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(28 Maggio 2011) Enzo Apicella
Fincantieri chiude gli stabilimenti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabbia e annuncia 2.500 licenziamenti.

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(Lotte operaie nella crisi)

Chi deve pagare?

(1 Giugno 2020)

scintilla

In Europa durante il mese di marzo la produzione industriale è caduta di oltre il 12% e il commercio di oltre il 7%. I dati di aprile e di maggio non sono ancora disponibili, ma è prevedibile una discesa persino più accentuata.

Il caso italiano parla chiaro: nel solo mese di aprile sono state autorizzate un numero di ore di Cig comparabile a quello dell’intero anno 2009, che fu di crisi profonda.

In moltissimi casi i lavoratori hanno visto il loro salario ridursi del 50%, mentre i prezzi dei generi alimentari sono aumentati.

Per chi è tornato al lavoro la “fase 2” – attuata dal governo Conte su pressione degli industriali avidi di plusvalore – ha significato gravi rischi per la salute e la vita.

Intanto il debito pubblico sale vertiginosamente: giungerà al 155% del PIL a fine anno, mentre il deficit arriverà al 10,5%. Senza contare i debiti europei. Chi pagherà per lunghi anni?

La classe dominante punta a scaricare l’intero peso della crisi economica, della pandemia e del debito sulle spalle delle masse lavoratrici, delle donne, dei giovani degli strati popolari, per salvare il capitale e il suo sistema.

Il neo-presidente di Confindustria ha già annunciato una nuova stagione di sacrifici (tagli ai salari, alle pensioni, alle spese sociali), mentre lo Stato borghese garantisce centinaia di miliardi ai capitalisti, invece che soddisfare le esigenze di lavoro, alimentari e sanitarie delle masse.

Il prossimo futuro vedrà licenziamenti di massa (quelli della Jabil sono solo l’anticipo), aumento dello sfruttamento, della disoccupazione, della povertà, mentre un pugno di parassiti incrementerà le sue enormi ricchezze, godendo anche dei fondi dell’erario.

Se per i padroni la pandemia è l’occasione per ricattare e dividere ancor più gli operai, per il governo Conte uscire dalla crisi significa garantire profitti e rendite ai capitalisti e ai ricchi.

Di fronte a questa politica cinica e feroce, la classe operaia e gli altri lavoratori sfruttati non hanno che una via da imboccare, nella maniera più decisa e organizzata: quella dell’unità di azione nelle fabbriche e nelle piazze.

Il movimento operaio, sindacale e popolare è chiamato a confrontare le sue proposte, a definire una piattaforma di difesa intransigente degli interessi di classe, che unisca il campo degli sfruttati e lo delimiti da quello degli sfruttatori.

Il rilancio della mobilitazione non può attendere. Il freno imposto dai divieti governativi e dalle burocrazie sindacali deve saltare a suon di scioperi e di lotte per il lavoro, per la salute, per le libertà, per rovesciare le conseguenze della crisi e della pandemia sulla testa dei borghesi, per prepararci a cacciarli dal potere. Per avanzare su questa strada è indispensabile l’organizzazione indipendente e rivoluzionaria del proletariato, il Partito.

Da Scintilla n. 108, giugno 2020

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