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“UE – MERCOSUR”: UN ACCORDO
PER CONTINUARE AD OPPRIMERE I PROLETARI!

(31 Agosto 2019)

Dal n. 80 di "Alternativa di Classe"

Jorge Faurie

Jorge Faurie

Il 28 Giugno 2019, dopo venti anni di negoziati, il Mercosur e l'Unione Europea hanno raggiunto l'atteso accordo di libero scambio. L'UE è il primo partner di rilievo a concludere un patto commerciale con il Mercosur, un blocco di Paesi comprendente l'Argentina, il Brasile, il Paraguay e l'Uruguay. Il Mercosur, come associazione a tutti gli effetti, è stata costituita nel 1991, quando nella capitale del Paraguay, Asuncion, è stato firmato un accordo per la creazione di un'unione doganale e di un mercato comune.
L'accordo concluso riguarderà 780 milioni di persone e consoliderà le strette relazioni economiche tra i Paesi imperialisti della UE e quelli del Mercosur. Esso offrirà alle imprese europee un netto vantaggio in un mercato capitalistico dall'enorme potenziale economico, e consoliderà la modernizzazione in corso nei Paesi del Mercosur.
L'allora Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, aveva dichiarato: ”Quando dico che questo è un momento storico, lo faccio con cognizione di causa.
In una fase caratterizzata da tensioni commerciali internazionali, oggi insieme ai nostri partner del Mercosur inviamo un forte segnale a favore del commercio basato su regole.
Con questo patto commerciale, che consentirà di risparmiare oltre 4 miliardi di euro di dazi all'anno, i Paesi del Mercosur hanno deciso di aprirsi al commercio con la UE, e questa è ovviamente un'ottima notizia per le aziende, i lavoratori e l'economia, su entrambe le sponde dell'Atlantico.
Per questo si tratta del più grande accordo commerciale mai concluso dall'UE”.
E' un accordo che consentirà alle imprese europee di risparmiare sui dazi alla frontiera il quadruplo rispetto all'accordo UE con il Giappone, e offrirà loro un netto vantaggio sulla concorrenza del resto del mondo. L'Accordo UE-Mercosur prevede l'abolizione della maggioranza dei dazi sulle esportazioni UE verso il Mercosur, e aumenterà la competitività delle imprese europee.
Per quanto riguarda i settori industriali dell'UE, l'accordo contribuirà ad incrementare le esportazioni di prodotti UE finora soggetti a dazi elevati, fra cui le automobili (dazi del 35%), le parti di automobili (dazi dal 14% al 18%), i macchinari (dazi dal 14% al 20%), i prodotti chimici (dazi fino al 18%), i prodotti farmaceutici (dazi fino al 14%), i capi d'abbigliamento e le calzature (dazi 35%) o i tessuti a maglia (dazi 26%).
Il settore agroalimentare dell'UE beneficerà della drastica riduzione degli elevati dazi Mercosur, a cui sono attualmente soggetti i prodotti di esportazione dell'UE, come il cioccolato e i dolciumi (20%), i vini (27%), gli alcolici (dal 20% al 35%) e le bevande analcoliche (dal 20% al 35%). L'accordo consente inoltre un accesso in esenzione da dazi contingentato per i prodotti lattiero-caseari dell'UE (attualmente soggetti a dazi del 28%), ed in particolare per i formaggi. I Paesi del Mercosur stabiliranno inoltre delle garanzie giuridiche per proteggere dalle imitazioni 357 prodotti alimentari e bevande europei di alta qualità, riconosciuti come indicazioni geografiche (IG), fra cui Tiroler Speck (Austria), Fromage de Herve (Belgio), Munchener Bier (Germania), Prosciutto di Parma (Italia).
L'Accordo offre nuove opportunità commerciali nel Mercosur per le imprese dell'UE che commerciano nell'ambito di appalti pubblici, e per i prestatori di servizi nei settori, quali la tecnologia dell'informazione, le telecomunicazioni e i trasporti, semplifica i controlli alla frontiera, riduce le formalità burocratiche e limita l'uso delle tasse all'esportazione da parte dei Paesi del Mercosur. Le imprese più piccole da entrambe le parti potranno inoltre sfruttare i vantaggi di una nuova piattaforma online che garantisce facile accesso a tutte le informazioni pertinenti.
L'accordo di libero scambio ha avuto un cammino pieno di ostacoli, a causa soprattutto delle resistenze da parte dei governi del Mercosur a firmare un accordo che potesse risultare sbilanciato e lesivo della sovranità nazionale. Erano altri tempi. Quando la difesa degli interessi nazionali era la bandiera di capi di governo di “sinistra”, come Lula in Brasile e Kirchner in Argentina.
Nel caso del Brasile, il governo stima che per l'economia brasiliana il trattato genererà un aumento di 87,5 miliardi di dollari in 15 anni. Oltre agli scambi commerciali, l'accordo dovrebbe stimolare nuovi investimenti diretti nel Paese e facilitare l'accesso alle innovazioni tecnologiche provenienti dall'Europa. Per quanto riguarda il commercio, il trattato ha il potenziale per incrementare le vendite dei prodotti agroalimentari del Mercosur e dei beni industrializzati europei. In occasione dell'annuncio dell'accordo, Fecomercio SP (la Federazione per il commercio dei Beni, Servizi e Turismo dello Stato di San Paolo), ha sottolineato che, oltre a conferire maggiore competitività all'economia brasiliana, garantendo l'accesso a prodotti e servizi con tecnologia d'avanguardia, l'accordo aiuterà a ridurre le barriere e facilitare l'inserimento del Brasile nelle filiere produttive globali.
La crescita del partenariato europeo in Sudamerica costituirà un elemento competitivo rispetto alla presenza finanziaria e tecnica cinese, che tanto preoccupa gli Stati Uniti. Questo genere di considerazioni forse non è estraneo alla moderazione manifestata finora nei commenti degli Stati Uniti.
In Giappone, per il G20, Donald Trump si è astenuto dal fare dichiarazioni formali. Jair Messias Bolsonaro, capo del governo brasiliano, ha parlato di accordo ”storico”, uno dei più importanti mai raggiunti dal Paese, mentre il Ministro degli Esteri argentino, Jorge Faurie, ha descritto l'intesa come 'un passo strategico nelle posizioni dell'Argentina nel mondo'. E accenti analoghi sono stati usati non solo dai governi del Paraguay e dell'Uruguay, ma anche da Evo Morales (essendo la Bolivia sul punto di entrare a far parte del Mercosur).
Per le centrali sindacali dei Paesi del Mercosur, l'accordo avrà un impatto devastante su 'tutto il sistema produttivo, rappresentando una sentenza di morte per il settore industriale'. E' stata ignorata la richiesta di 340 organizzazioni della società civile della UE e del Mercosur, che avevano invitato a sospendere il negoziato per protesta contro la politica del governo brasiliano di violazione dei diritti sociali e di devastazione ambientale.
In Gennaio, il Brasile venne scosso dal crollo di una diga nella zona mineraria del Mina Gerais, provocato dagli eccessivi scavi minerari. L'incidente, che ha ucciso 300 persone, mette in evidenza le “sporche attività” della gigantesca impresa mineraria Vale. Vittime degli interventi dell'impresa mineraria Vale sono spesso le popolazioni indigene. Il Carajàs Iron Project, un progetto di estrazione mineraria del ferro, ha contribuito alla deforestazione dell'Amazzonia. L'impresa mineraria Vale utilizza il legno di questa regione per trasformarlo in carbone, ed essere poi utilizzato nell'industria della ghisa.
In Italia, il Ministro dell'Agricoltura, Gian Marco Centinaio (Lega), ha dichiarato: ”non accettiamo l'accordo, perché non veniamo tutelati. Il documento sull'accordo non è stato condiviso con l'Italia”. Per noi si tratta di un accordo contro i lavoratori europei e del Mercosur, che espande il potere delle multinazionali e favorisce l'agro-business, colpendo duramente i contadini poveri. Ma contro l'accordo bisogna costruire l'unità di classe tra le lavoratrici ed i lavoratori dell'Europa e del Mercosur.
Non desta stupore che Confindustria manifesti grande soddisfazione per l'accordo commerciale UE – Mercosur. Un grosso affare per i capitalisti europei e per le borghesie nazionali dei Paesi del Mercosur, ma per le masse lavoratrici i tempi saranno sempre più bui. Salari che continueranno a perdere potere d'acquisto, aumenti dei prezzi e tagli ai servizi sociali. In Europa decine di migliaia di operai hanno perso il lavoro, e sono in continuo aumento quelli messi in cassa integrazione (in virtù di accordi tra padroni e burocrazie sindacali). Aziende che decidono di delocalizzare all'estero (magari ora proprio nei Paesi del Mercosur), dove la forza-lavoro costa meno.
I governi di ogni colore politico in Europa applicano misure antiproletarie. Nei Paesi del Mercosur, la crisi capitalistica ha portato all'impoverimento dei lavoratori. In Argentina i lavoratori scioperano contro la povertà in aumento, l'inflazione crescente, i licenziamenti continui e il debito con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). I pensionati non arrivano a fine mese. Il valore del salario medio è sceso del 15,4% dal 2015, e nel 2018 è stato il più basso dal 2004. Il braccio di ferro sugli stipendi delle diverse categorie professionali ha aperto quest'anno una stagione di grandi lotte sindacali, mentre crescono i numeri del lavoro precario.
Anche in Argentina spopola il modello del lavoro a cottimo e senza garanzie dei Rider. I governi della borghesia nei Paesi del Mercosur svolgono il loro ruolo di salvaguardia degli interessi della classe che rappresentano. Alle significative mobilitazioni di operai, insegnanti, contadini e studenti, i governi dei Paesi del Mercosur rispondono con la repressione violenta.
L'aggressività imperialista degli Stati Uniti non deve far dimenticare che in America latina si tratta ancora di un antimperialismo legato soprattutto alla difesa e allo sviluppo del capitalismo da parte della frazione borghese nazionalista. Obiettivo, quello dello sviluppo capitalistico, pienamente raggiunto da Paesi come Argentina e Brasile.
Non si può chiedere al proletariato di fare “causa comune” con la borghesia nazionale, quando il suo compito storico è, invece, quello di combatterla. Il proletariato in Europa, come nei Paesi del Mercosur, ha oggi bisogno più che mai di chiarezza: sui fini, sulle vie, sui mezzi, della sua emancipazione. A questa chiarezza noi ci sforziamo di lavorare, senza arroganza, ma senza esitazioni, rifiutando la continuità del sistema capitalistico, in ogni sua variante, per costruire l'alternativa di classe.

Alternativa di Classe

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