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    Portaerei agli ormeggi?

    (9 Giugno 2020)

    Secondo un conteggio del quotidiano Guardian, ogni anno, nella guerriglia urbana che si svolge incessantemente negli Stati Uniti muoiono in media 55 poliziotti e 1.100 "criminali". Muoiono persone di ogni colore da una parte e dall'altra ma, naturalmente, neri e ispanici sono in assoluta maggioranza rispetto al loro numero totale. Osservando l'estrema violenza della società americana, si direbbe che sia in corso una specie di guerra intermittente, e molti parlano di "seconda guerra civile americana". La definizione è suggestiva, ma va utilizzata con attenzione: in una guerra civile le due parti avversarie sono simmetriche e tendono a vincere per conquistare il potere, identificando gli obbiettivi classici della sua espressione, anche solo come simboli. In una guerra civile la simmetria è perciò da ricercare nei fini, perché le forze in campo possono essere – e nella maggior parte dei casi sono – molto differenti come potenza, armamenti, numero, ecc.

    La posizione degli Stati Uniti come super-potenza (ancora) dominante evoca quella di un paese colonialista che, non riuscendo a tenere sotto controllo le proprie colonie, è costretto a una ritirata generale e a spingere il suo dominio al proprio interno, colonizzando quella parte della popolazione che non è mai riuscito a integrare. Ma gli Stati Uniti non hanno colonie. Le portaerei che hanno sostituito le vecchie cannoniere non svolgono la stessa funzione. Il dominio dell'imperialismo attuale non ha semplicemente esasperato i caratteri di quello vecchio, è diventato un'altra cosa: si è finanziarizzato all'estremo, si è globalizzato, si è meccanizzato fino a diventare quell'involucro che non corrisponde più al suo contenuto, di cui parla Lenin. E già ai suoi tempi ne dava una rigorosa definizione: l'imperialismo delle colonie e delle cannoniere si regge sul dominio politico-militare; l'imperialismo della finanza globale e delle portaerei si regge sul dominio economico. L'Argentina e l'India, ad esempio, erano paesi sfruttati dall'Inghilterra imperialista, ma mentre l'India come colonia esprimeva un potenziale rivoluzionario borghese, l'Argentina come libera nazione esprimeva un potenziale rivoluzionario legato alla condizione proletaria.

    "L'imperialismo delle portaerei" non è più in grado di realizzare il proprio dominio tramite la deterrenza di una forza straripante e, come era prevedibile (cfr. questa rivista n.11), non appena il mondo dominato sente allentarsi la briglia, si mettono spontaneamente in moto forze centrifughe, alleanze e interscambi fra paesi che modificano profondamente i rapporti precedenti. La portaerei, macchina versatile, perfetta per un colonialismo che non ha bisogno di poggiare gli stivali su terra altrui, non rappresenta con sufficiente chiarezza un colonialismo interno. La portaerei è fatta per navigare in lungo e in largo sugli oceani, non per stare agli ormeggi. Essendo un sistema, deve rappresentare la "proiezione lontana" di potenza, la sua natura di macchina deve imprimere il carattere di macchina a ciò che la circonda. Così, chi viene in contatto con gli Stati Uniti, deve sorbirsi il santo sermone sul loro "Destino manifesto", sul fatto che il paese più forte del mondo è chiamato al dominio da forze superiori. E più vengono indebolite queste forze, più cresce la necessità di ricorrere ad esse.

    A complicare la ricerca di una spiegazione per il bisogno di essere proclamata "nazione benedetta" c'è il fatto non secondario dell'origine afro-latina di molti suoi abitanti: neri e latinos potrebbero essere protagonisti sia in una guerra civile sia in una guerra di colonizzazione interna. Quella che è sentita come una questione razziale è però una questione di classe inquinata dalla questione razziale: i neri negli Stati Uniti sono il 13,3% della popolazione totale e, aggiungendo i restanti non-bianchi si arriva al 23%. Si tratta in maggior parte di una popolazione salariata dal lavoro precario e senza riserve, esasperata dalle proprie condizioni di vita e dal continuo confronto con il resto della popolazione, in maggioranza razzista. Numericamente esile, staccata dal resto della classe per una questione di colore, la parte nera del proletariato americano ha poche possibilità di andare oltre alle manifestazioni antirazziste e alla guerriglia di strada, che produce gruppi, anche armati, molto appariscenti ma fondamentalmente ambigui.

    Se tutto procede come è iniziato, l'ambiguità dovrebbe però diventare chiarezza. Il mercato del lavoro si sta negrizzando. Non si tratterà di capire come potrebbe diventare bianca la lotta dei neri, ma come potrebbe diventare nera la lotta dei bianchi. E in questo modo il prossimo passo sarà il ritorno della schiavitù, anche per i bianchi. Solo che non sarà un passo risolutivo perché lo schiavo produce esclusivamente plusvalore assoluto, quello che si può ottenere solo con l'allungamento della giornata lavorativa, mentre l'unica possibilità di valorizzare storicamente il capitale nel suo ciclo di riproduzione è la produzione di plusvalore relativo (aumento della produttività, diminuzione del saggio di profitto).

    La criminalizzazione alimentata dal governo, dal Partito Repubblicano e da una parte della popolazione, tutti spaventati dal persistere delle manifestazioni, dalla loro vastità e dalla sostanziale internazionalizzazione nei paesi avanzati è tipica dello scontro di classe, così come la proclamazione del coprifuoco in molte città e la minaccia di ordinare l'intervento della Guardia Nazionale già schierata in diversi stati. Da notare che la Guardia Nazionale, per quanto composta di riservisti, non è una sorta di polizia interna ma è integrata nell'Esercito Federale per quanto riguarda la catena di comando, gli approvvigionamenti e l'armamento. Sembra quasi che l'inizio della ritirata del gigante imperialista dalla scena internazionale sia molestata da azioni di guerriglia dei suoi amici e nemici e che la resa dei conti finale vedrà come scenario le pareti di casa. Nelle manifestazioni verbali di suprematisti bianchi, di ragazzotti con mitraglia e camicia hawaiana, di esagitati possessori privati di armamenti da guerra, il nemico non è già più il malnutrito guerrigliero da Terzo Mondo ma il malnutrito nero d'America. Il primo per carenza di nutrienti, il secondo per abbondanza di junk food.

    In tale contesto si rafforza un patriottismo irrazionale che vede nella Guardia nazionale non tanto reparti da prima linea della Difesa ma elementi della reazionaria componente del popolo armato.

    Per il momento le portaerei non tornano agli ormeggi. Le basi terrestri rimangono aperte. Il dollaro è sempre la maggior valuta di riserva. La Cina compra debito americano. Ma andiamo su Internet: centinaia di manifestazioni, incendi, saccheggi. Copriamo le didascalie: siamo a Baghdad o Washington? Al Cairo o Istanbul? A Madrid o Hong Kong? A Parigi o Atene? Non sono domande retoriche: la borghesia americana, dalla deregulation di Reagan ha distrutto, per stupida avidità, la classe media americana, la spina dorsale d'America. Ma la middle class era costituita per metà da elementi del proletariato, visto che laggiù si calcola la posizione sociale sulla base del reddito e Taylor e Ford avevano insegnato agli ottusi capitalisti come si comprano gli operai. Perciò Reagan era riuscito in un raro capolavoro: aveva distrutto nello stesso tempo la classe media e l'economia politica, la produzione e il capitale che ne deriva, il lavoro di Adamo Smith e quello di John Maynard Keynes. Il capitalismo si è suicidato. Non possono ammazzarlo due volte, è ora di sbarazzarci del cadavere.

    1947-1957: America
    1965: La collera "negra" ha fatto tremare i fradici pilastri della "civiltà" borghese e democratica
    2003: Teoria e prassi della nuova politiguerra americana
    2019: Dov'è finito il Futuro?

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    Rivista sul "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente"

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