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Basaglia per le scuole

Un libro storico da rileggere

(18 Maggio 2012)

Il Festival. Di follia e delirio, di sintomi e diagnosi si parlerà a Gorizia, dove parte oggi «èStoria», con tanti appuntamenti e oltre 150 ospiti, da Luciano Canfora a Margherita Hack

franca basaglia

ESCE IN QUESTI GIORNI IL TERZO TITOLO DELLA COLLANA «180. ARCHIVIO CRITICO DELLA SALUTE MENTALE» (EDIZIONI ALPHA BETA, MERANO), che fa seguito al Marco Cavallo di Giuliano Scabia e a C’era una volta la città dei matti (il film televisivo di Marco Turco sulla vita di Franco Basaglia). Si tratta del volume Salute/malattia firmato da Franca Basaglia (ed. Alphabeta Verlag collana 180 diretta da Peppe Dell’Acqua e Pieraldo Rovatti, 272 pagine 16 euro), in prima presentazione domani sera al festival è Storia di Gorizia), compagna di Franco, sua stretta collaboratrice a Gorizia e anche in seguito, coautrice di molti suoi testi. Ma molto di più, poiché la biografia intellettuale di Franca Ongaro Basaglia (anche senatrice della Sinistra indipendente tra gli anni Ottanta e i Novanta) resta ancora tutta da valorizzare per l’impegno civile, l’ampiezza di orizzonte, la finezza critica, la ricchezza delle proposte. Nel libro, che sostanzialmente raccoglie alcune ampie «voci» apprestate per la prestigiosa Enciclopedia Einaudi alla fine degli anni Settanta (quando la legge «180» cominciava a prendere vita), troviamo ora un apparato critico e informativo che ci permette di capire chi era Franca Basaglia e cosa è stata la sua opera, dalla sostanziale partecipazione agli ormai mitici «libri di Gorizia» (Che cos’è la psichiatria?, L’istituzione negata), a La maggioranza deviante del 1971, ai lavori meno noti dedicati al rapporto tra donne e follia, o rivolti a spiegare ai giovanissimi la realtà del manicomio, infine alla monografia del 1991, Vita e carriera di Mario Tommasini (l’eccezionale «burocrate scomodo» di Parma, un protagonista oggi quasi dimenticato). La bibliografia completa è uno di questi preziosi apparati messi a punto da Maria Grazia Giannichedda (presidente della Fondazione Basaglia di Venezia e curatrice del volume); ma bisognerà ricordare almeno l’appendice dedicata alla lezione magistrale tenuta da Franca Basaglia a Sassari, in occasione del conferimento della laurea honoris causa, documento inedito di grande interesse culturale e politico, e naturalmente l’introduzione della stessa Giannichedda («La voce di Franca Basaglia»), ritratto profondo da cui emerge la peculiarità di una donna di grande intelligenza, a un tempo schiva e pungente. Ce n’era bisogno poiché, se lei aveva scelto di stare in qualche modo all’ombra dell’importante compagno, donandogli la sua capacità di pensiero critico e di scrittura, adesso è giunto il momento di darle la visibilità e l’autonomia che le spettano.

Basta scorrere i temi che si snodano in Salute/malattia per capire al volo la loro importanza e l’attualità che conservano: cura/normalizzazione, esclusione/integrazione, farmaco/droga, follia/delirio, medicina/medicalizzazione, normale/patologico, sintomo/diagnosi. Ricordo che il sottotitolo del libro è: «Le parole della medicina». L’impianto critico complessivo potrebbe essere allora condensato nel modo seguente: una lotta culturale (e pratica) per liberare queste parole, che restano decisive per noi, da ogni incrostazione naturalistica. Esse non rimandano a qualcosa di «naturale» ma sempre a esperienze storiche e ogni volta a dei dispositivi che le incapsulano e le fanno diventare oggettività insormontabili, pareti che sembrano imprigionare la nostra soggettività.

A ben vedere, non si tratta solo di temi attuali ma di questioni che sono state oscurate, rese «inattuali» dal montare trionfante dei processi di medicalizzazione. Franca Basaglia ha dunque anticipato tempi che devono ancora arrivare: quello che non poteva prevedere è che gli orizzonti già allora angusti sarebbero diventati i tempi bui della restaurazione che stiamo vivendo. Faccio solo l’esempio della malattia. Lei propone di guardarla dal lato di un soggetto che riesca a vivere il suo essere malato anche come un’opportunità di consapevolezza e di crescita, un’occasione di soggettivazione. Oggi, invece, la medicalizzazione della società ha fatto piazza pulita di simili discorsi (poco «realistici»?) e marcia, senza troppi intralci, verso la naturalizzazione della malattia come semplice «oggetto» del sapere medico, nel quale la soggettività interferisce poco o nulla. Perciò, io credo che Salute/malattia sia un libro da far leggere ai giovani e magari da portare dentro le nostre scuole come contributo di educazione per costruire una cittadinanza attiva.

17 maggio 2012

Pier Aldo Rovatti - l'Unità

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