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(22 Febbraio 2009) Enzo Apicella

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I COSTI DELLA CRESCITA DI DRAGHI

(25 Maggio 2021)

Editoriale del n.101 di "Alternativa di Classe"

alterclasse

Il 25 Aprile scorso il Governo Draghi ha licenziato la nuova formulazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in sostituzione della versione del Piano del Governo Conte II. Venerdì 30 Aprile tale nuovo testo è stato trasmesso alla Commissione Europea, che, a sua volta, lo presenterà al Consiglio Europeo, per il prefinanziamento del 13%, erogabile, così, per il Luglio prossimo. Stiamo parlando dei primi 20 miliardi di euro.
Va ricordato che la maggior parte del finanziamento europeo collegato al Piano (122,6 miliardi di euro) è un prestito, mentre i restanti 68,9 milioni sono in termini di sovvenzioni. L'Italia ha perciò tutte le attenzioni della UE addosso, in quanto si tratta del Paese che riceverà più fondi di tutti. Gli stanziamenti per la “transizione verde” (40%) e per la “transizione digitale” (27%) sono superiori ai minimi richiesti dalla UE.
Ma non basta. La UE ha chiesto di dettagliare quelle “riforme”, giudicate necessarie per rendere, in pratica, più appetibile il Paese agli investimenti esteri. Si tratta, in particolare, di concorrenza, fisco, giustizia, Pubblica Amministrazione (PA) e “semplificazioni”.
In materia di concorrenza è prevista una legge annuale, finora promulgata solo nel 2017, da presentare entro Luglio; come spiega Draghi stesso, servirebbero “norme volte ad agevolare l’attività d’impresa in settori strategici come le reti digitali e l’energia”. Tali agevolazioni saranno poi completate con “semplificazioni”, a partire da un decreto, già in discussione, su permessi, autorizzazioni e codice degli appalti, per le quali il premier stesso, significativamente, richiama, a compensazione, la necessità di “regolamentazione” e “protezione sociale”. Queste prime due dagli “esperti” vengono definite “riforme abilitanti”.
Per quanto riguarda la PA, si dice che la sua “riforma” dovrà seguire il “criterio dell'ABCD”. Vale a dire, A, come Accesso di personale selezionato, insieme al beneamato R. Brunetta, con “HR Management Toolkit”, B, come “Buona amministrazione”, abolendo cioè i vincoli “burocratici”, C come nuove Competenze, attraverso corsi di formazione e voucher formativi, e D, sempre come Digitalizzazione. Insomma, una PA a servizio dell'impresa, ed il disegno di legge sugli incentivi alle imprese, previsto per Settembre, dovrà già provvedere a “semplificare” gli investimenti al Sud...
La giustizia dovrà essere più efficiente. A fronte del problema reale delle lungaggini e dei ritardi giudiziari, la prossima “riforma” dovrà ridurre l'arretrato, con assunzioni mirate e temporanee, digitalizzare gli archivi e, soprattutto, ridurre le tempistiche dei processi civili del 40% e di quelli penali di più del 25%, con il maggiore ricorso a mediazioni e la “semplificazione” dei diversi gradi di processo. Ci aveva pensato già il Jobs Act a far diminuire le cause di lavoro, riducendo le possibilità di farlo per i lavoratori. E poi pare che le tempistiche eccessive tengano lontani gli investitori esteri...
Ad una Commissione di esperti verrà affidata poi l'individuazione dei termini di una “riforma fiscale”, con revisione dell'IRPEF, in termini, anche qui, di “semplificazione”. Nella legge-delega, che dovrebbe uscire entro Luglio prossimo, andrà conciliata l'esigenza di mantenere un gettito adeguato per lo Stato con la richiesta, divenuta pressante da parte della borghesia, di ridurle la tassazione.
Il Commissario UE all'Economia, P. Gentiloni, ha comunicato che, oltre al rispetto degli obiettivi europei nei vari campi, sarà molto importante rispettare i cronoprogrammi di attuazione di queste “riforme”. D'altra parte, i 750 miliardi del pacchetto “Next Generation EU” sono prestiti agli Stati, che la Commissione Europea deve raccogliere “sui mercati”... Nel capitalismo nessuno fa niente per niente!
E l'Italia, poi, come quasi tutti gli altri Stati UE, ha già recepito nel Decreto “Milleproroghe” la “Decisione sulle Risorse Proprie (DRP)”, cioè l'impegno a versare di più in caso di richiesta UE. Tali risorse proverrebbero ad oggi, in buona sostanza, da un'imposta sugli imballaggi in plastica non riciclati e dall'IVA. A queste, si dovrebbero aggiungere nei prossimi anni nuove voci di interesse UE.
Il PNRR italiano è articolato in sei “missioni”. Alle risorse del “Recovery Plan” vanno aggiunti anche 31 miliardi di euro del “Fondo complementare”, proveniente dall'Italia stessa, e 13,5 miliardi del fondo europeo REACT-EU, per la “politica di coesione” sociale.
Al di là del dettaglio sulla ripartizione della provenienza dei fondi per ognuna, la “mission” più finanziata risulta essere la “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, con quasi 70 miliardi totali; seguono poi, in ordine di importi totali, “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” con circa 50 miliardi, “Istruzione e ricerca” con più di 30 miliardi, poi “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, “Inclusione e coesione” con poco meno, ed infine, con circa 20 miliardi la “Salute”.
Ogni Missione si articola in Componenti con una ripartizione di stanziamento. Le Componenti, cioè gli “ambiti in cui aggregare progetti di investimento e riforma dei Piani stessi”, sono sedici in tutto. Gli stanziamenti per le Componenti sono, a loro volta, divisi tra le specifiche “riforme”, settoriali, previste e gli investimenti. Le quasi 300 pagine del PNRR, che M. Draghi considera “di portata strategica”, traguardano per il 2026 un aumento del PIL del 3,6% e della occupazione del 3%.
La Missione della digitalizzazione ed innovazione riguarda le infrastrutture di comunicazione, e cioè sia la PA, che il “sistema produttivo”, da rendere più competitivo; ed in particolare vengono individuati come strategici i settori del turismo e della cultura, entrambi “4.0”. Gli obiettivi di questa “Mission n. 1” sono tesi a rendere, anche con nuovi strumenti finanziari, più competitivo il “Made in Italy” sui mercati, con il supporto di una PA moderna ed estremamente digitalizzata, oltre che “snella”.
La “Mission n. 2” riguarda la “transizione ecologica”, cioè il principale nuovo business, cui si è votata la UE, con il “Green Deal”. La maggior parte degli investimenti sono previsti nelle energie rinnovabili, come ad esempio l'agrovoltaico, il potenziamento e la digitalizzazione delle infrastrutture di rete, transizione energetica e mobilità sostenibile, ed, in particolare, l'avvio dell'uso dell'idrogeno, secondo la “EU Hydrogen Strategy”. Inoltre ne fa parte la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, meglio nota come “110%”...
La “Mission n. 3”, cioè le “Infrastrutture per una mobilità sostenibile (?!)” prevede di incrementare l'alta velocità ferroviaria, oltre che monitorare i viadotti stradali ed investire nel sistema portuale.
Le “Mission n. 4” e “n. 5” riguardano rispettivamente “Istruzione e ricerca” e “Inclusione e coesione”. La prima punta ad adeguare l'offerta formativa all'adattamento alle nuove “sfide tecnologiche” verso aumenti della produttività, mentre la seconda vuole potenziare il sostegno alla imprenditorialità, in particolare femminile, al “terzo settore”, nonché agli investimenti nelle “aree interne”.
Per quanto riguarda la “Mission n. 6” sulla “Salute”, più che di un potenziamento in strutture e risorse, come l'andamento della pandemia indurrebbe a pensare, le due Componenti previste sono, testualmente, “Innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale” e “Reti di prossimità, strutture e telemedicina...”.
Dalla disamina del PNRR emerge quanto la “valanga di soldi” proveniente dall'Europa vada, in effetti, direttamente e/o indirettamente, alle imprese, e non certo ai lavoratori e ai ceti deboli. Del resto, anche l'ultimo finanziamento a fondo perduto, pandemia permettendo, che peraltro aumenta lo scostamento di bilancio, e quindi il debito nazionale, e che è costituito dal Decreto “Sostegni bis”, varato Giovedì 20 dal Governo, stanzia 40 miliardi, destinati quasi tutti alle imprese, a fronte di soli 4 miliardi per i lavoratori: il solo 10%!...
Come ha apertamente dichiarato il premier M. Draghi nella conferenza-stampa di presentazione, dopo avere sottolineato i meriti, come Governo, della campagna vaccinale e delle riaperture, il suo principale obiettivo attuale era la “ricapitalizzazione delle imprese”, anche se poi, a suo dire, saremmo un “Paese che non lascia indietro nessuno”... Alla “crescita di rimbalzo” del trimestre in corso, farà seguito quella vera, legata al PNRR, con, in arrivo, i primi finanziamenti dell'estate. Non ha parlato, invece, di chi ne dovrebbe pagare i costi!...
Un'altra delle “riforme di settore”, cui il Piano fa riferimento, è quella degli ammortizzatori sociali, e già da qualche settimana il Ministro del Lavoro, A. Orlando, va dicendo che è prioritaria. Anche Confindustria, che, per bocca di C. Bonomi ha giudicato come “emergenziali” le misure del Decreto, ha richiamato la medesima priorità, sottolineando la bozza presentata al Governo come associazione “datoriale”. In conferenza, M. Draghi ha così delegato proprio al Ministro A. Orlando l'annuncio sulla bocciatura della proroga del blocco dei licenziamenti.
L'atteggiamento di fondo dei sindacati confederali è stato, da tempo, quello di chiedere un proprio coinvolgimento anche nella stessa gestione del Piano, mentre il Ministro Orlando, deviando rispetto a quanto dichiarato ancora Martedì 11, già Lunedì 17 aveva comunicato: “Meglio proroga Cig, che blocco licenziamenti”, come se una cosa dovesse per forza escludere l'altra!... Conta, evidentemente, sul fatto che i sindacati confederali, pur di ritrovare un ruolo sul piano locale, contrattando le chiusure, non dovrebbero fare una vera opposizione.
Del resto, nonostante la sua recente riaffermata contrarietà alle intenzioni di M. Draghi, già l'intervista di M. Landini su “Il Manifesto” del 6 Aprile scorso, in cui il leader della CGIL mostrava di volersi “misurare”, come sindacato, sulla “grande questione ambientale” per la affermazione di “nuovi diritti”, lasciava intendere che il terreno di confronto sarebbero diventati “la natura degli investimenti” e “gli indirizzi delle imprese”. L'orizzonte, oltre all'agognato “diritto di rappresentanza per legge”, sono “nuove forme di codeterminazione” decentrata, che si vanno a conciliare strategicamente con il discorso di A. Orlando...
Il Ministro in conferenza ha detto a chiare lettere che il suo obiettivo è quello di “aiutare la ristrutturazione delle imprese”, anche se difendendo l'occupazione “per quanto possibile”. Gli “interventi” saranno “mirati, e non generalizzati”. I “nuovi” strumenti, che accompagneranno lo sblocco dei licenziamenti, saranno rappresentati dai “contratti di rioccupazione”, da quelli “di solidarietà” e da quelli “di espansione”.
Va ricordato che il quadro di riferimento è sostanzialmente immutato: la scadenza del blocco, confermata per il 30 Giugno prossimo, vale per le aziende che utilizzano la CIG ordinaria, mentre, per quelle che utilizzano la CIG in deroga o il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), il blocco era già previsto fino al 31 Ottobre '21. Dopo tali date potranno essere utilizzati i citati contratti come “rete di protezione”; l'unica novità a livello di scadenze è che, per le imprese che chiedessero la “Cassa-COVID” entro Giugno, il blocco dei licenziamenti verrà prorogato al 28 Agosto.
Il “contratto di rioccupazione”, che dovrebbe essere un incentivo in più all'assunzione, è un nuovo contratto a tempo indeterminato con sgravi contributivi del 100% per il padrone. Al termine di sei mesi, al massimo, di prova (durante i quali sono previsti anche corsi di formazione) l'azienda deciderà se confermare o meno l'assunzione; in caso negativo, lo sgravio sarà restituito.
Il “contratto di solidarietà” varrà per le aziende con un calo di fatturato di almeno il 50%; in tal caso, con “l'impegno a mantenere i livelli occupazionali”, le retribuzioni saranno ridotte al 70%. Il “contratto di espansione”, invece, sperimentato nel 2019 e 2020, verrà esteso fino alle aziende con almeno 100 dipendenti. Si tratta di un prepensionamento volontario, previo accordo sindacale aziendale, fino a 5 anni prima del dovuto (sia vecchiaia che anzianità di servizio), durante i quali l'azienda anticiperà una indennità pari a quanto maturato. Per i dipendenti in rientro dalla CIG nei settori più penalizzati, è previsto poi un totale esonero contributivo.
Mentre le esigenze delle imprese sono, come si vede, sempre al primo posto, si preannuncia un'estate pesante per molte famiglie di lavoratori: lo stesso Governo stima in almeno 500mila il rischio del numero di altri posti di lavoro che andranno persi. Senza contare che più del 60% delle famiglie “fatica ad arrivare a fine mese e va in crisi già per una spesa imprevista!...
Già in cantiere da parte dei sindacati confederali nell'ultima settimana di Maggio una “mobilitazione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”, in cui pare che, forse, confluisca anche la questione occupazionale. Soltanto l'introduzione della liberalizzazione totale dei subappalti ed il ritorno al “massimo ribasso” nelle gare, contenuti nella bozza del decreto sulle semplificazioni, ha provocato un corale dissenso anche nei confederali... Il sindacalismo di base appare, invece, come al solito, troppo diviso per sopperire alla grave latitanza confederale, peraltro prevedibile.
Il Governo Draghi, all'insegna della “crescita” sta imponendo, sul piano della lotta di classe, l'ordine sparso, che appare inevitabile. Si tratta, però, di rifiutare di ragionare sia in termini politicisti, che di “riforme” e “investimenti”. La pandemia ha creato una situazione potenzialmente unificante, che il capitale sta, invece, differenziando prima di tutto nei luoghi e nei settori produttivi. Sta ai comunisti essere presenti nelle necessità e nelle mobilitazioni operaie, per ricostruire la altrettanto necessaria unità di classe, a partire dalle esigenze più elementari di vita, che rischiano oggi di essere messe in discussione.

Alternativa di Classe

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