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Denver: un massacro funzionale al potere

(25 Luglio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

Usa

foto: ciptagarelli.jimdo.com

di Atilio Boròn (*); da: lahaine.org; 23/7/2012

La mattanza che ha avuto luogo in un sobborgo di Denver ha scatenato, come in tante altre occasioni dopo che sono successe simili atrocità, il prevedibile coro di lamenti che, a sua volta, chiedeva perchè periodicamente appaiono negli Stati Uniti mostri capaci di perpetrare crimini come quelli del lugubre emulo del Jocker.

In realtà un’analisi che abbia familiarità con le cose dell’impero non potrebbe non segnalare la causa di fondo: quale espressione più completa della società borghese, gli Stati Uniti sono anche il luogo in cui l’alienazione degli individui arriva a livelli senza pari su scala mondiale.

Non dovrebbe sorprendere nessuno che comportamenti come quelli del giovane James E. Holmes – quanti massacri indiscriminati sono successi negli ultimi anni? – affiorino periodicamente per seminare dolore tra la popolazione statunitense.

Una società alienata e alienante che genera milioni di drogati (senza che esista alcun programma federale di prevenzione e lotta alla droga); milioni di “vigilantes” disposti a imporre legge e ordine per conto proprio perseguitando le persone per il colore della loro pelle o per i loro tratti facciali; e altri milioni che, come lo stesso Holmes, possono comprare in qualsiasi armeria un fucile d’assalto, pistole, revolvers, granate, bombe e tutti gli arnesi della parafernalia militarista e, per colmo, ottenere permessi per utilizzare legalmente tutto questo arsenale mortifero.

Il ricorrere di questo tipo di massacri parla di un problema strutturale, cosa attentamente sviata dalle spiegazioni convenzionali che, invariabilmente, parlano di un essere deviato, di un pazzo, ma senza mai chiedersi quali sono le cause strutturali che in questa società producono pazzi in serie.

Una società che si presenta con tratti paradisiaci, come la terra della grande promessa, il paese in cui chiunque può trionfare e guadagnare soldi a palate, potere e prestigio, con tutto ciò che questo porta come benefici collaterali e che, in realtà, sono mete accessibili solo - nel migliore dei casi - al 5% della pooplazione. Il resto, sottomesso ad un implacabile e costante martellamento pubblicitario, mastica la sua impotenza e la sua frustrazione. Ogni tanto qualcuno pensa che la soluzione sia di uscire ad uccidere gente in massa e indiscriminatamente; altri, più inoffensivi, decidono di suicidarsi lentamente con le droghe.

Ma se l’alienazione generalizzata della società nordamericana è la causa di fondo, altri fattori concorrono a produrre condotte aberranti come quella di Holmes.

In primo luogo il fenomenale affare della vendita di armi, col pretesto del diritto garantito dalla costituzione, e che in realtà è il complemento necessario che legittima, sul piano della società civile, il “complesso militare-industriale” che domina la vita economica degli Stati Uniti da poco più di mezzo secolo.

Chi fabbrica armi deve venderle, sia al governo degli Stati Uniti (e per questo devono fabbricare guerre in tutto il mondo, o montare scenari tendenti ad esse) che ai privati cittadini minacciati dallo spettro onnipresente dell’insicurezza. Vari analisti segnalano che solo nelle zone di frontiera tra Messico e Stati Uniti vi sono circa 17.000 armerie dove si può comprare un fucile d’assalto AK 47 con la stessa facilità con cui si compra un hamburger, cosa che – oltre ad essere una grottesca aberrazione – parla della consistenza di una politica ufficiale che protegge un simile sproposito.

In secondo luogo l’industria del divertimento (Hollywwod) eccita costantemente l’immaginazione di decine di milioni di statunitensi con una inarrestabile cataratta di series, video e film in cui le forme più crudeli, atroci e aberranti di violenza vengono esposte con perversa meticolosità.

Anche prima vi era qualcosa di simile, ma ora la sua proporzione è cresciuta esponenzialmente, e in certi giorni e ore è praticamente impossibile vedere in televisione qualcosa che non sia la subliminale esaltazione del sadismo in tutte quelle forme che solo una mente molto malata può concepire.

La censura esercitata per impedire – in modo ora sottile, ora sfrontato – o rendere difficile che si conosca l’opera di cineasti o documentaristi critici del sistema o che parlino bene di paesi come Cuba o il Venezuela – Michael Moore e Oliver Stone, ad esempio – non esiste al momento di preservare la salute mentale della popolazione esposta al vomito di atrocità e crudeltà prodotto da Hollywood. Ci sarà un motivo.

E questo “motivo” è che tanto la vendita di armi di ogni tipo quanto la violenza indotta da Hollywood sono pienamente funzionali al progetto di dominazione della borghesia nordamericana.

Noam Chomsky ha dimostrato da decenni come questa stia perfezionando i meccanismi che le permettono di dominare con il terrore, sapendo che dalla paura – la passione più incontrollabile degli uomini – nasce la sottomissione ai potenti.

Una borghesia che infonde la paura tra la popolazione, dicendole che nessuno è al sicuro e che per proteggere la sua povera e indifesa vita bisogna rinunciare via via ai diritti, concedendo al governo la facoltà di vigilare tutti gli spazi pubblici, monitorare i suoi movimenti, interferire nelle sue telefonate, intercettare la sua posta elettronica, controllare le sue finanze, sapere cosa compra, come spende il suo denaro, cosa legge, con chi si accompagna e di che cosa parlano quando lo fanno.

Un nemico esterno – oggi “il terrorismo internazionale”, prima “il comunismo” – presentato come onnipotente e di una crudeltà senza limiti si integra sul piano interno con la minaccia incarnata in migliaia di assassini che si mimetizzano con il resto della popolazione, come Holmes, per la cui neutralizzazione bisogna conferire alla polizia, al FBI, alla CIA e al Dipartimento di Sicurezza nazionale tutti i poteri necessari.

Quello che, nel 1651, Thomas Hobbes ipotizzava nel suo Leviatano come una metafora euristica (ipotesi posta come base di una ricerca, n.d.t.), impossibile da ritrovare nella realtà per la sua estremizzazione – la cessione di tutti i loro diritti che gli individui facevano al sovrano per conservare la vita – ha finito per trasformarsi in tragica realtà negli Stati Uniti di oggi.

(*) Politologo argentino

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni)

Centro di Iniziativa Proletaria G. Tagarelli - Milano

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