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(16 Dicembre 2010) Enzo Apicella
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PER IL FRONTE UNICO SINDACALE DI CLASSE

Roma, venerdì 23 febbraio

(23 Febbraio 2018)

Volantino distribuito in occasione dello sciopero generale.

il partito comunista

Oggi il sindacalismo di base ha chiamato allo sciopero nazionale i lavoratori di quattro categorie: una del settore privato – la logistica (SI Cobas e ADL Cobas) – e tre del settore statale: scuola, sanità e vigili del fuoco (Usb).

È un fatto molto positivo che nella mobilitazione dei lavoratori della scuola – e parzialmente in quella della sanità pubblica – tutti i sindacati di base (Confederazione Cobas, Cub, Usb, Sgb, Unicobas, SI Cobas, Usi-Ait) abbiano ritrovato l’unità d’azione organizzando uno sciopero in una unica data, superando le misere contrapposizioni fra le loro dirigenze che l’autunno scorso hanno impedito uno sciopero generale unitario. Nella scuola ciò ha permesso l’adesione anche della opposizione di sinistra in Cgil, consentendo un ulteriore rafforzamento dello sciopero.

Un altro elemento positivo è che l’Usb, unico sindacato di base ad aver accesso al tavolo di trattativa nazionale nella categoria dei vigili del fuoco, non ha firmato il rinnovo contrattuale, così come precedentemente non aveva firmato quello del comparto delle Funzioni Centrali, siglato dai confederali il 23 dicembre scorso.

Tutti i quattro scioperi infatti sono stati convocati con riguardo ai rinnovi contrattuali di categoria, nonostante per tre su quattro di queste – logistica, scuola e vigili del fuoco – i sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil) abbiano già apposto la loro firma su contratti “a perdere”, che avvallano l’ulteriore perdita di potere d’acquisto dei salari, in atto da anni.

Per gli statali – che hanno subito per 8 anni il blocco contrattuale – la Cgil non ha vergogna d’affermare di “aver riconquistato il diritto al contratto”, volendo dare a bere che non fosse già intenzione dello stesso padronato in veste statale procedere a tali rinnovi, naturalmente alle sue condizioni.

Per il contratto nazionale della logistica è da sottolineare come questi sindacati tricolore – in linea con quanto fatto almeno dalla fine degli anni settanta – si siano premurati di sottoscrivere una ulteriore limitazione della libertà di sciopero, inserendo una parte delle lavorazioni del settore nell’insieme della attività che debbono sottostare alle leggi anti-sciopero 146/1990 e 83/2000, che già colpiscono tutto il pubblico impiego, con l’evidente intento di fermare la forza crescente del movimento operaio in questa categoria, sviluppatasi in questi anni grazie al sindacato SI Cobas.

Se questo sciopero non riuscirà a riaprire i tavoli negoziali esso servirà in ogni caso a propagandare fra i lavoratori delle categorie coinvolte il fatto che vi sono dei sindacati che non hanno accettato e che rigettano con la lotta questi schifosi rinnovi contrattuali.

L’unione nello sciopero di quattro differenti categorie e, in questa giornata, del sindacalismo di base sono un piccolo passo avanti verso l’unità d’azione della classe lavoratrice ed un fronte unico sindacale di classe, due condizioni necessarie e fondamentali affinché i lavoratori tornino ad avere la forza per difendersi.

Ma su questa strada vi è ancora molto da fare e molti errori, e nemici, da superare e sconfiggere.

Scioperi unitari del sindacalismo di base per i lavoratori del pubblico impiego – di comparto e generali – avrebbero dovuto essere organizzati prima della fase finale di rinnovo dei contratti nazionali. Ciò non è stato possibile – in questi otto anni di blocco contrattuale – per le divisioni fra le dirigenze delle varie organizzazioni che vengono superate solo allorquando la gravità della situazione lo rende inevitabile ma riaffiorano puntualmente dopo, a sconfitta subita, impedendo la costruzione di un movimento che si muova per tempo e sviluppi la forza adeguata a rispondere all’azione concertata di padronato e sindacati di regime.

Anche nella giornata di oggi una compiuta unità d’azione si è avuta per i lavoratori della scuola, con l’organizzazione, oltre allo sciopero unitario, di una manifestazione nazionale comune. Nella sanità invece non è stata organizzata una manifestazione unitaria e vi sono state alcune defezioni dallo sciopero, di parte della Confederazione Cobas e dell’Usi-Ait.

Inoltre, in questi due comparti, e non solo, gli scioperi non dovrebbero limitarsi ad impegnare solo i dipendenti pubblici ma dovrebbero coinvolgere anche i sempre più numerosi lavoratori degli istituti privati, per spingere a una equiparazione delle condizioni d’impiego verso le condizioni di miglior favore.

Infine, l’impegno delle organizzazioni sindacali in fronti unici politici o elettorali – anche quando si pretendono anticapitalisti – è una fattore di freno e arretramento, niente affatto d’avanzamento, sulla strada dell’unità d’azione dei lavoratori e del sindacalismo conflittuale, base necessaria e fondamentale per la costruzione di fronte unico sindacale di classe. La dirigenza di un sindacato può infatti legittimamente dichiarare di appartenere ad un partito ed esprimere la sua preferenza per un dato fronte di partiti ma non deve impegnare il sindacato, le sue energie, le sue strutture a sostenerlo perché così va ad aprire una divisione all’interno del sindacato, con gli iscritti che a quella parte politica non appartengono, ed eleva un ostacolo all’adesione di altri lavoratori al sindacato, che facilmente ravvedono in esso lo strumento di un partito e non della generale difesa della classe. Si va poi ad imboccare una strada opposta a quella del fronte sindacale di classe: quella della guerra fra ibridi sindacati-partiti, che è quanto oggi avviene nel sindacalismo di base.

La lotta in difesa delle condizioni di vita e d’impiego della classe lavoratrice è in sé anticapitalista e tendenzialmente rivoluzionaria, e tanto più quanto sviluppa l’unità d’azione dei lavoratori. L’autentico partito comunista rivoluzionario persegue questo obiettivo col suo peculiare indirizzo sindacale classista – che preconizza il fronte unico sindacale di tutta la classe – e denuncia le alchimie politiche tipiche dell’opportunismo, fatte di fronti unici fra partiti e gruppi, e il suo vizio connaturato di mettere al loro servizio – danneggiandoli – il movimento operaio e le sue organizzazioni sindacali.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

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