivano fatti i presidi contro la guerra da ristretti gruppi di antimilitaristi. Bene: la forza adesso è maggiore. La gente di questo quartiere ha stabilito che sabato partirà da qui in corteo, alle ore 12, per andare al concentramento "ufficiale" della manifestazione con uno striscione dove starà scritto “No Camp Dal Molin - Via Camp Ederle".
Via dunque tutte le basi. “Altro che questione finita!. Eppoi chi ha deciso? Perché si è deciso anti-democraticamente alle spalle di noi, popolazione di Vicenza, del Parlamento e di tutti gli Italiani?”
Questo era il filo e il tenore degli scambi di opinione fra i manifestanti.
“Il governo e la classe dirigente in difficoltà si appigliano alle solite manfrine. Prima la violenza, gli infiltrati, l'arrivo degli sfascia vetrine. Ma non bastava. Eccoci arrivati nientemeno che alle BR! Dopo la presa del campanile di San Marco da parte dei Serenissimi, un'altra puntata della saga delle rivoluzioni da operetta nelle Venezie...Se Dario Fo è in vena, ci sarà da ridere sabato prossimo al suo spettacolo conclusivo della manifestazione.” “L’informazione pilotata tenta di creare del terrorismo: la Stampa di oggi collega subito BR e NO TAV. Ed eccoci al punto. Bisogna fermare in ogni modo il movimento contro la base Dal Molin. Bisogna impedire che noi ci si organizzi, che cresca la consapevolezza della gente, che il malcontento dilaghi contro i gruppi di affaristi divoratori, contro gli affari poco chiari dei grandi gruppi della devastazione.” “Bisogna crepare tutti per gli interessi di questi grandi gruppi? Le falde dell’acqua verranno sfruttate al massimo, e addio alla nostra buona acqua di acquedotto. Crescerà l’inquinamento, conseguenza del traffico, dato il via vai di tutti i loro automezzi. E poi, se si tratta di una brigata di pronto intervento, forse che l’aeroporto non lo useranno, come vanno dicendo? Andranno forse ad imbarcarsi sugli aerei di Aviano, transitando per il passante di Mestre? Sai che pronto intervento! Ma a chi la vogliono dare a bere che l’aeroporto non verrà utilizzato dai paracadutisti!”
Era necessario sottolineare l'importanza assoluta della protesta popolare, ampia, articolata, organizzata, questa sì veramente democratica. Che altro strumento ha infatti il popolo quando viene tagliato fuori dalle decisioni, come in questo caso? Vicenza è in Italia, è ben più vicina di Baghdad, Beirut, Kabul. Si può imbrogliare molto meno la gente.
Per la gente, la questione è semplice: impedire la costruzione di questa base di guerra! Impedirla con una mobilitazione prolungata e crescente.

Finalmente è arrivato il giorno della manifestazione, sabato 17 febbraio 2006. Vicenza, splendida giornata di sole, atmosfera primaverile.

Come ci si era ripromesso, dalle vicinanze della Caserma Ederle, presidiata da due pattuglioni di baschi verdi di guardie di finanza, alle ore 12 si parte (la partenza dai pressi della Caserma voleva essere un segnale simbolico di contrarietà all’esistenza di tutte le basi!) in un gruppo costituito da persone del quartiere, tante con bandiere della pace, un gruppo variopinto, con bambini felicissimi di marciare contro la guerra.
Tutti i negozi sono aperti, malgrado l’ordinanza del sindaco che concedeva agli esercizi pubblici di tenere abbassate le saracinesche, con il permesso di apertura domenicale, per recuperare il mancato guadagno. Un maldestro tentativo di incutere senso di insicurezza nella popolazione.
Passa una distinta signora con un cartello sulle spalle: “Non avete ancora capito che non vogliamo basi militari!”. Riceve applausi e una salva di saluti con i fischietti. Per la strada, diretto verso il punto di raccolta di Campo Marzio, il gruppo si ingrossa e si arriva in prossimità del centro storico.
E qui, a presidiare un ponte di accesso al centro della città, un reparto di carabinieri ci vieta di continuare il percorso, perché la zona centrale della città è stata inibita al passaggio dei cittadini manifestanti, come una “zona rossa”, e il mini-corteo è costretto ad una deviazione. Io, che non porto “segnali distintivi di marciatore pacifista”, proseguo per la mia strada, in tutta tranquillità, perché voglio rendermi conto di cosa succede in centro storico.
Arrivo al Teatro Olimpico, e nella piazza antistante, a prendere il sole, tanti carabinieri e poliziotti in tenuta anti-sommossa circondano una quindicina di gipponi. Tutto è sereno, la quiete è assoluta, il silenzio è rotto solo dal rumore delle pale degli elicotteri delle forze dell’ordine che sorvegliano dall’alto in un cielo terso ed azzurro, passeggiare in queste condizioni è veramente ideale, il sole è caldissimo, poca gente per la strada, data l’ora di pranzo (sono quasi le ore una). Bar, trattorie, ristoranti, tutto aperto! Passano puntuali gli autobus, e dire che una incomprensibile ordinanza prefettizia ha dettato la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, per ragioni …di sicurezza.
Anche Piazza dei Signori, e la Prefettura, sono presidiate dalle forze dell’ordine. Bisogna dire che tutto questo avviene con assoluta discrezione. Tutte le porte di accesso della cinta muraria e i ponti sono sotto sorveglianza: i manifestanti non potranno transitare nel cuore cittadino, possono diventare troppo pericolosi. Quindi, se porti una bandiera arcobaleno, una maglietta con su scritto “No Vicenza città militare”, o un cartello che inneggia alla pace contro tutte le guerre, devi subire una limitazione della tua libertà, ed in centro non ci vieni!
Arrivo a Campo Marzio, e il panorama è magnifico. Migliaia di bandiere, striscioni, gente variopinta, bandiere bianche e rosse dei No-TAV , dei No-Mose, dei No-Ponte, dei No-Dal Molin,
(i movimenti popolari stanno saldandosi!), bandiere rosse di tanti movimenti sindacali, bandiere di Partiti comunisti, della Lega Ambiente, dei Verdi del Sole che ride, stendardi con il Che, alcune prestigiose bandiere dell’Associazione Nazionale Partigiani, delle Brigate Garibaldine decorate da tante medaglie d’oro, portate sulle spalle di fierissimi giovani, tutti assieme sul prato verdissimo, con la corona dei colli attorno…e il patrocinio della Madonna di Monte Berico che sorveglia dall’alto.
È una festa di grande valenza politica e sociale. Ai margini, sono stati anche predisposti i servizi di emergenza sanitaria della Croce Rossa e dell’Associazione Nazionale Alpini di Vicenza. Alla fine risulteranno, per fortuna e come era prevedibile, assolutamente inoperosi.
Parte il corteo, e davanti sfilano i cittadini di Vicenza. E lo spezzone di testa ne contava quasi 40 mila. Sono presenti anche rappresentanze dall’altipiano Vicentino di Asiago, dei Sette Comuni.
Con alla testa il sindaco, sfila al completo la giunta comunale di Caldogno, il Comune che dovrebbe ospitare la nuova base “Camp Dal Molin”, e che ha bocciato con delibera il progetto.
La portavoce dei comitati cittadini, Cinzia Bottone, conferma la partecipazione trasversale dei cittadini, una ricchezza che rende molto attivo questo movimento. Più tardi, con altre due donne, a prendere la parola al termine della manifestazione, salirà sul palco in rappresentanza dell’assemblea e del presidio permanente No-Dal Molin. Non una scelta casuale, ma lo specchio di un movimento che ha il suo numero forte proprio sulle donne. “Un movimento contro la guerra, perché basi militari significano guerre, e guerra significa distruzione, fine della vita. Per noi il territorio non è soltanto la casa, ma anche il luogo dove crescere i nostri figli. Non stiamo difendendo il nostro quartiere, ma la terra tutta, che sia la migliore possibile. Non è una questione urbanistica. Se la base la vogliono fare, noi sapremo ben rispondere. E le basi non si devono fare ne’qui, ne’ in altre parti.”
Ed infatti uno striscione recita: “Per un’infanzia beata, non vogliamo gente armata” e “No alle politiche di guerra. No alla Base militare Dal Molin. Diritto al futuro. Autodeterminazione.”
Il percorso della manifestazione segue tutta la circonvallazione esterna, si parte da Campo Marzio e si arriva a Campo Marzio, un percorso di quasi sei chilometri. Subito, si ha l’impressione di assistere ad un evento eccezionale. Il corteo è imponente, è la democrazia che marcia, e i partecipanti danno prova di grande civiltà nel manifestare in forme pacifiche il loro dissenso. “Ascoltare la base – non costruirla!”. I Vicentini, e tanti con loro, respingono ogni mediazione: “Non ci interessa che la base si sposti di qualche chilometro, è una questione che riguarda la pace.”
Tanti sono gli slogan anche nel dialetto veneto. “Basi sì – ma co la lengua!”
Un nutrito gruppo di associati ad una radio cittadina di Padova, radio Gamma 5, sfilano con uno striscione gigantesco: “Paroni del mondo, gavì tocà el fondo”.
Bellissimo il riferimento al complesso dei Pitura Freska: “Quei che ne comanda, i xe ‘na bruta banda!”. Ed un altro cartello riporta: “Vicenza non è rimasta a casa! No magnemo gati - ma gnanca bombe”.
Vicenza, che si è sentita tradita come città, che non è stata consultata, che ha trovato intollerabile l’intrusione di un corpo estraneo come la base al proprio interno, e che ha visto cancellata ogni forma di democrazia nella procedura decisionale, ha capito oggi di non essere isolata, di non dovere lottare da sola, di non farsi carico da sola del problema della pace, della terra, dell’acqua, della democrazia. “Hüllweck, Prodi, D’Alema, non siete filo-americani, siete solo anti-italiani!!!”.
A Vicenza, a proclamare la volontà popolare erano in tanti, eravamo in duecentomila! “Il futuro è nelle nostre mani. Resisteremo un minuto di più”.
Lo spezzone dei centri sociali è enorme. Aperto da un lunghissimo striscione giallo con su scritto “Ribellarsi è giusto”, ha costituito il “cuore” del corteo. Il sound system è seguito da migliaia di giovani, i padovani, i bolognesi, i milanesi, i veneziani, quelli arrivati da Roma e dal sud Italia, che al ritmo di musiche di liberazione innalzano cartelli come questo, “Guerre, stragi, torture, sono queste le basi della vostra democrazia”. Dal finestrino del camion di Radio Sherwood, don Gallo sventola la bandiera della pace. Vengono distribuiti volantini per invitare alla manifestazione del 3 marzo, a Bologna, per far chiudere i CPT.
Ed ecco quelli della Val Susa, i NO-TAV! Sono tantissimi, quasi tremila, giunti dalla Valle, accompagnati dagli amministratori pubblici e dai loro sindaci. Impressionante la marea di bandiere bianco-rosse a simboleggiare l’esperienza di una lotta contro l’Alta Velocità, che è diventata un punto di riferimento riconosciuto dai manifestanti di Vicenza.
“Val Susa-Vicenza ; è finita la pazienza ; non ci ruberete il futuro!”
Lo spezzone dei No TAV è il più cercato ed è applauditissimo per la loro determinazione, per il modo con cui questa lotta la portano avanti.
“TAV:non ci sono governi amici – giù le mani dalla Val Susa”.
In Val Susa stanno sperimentando un nuovo modo di fare politica, tutti hanno pari dignità nella discussione, le scelte, le decisioni importanti vengono assunte sempre collettivamente. La democrazia si pratica così, dicono in Val Susa: “Siamo a fianco di chi difende non soltanto il proprio territorio, la propria salute, ma anche di chi combatte un modello di sviluppo che mette le merci al primo posto”. E i Valsusini hanno dimostrato che si può vincere, e questo ha infuso morale ed ispirazione ai tanti movimenti in giro per l’Italia, e che ora stanno sfilando.
In stretto collegamento di corteo sfilano subito dopo i No Scorie Trisaia di Scanzano. “Dal Sud, da Scanzano, No al Dal Molin, No guerra, No nucleare”. Questo è il loro messaggio di movimento antinucleare pacifista. Quelli di Scanzano Jonico si definiscono la “reazione a catena dei movimenti” e denunciano il tentativo di imporre sul territorio italiano depositi di scorie nucleari, derivate soprattutto da operazioni militari. Oggi a Vicenza si respira un’aria nuova, questo è l’ossigeno della democrazia e della pace, la linfa vitale per la sopravvivenza degli uomini.
Nutrito e bellissimo è il gruppo che fa riferimento ad “Emergency” con grandi striscioni: “L’Italia ripudia la guerra, fuori l’Italia dalla guerra!”.
Questa la dichiarazione emessa da Emergency, gruppi territoriali del Veneto. “A Vicenza si discute sull’opportunità e sui vantaggi di costruire una nuova base militare in città. Da oltre 12 anni Emergency cura le vittime dei conflitti armati; negli ospedali costruiti in Afghanistan, in Iraq, nella Sierra Leone, in Cambogia, in Sudan e nelle altre zone di guerra dove ha operato ed opera tuttora, Emergency ha prestato assistenza ad oltre 2 milioni di persone, restituendo loro, per quanto possibile, almeno una parte di quanto la guerra aveva tolto. La nostra contrarietà alla guerra nasce tra i tavoli operatori e tra le corsie degli ospedali; nasce cioè dall’incontro diretto con la guerra e dalla consapevolezza dei disastri che la guerra provoca. Proprio perché ogni giorno ne vediamo gli effetti devastanti sul corpo delle vittime, riteniamo che non sia corretto chiedersi ancora se sia giusto, opportuno o conveniente battersi contro la guerra e contro tutto ciò che alla guerra è legato, rifiutando quella logica di violenza che avvolge i rapporti fra gli esseri umani e che ha portato le guerre ad essere la sostanza dei rapporti internazionali. Per questo Emergency si oppone alla costruzione di questa e di altre basi militari, dalle quali partiranno le truppe impegnate nelle guerre di oggi e di domani.”
Subito dopo, il settore delle comunità cristiane, delle famiglie per la pace, dei movimenti cattolici contro la guerra. Sfila “per una cultura di giustizia e di pace” don Vitaliano della Sala, il prete Disobbediente. Ecco i Beati Costruttori di Pace, con il loro classico striscione fiorito, sostenuto anche da don Albino Bizzotto. Ed ecco uno striscione volante sollevato da grandi palloni variopinti della Rete Lilliput: “Un mondo non violento è possibile”.
Allegrissimo un folto gruppo di scouts di tutte le età, scatenati i giovani lupetti accompagnati dai genitori, che marcia con in testa un significativo stendardo recante un motto di Baden Powell, fondatore di questo movimento: “Leave this world a little Better”. Che tutti possano rendere questo mondo un po’ più migliore. Si sono riuniti, hanno discusso del problema, hanno insieme deciso di partecipare alla manifestazione, in piena consapevolezza. Questo vuol dire apprendere fin da giovani il metodo della democrazia.
Subito dopo lo spezzone delle Donne in Nero. “Fuori la guerra dalla storia”
Sfilano i collettivi da Padova, Vicenza, Lecco, Bergamo, Bologna, Massa Carrara, Reggio, e da tante altre regioni d’Italia, sfilano i gruppi dell’anarchia. “Un disertore in più, un assassino di meno” e “No alle basi – sì a spazi sociali liberi”. Dal gruppo contro la base di Aviano un forte richiamo: “Fur dal Friûl!”
Ricevono grandi consensi, incoraggiamenti e manifestazioni di stima il gruppo di Statunitensi contro la guerra, di Firenze, e gli Statunitensi per la Pace e la Giustizia di Roma, schierati ai lati del passaggio del corteo. I cittadini Italiani che manifestano oggi dimostrano che l’Antiamericanismo a loro imputato è una pura invenzione di coloro che pretendono di portare con le bombe la democrazia in giro per il mondo.
“In questo esatto istante, persone innocenti, in più parti del mondo stanno morendo sotto le bombe lanciate dal nostro paese. Bombe che già partono da Aviano, Ghedi, Camp Darby e da altre basi USA in Italia. Siamo contro la nuova base a Vicenza, perché anche un mondo “peggiore” è possibile. Non è quello che vogliamo. L’Italia, a differenza degli USA, ha firmato ogni accordo internazionale atto ad aumentare la pace nel mondo e il rispetto per i diritti universali. Noi statunitensi, che abbiamo scelto di vivere qui, vorremmo che questi accordi fossero osservati.” Questi cittadini hanno ribadito che la nuova base militare di Vicenza non riguarda solo Vicenza. Riguarda il mondo intero. E loro non possono che essere contrari a questo sostegno fornito alla politica di violenza del governo Bush.
Con grande intelligenza mediatica, gli Statunitensi per la pace avevano posizionato lungo il percorso del corteo tanti cartelli riportanti slogan efficaci: “US Citizens for Peace & Justice”;
“No War Military Occupation”; “Not in Our Name”; “Vietnam; Somalia; Iraq; Only in Hollywood Does US Overcome the Wars”; “Us God Guns, Wars, Imperialism and Arrogance”; “Cluster Bombs or Uranium Weapons Wich Kind of Do Democracy We Want to Deposit in Vicenza”. “Bombe a frammentazione o armi ad uranio, questo è il tipo di democrazia che vogliamo depositare a Vicenza.”
Sono tantissime le bandiere della CGIL che sventolano a Vicenza. Sono dappertutto, portate da persone di tutte le età, che si mescolano ai vari spezzoni del corteo. Molti si sono stancati che sia il loro turno per partire, i partiti politici hanno atteso tre ore il via e sono gli ultimi a sfilare. Non esiste servizio d’ordine, è la presenza di un popolo pacifico a garantire il corteo, in democrazia ognuno è responsabile.
La FIOM marcia compatta, quasi a volere sottolineare l’unità in un momento così difficile, in cui il sindacato viene attaccato come “culla del terrorismo”. La CGIL del Veneto sfila dietro ad uno striscione che recita: “Per la pace contro la violenza e il terrorismo”. Queste le dichiarazioni del segretario della FIOM di Vicenza, Giampaolo Zanni: “Non accettiamo le strumentalizzazioni da coloro che vogliono confondere la radicalità delle posizioni con la violenza e il terrorismo. Non possono impedirci di portare avanti le lotte contro la precarietà, per la sicurezza nei posti di lavoro, per la pace. Dobbiamo riuscire a coniugare queste lotte con la lotta contro la base USA, sono segmenti che non si possono staccare, la lotta contro la guerra e la lotta per ribadire i diritti delle persone, dei lavoratori.”
Per ultimi sfilano i partiti e gli esponenti politici dell’Unione. Le presunte contestazioni contro la loro partecipazione si rivelano del tutto infondate. Molte le bandiere dei DS, moltissime quelle di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e dei Comunisti Italiani. Presenti molte Federazioni da tutta Italia. Alcuni militanti reggono un telone: “Non vi abbiamo votato per fare i servi dell’Impero”. Sfila anche il neo Movimento per la costruzione del Partito Comunista dei Lavoratori, con in testa Marco Ferrando. Il loro striscione recita: “No al governo di guerra, per una sinistra che non tradisca”. Molti esprimono la loro esigenza che i dirigenti delle forze politiche sentano la base, si sente viva l’esigenza del metodo dell’inchiesta e di ritrovare nuove forme di comunicazione. Questi militanti portano appuntato sul petto lo slogan: “Ascoltare la base – non costruirla”. Un folto gruppo con le bandiere della Margherita invoca: “Governo guardaci!”.
Arriva lo striscione dei “Parlamentari per il No al Dal Molin”, sorretto dalle parlamentari donne: dalla Tiziana Valpiana (PRC) a Lalla Trupia (DS), alla vicentina Laura Fincato (Margherita), a Luana Zanella (Verdi) fino a Haidi Giuliani (PRC). “Le donne sono intransigenti e si sentono offese da questo governo. Abbiamo fiducia che questa manifestazione, che non è una sfilata di terroristi, riesca a far tornare Prodi sui suoi passi. Se vogliamo far uscire il pianeta da questa sciagura della guerra globale al terrorismo, bisogna che ci impegniamo tutti in una politica di pace, facendo pesare la nostra storia, la nostra Costituzione che ripudia la guerra.”
Difficile, quasi impossibile, per i tanti militanti accettare che questo governo non cambi idea dopo la manifestazione, come è difficile trovare il coraggio di farlo cadere, se questo non avvenisse, riconsegnando il paese alle forze della destra Berlusconiana. Come trovare la soluzione a questo dilemma è un tormento per tutti costoro, che si trovano in imbarazzo per le azioni di un governo che dovrebbe essere “amico”.
A chiudere il corteo una coppietta, subito davanti alle pantere dei Carabinieri di scorta. Lui con un cartello recitante “NATO a Vicenza”, lei con la parte speculare del motto “Morto al Cermis”.
E siamo ritornati a Campo Marzio. Sul palco la Sabina Guzzanti con una sua personalissima imitazione del presidente americano George W. Bush. La Guzzanti, a parte, ad alcuni giornalisti esterna le sue poche illusioni: “Il governo Prodi è un governo di deboli, che se ne strafottono delle manifestazioni.”
E sale sul palco Dario Fo, che ha riempito la scena con canzoni e riflessioni puntute. “Stasera qualche politico avrà le lacrime agli occhi, penso a tutti coloro che speravano che la manifestazione si dimostrasse un disastro. I politici sono abbioccati dietro l’idea che bisogna servire sempre chi è più forte.”
A salutare tutti i manifestanti, una delle attiviste del “comitato No Dal Molin”, Patrizia Balbo, che così si è espressa: “Non vogliamo una città militarizzata, ma vogliamo noi decidere del nostro futuro. Non pensavamo di essere così tanti qui a manifestare, e questo ci rende più forti. A Prodi e al nostro Sindaco diciamo di tornare indietro perché noi non molleremo mai, e resisteremo un minuto di più. A tutti voi va il nostro Grazie!”.
Bisogna pur concludere che a Vicenza è nato un vero movimento contrario alla guerra e ispirato ai valori della pace.

Martedì, 21 febbraio 2007, dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
La piazza non è il sale della democrazia.


“Per quanto legittimi ed importanti siano anche i canali del conflitto sociale e delle manifestazioni di piazza, è fuorviante la tendenza a farne la forma suprema della partecipazione e, retoricamente, il sale della democrazia.” Così il Capo dello Stato, Napolitano, dopo la manifestazione di Vicenza. E aggiunge: “Qualunque tema deve trovare la sua misura nelle istituzioni elettive”.
A significare: “Non dovete disturbare il manovratore!”
Ma allora le nostre libertà democratiche sono l’effetto di una più estesa partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica, o sono l’effetto di più limitati poteri dello Stato e delle Istituzioni sul cittadino?

Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova

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