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Associazione, costituente, rete, partito: discutiamone.

In margine ad un articolo del compagno Marco Ferrando pubblicato sull'ultimo numero di Contropiano

(15 Febbraio 2007)

Sull’ultimo numero di “Contropiano” Marco Ferrando, relazionandosi alla proposta di Associazione Marxista fatta dai compagni della Rete dei Comunisti, sostiene che sia venuta “l’ora di un salto politico organizzativo nell’azione di raggruppamento di tutti i compagni disponibili a costruire una forza coerentemente comunista, indipendentemente dalla diversità delle storie e delle provenienze di appartenenza”. Poi precisa giustamente che tale unità richiede comunque un comune riferimento a principi strategici alternativi al riformismo in tutte le sue salse vecchie e nuove. In tal senso, “andando al fondo della questione”, precisa che “non esiste un ‘comunismo novecentesco’ quale comune famiglia, un po’ litigiosa, di cui correggere gli errori, e ripulire gli armadi”. In altre parole, lo stalinismo vecchio e nuovo non è parte del comunismo, ma la sua negazione. Sono d’accordo. Vorrei fare, al momento, solo due telegrafiche osservazioni, con la più ampia disponibilità e il più vivo interesse ad un confronto unitario.

Per rendere però credibile questa impostazione -che a tutta evidenza si rivolge comunque ad una pluralità di provenienze rivoluzionarie- è necessario innanzitutto partire con un minimo di coerenza formale. Non mi pare che il costituendo partito di Ferrando stia iniziando con tale coerenza, nel momento in cui ci propone la rifondazione della IV Internazionale, peraltro in modo così ossessivo da farla diventare slogan di cortei in sostituzione perfino ai temi delle manifestazioni. In questo egli non è più credibile di “Contropiano” che, almeno formalmente, pur con l’ecumenismo storico di cui sopra, non evoca semplicemente la rifondazione del movimento comunista maggioritario del secolo scorso. Chiarisco meglio: non ho alcuna pregiudiziale contro il trotskismo; ritengo insostenibile che esso, pur con il suo nocciolo più nobile, possa essere il catalizzatore di una nuova riaggregazione, senza dire che il “trotskismo reale” (contro cui spesso si batte anche Ferrando) ha condiviso e condivide molti tratti con il riformismo, ma anche, in altre sue varianti, del settarismo autoreferenziale, frutto altrettanto degenere di quel comunismo novecentesco sia pure di “nobili ascendenti”.

La seconda condizione per rendere credibile la giusta premessa di Ferrando riguarda le modalità e i tempi di una azione sinergica tra le varie tendenze comuniste in campo. Se effettivamente l’esigenza è quella di mettere almeno in rete interattiva diverse provenienze, senza l’ansia di dover approntare un credibile cartello per le prossime elezioni, ma anche senza l’illusione di poter superare le attuali difficoltà semplicemente sommando le attuali debolezze, il percorso deve essere scandito sui ritmi del conflitto di classe, verificando la congruenza dei soggetti coinvolti a tali ritmi e non solo ad astratte adesioni ai principi. In tal senso non si tratta di allungare o accorciare i tempi, ma di essere attenti alla funzionalità del compito che si vuole perseguire. Per essere più chiaro, la mia esperienza ormai di molti decenni mi ha fatto conoscere tanti e tanti soggetti pronti a declamare enfaticamente di essere comunisti, per poi rendersi disponibili prevalentemente ad eroiche imprese elettorali; come pure altri soggetti infaticabili nel predicare apocalissi rivoluzionarie, tinte di sangue scarlatto, ma quasi sempre indisponibili a rischiare di partecipare a qualsiasi manifestazione di protesta, a qualsiasi impegno politico nelle lotte di “massa” e a qualsiasi cosa che gli somigli (scioperi, volantinaggi, assemblee)...con il facile, e ormai noto a qualsiasi pollo, giochino sulla loro impurità.

Mi sarà concesso almeno il beneficio del dubbio su tentativi che, pur con ottimi intenti e proclami, finiscono per attirare un buon numero di soggetti, che si fanno scudo dell’anti-astensionismo elettorale (molto a sproposito visto l’andazzo pietoso degli ultimi anni), con uso e abuso del povero “Lenin”, o di un sospetto anti-attivismo?

In ultimo mi è parso di intendere che la proposta dell’Associazione Marxista fatta dai compagni della Rete, non voglia avere immediati risvolti organizzativistici e cerchi di sfuggire ad una logica da surrettizio “Fronte Unico” come contenitore in cui giocare la propria egemonia e/o da “cinghia di trasmissione” di novecentesca memoria. Al momento -salvo smentite formali e/o di fatto- in essa si può cogliere soprattutto la dichiarazione d’intenti di voler impulsare un circuito virtuoso di ricerca e approfondimento coordinato, in grado di riaggiornare la cassetta degli attrezzi dei marxisti anche sul piano, culturale, teorico ed analitico all’altezza delle sfide poste dal capitalismo e dello scontro di classe nel XXI secolo.

Se si assumesse tale consapevolezza, in aggiunta alle due “elementari” condizioni prima citate, si partirebbe da ottime premesse, per intendere che non si tratta tanto di ristabilire una presunta “ortodossia” andata smarrita e di cui ciascuno è convinto di avere in mano il bandolo della matassa da dipanare, ma di reinterpretare la realtà che abbiamo sotto gli occhi in modo non autoreferenziale e di poter agire in essa in maniera non ideologica.

Certo utilizzando le battaglie e le acquisizioni di chi ci ha preceduto, nella ricerca di un superamento rivoluzionario del capitalismo, ma anche sapendo che lo stato di inconsistenza, sui molteplici piani, dei comunisti attuali non dipende solo dalla scarsezza degli epigoni e dalla insospettata dinamicità dimostrata dal capitalismo, bensì essa richiama anche le insufficienze, i buchi neri e i veri e propri errori, che hanno attraversato in maniera diversificata le varie correnti del marxismo rivoluzionario che abbiamo alle spalle, e che esse potevano appoggiarsi in qualche caso persino a dei punti deboli dei “padri fondatori”.

Questa è la sfida in cui ci sentiamo coinvolti e a cui sentiamo la necessità di dover rispondere.

Un minimo di modestia e di realismo ci rende consapevoli di quanto tale compito sia fuori della portata, non solo nostra ma anche delle singole tendenze esistenti sul campo. Per tale motivo ci sentiamo sollecitati ad entrare in un circuito a rete, dove si cooperi, partendo inevitabilmente dalle proprie “sensibilità” e specificità, nella direzione di ridare credibilità efficacia ed autorevolezza ad un pensiero critico e ad un’azione politica che vuole contribuire al superamento dello stato di cose presenti.

Silvio Serino del Collettivo RED LINK

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