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Fuoco amico

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(21 Febbraio 2011) Enzo Apicella
Silvio Berlusconi spiega di non aver sentito il suo amico Gheddafi per non «disturbarlo» in un momento così delicato.

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L'illusione della democrazia e della libertà

(14 Maggio 2010)

Nel libro-intervista a De Benedetti,il giornalista di lungo corso Paolo Guzzanti (il cui unico merito è quello di aver generato Sabina Guzzanti) ci rivela un personaggio che, pur frodato e scippato dal Cavaliere, non nutre rancore, lo assolve dall’essere un mascalzone, e in fondo traspare una certa ammirazione, mentre scarica decisamente il PD e la sua dirigenza.
Essendo De Benedetti proprietario del cartello editoriale Repubblica-Espresso e di fatto l’unica opposizione al sultanato berlusconiano, questa mossa mediatica appare densa di significato politico e sembra una mano tesa a Berlusconi, stretto tra le pretese leghiste e la fronda di Fini.
De Benedetti, in sostanza, dice: io scarico questa dirigenza del PD, ormai abbandonata dagli elettori e bloccata da divisioni interne, metto in piedi un nuovo partito con personaggi con cui tu Berlusconi puoi trattare, e si fa una grande alleanza che tagli Lega, Di Pietro, destra finiana, per una prospettiva di riforme, spinti dalla paura di una crisi che è ancora dietro l’angolo e può mordere duramente.

La sensazione che un piccolo gruppo di capitalisti abbia questi poteri mi viene da una vecchia foto, non vecchissima, in cui si vedono Agnelli, Berlusconi, De Benedetti, Scalfari, Tronchetti Provera, sorridenti, conviviali, amabili, secondo me profondamente alleati, che si riconoscono i ruoli, soprattutto quello di confinare la sinistra nelle regole del gioco capitalista, sterilizzarla, facendo emergere quelle persone che anno dopo anno, cedimento dopo cedimento, hanno portato la sinistra a non avere più identità antagonista, rendendo un servizio al Gotha capitalista pari a quello della Chiesa cattolica, che convoglia i voti verso la destra.
La sensazione principale è che la “democrazia” sia una parola vuota, è un sistema che premia i poteri forti, cioè quelli veri, e che il restante teatrino sia una parodia buona per gli ignoranti e gli stupidi.

Tutti parlano di democrazia e libertà come se ci fossero, ma nessuno spiega perché il cambiamento in peggio della nostra società sia dovuto fondamentalmente al potere di un monopolio televisivo gestito con mano ferrea nella direzione del consumismo, della competizione, dell’avere per essere, della religione del denaro, della moda, del successo personale, che ha anche portato al potere politico il suo possessore.
Se la democrazia è questo, ossia portare l’uomo più ricco d’Italia, un monopolista della tv, al potere politico, e l’opposizione è al guinzaglio di un altro capitalista, insomma, se i fatti dimostreranno che la scomparsa del PD ci sarà perché lo ha deciso De Benedetti e non per il peso degli iscritti al Partito Democratico, sarà il caso di riscrivere le regole, dalla A alla Z.

14 maggio 2010

Paolo De Gregorio

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