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Piazza Navona: dalle parole ai fatti

(10 Luglio 2008)

I socialisti, in linea con la gloriosa tradizione craxiana, vanno in massa sotto il Quirinale (150 persone), a fare il tifo per il Presidente Napoletano che si accinge a firmare il lodo Alfano, che salva il “Caimano”, e dichiarano il proprio amore a Berlusconi affermando che se fossero stati presenti in Parlamento avrebbero votato a favore del provvedimento.

Ci deve essere una affinità elettiva tra i distruttori del partito comunista e di quello socialista, Tra chi come Napolitano ha dedicato la vita a demolire valori, principi e organizzazioni dei lavoratori, e gli eredi di Craxi, segretario di un partito che al posto del socialismo ha messo le tangenti e ha consegnato il monopolio televisivo alla P2 e alla destra.

Anche se la storia è conosciuta da tempo, fa impressione vedere i liquidatori della sinistra italiana solidarizzare così apertamente e proprio in occasione di un evento che pone le basi della disuguaglianza fra i cittadini rispetto alla legge e crea le basi della dittatura.

I centomila a piazza Navona, non essendo un partito, dicono cose molto distanti tra loro, è da tempo che non c’è la possibilità di sfogarsi in piazza, e la cosa è stata bella e liberatoria, ma aldilà della strategia referendaria di Di Pietro che parla di abrogazione delle leggi vergogna, non si vede un obiettivo che possa coagulare la forza di un movimento potenzialmente assai vasto.

Per Di Pietro,che vorrebbe mettersi alla testa della opposizione screditata dallo spento Veltroni, l’occasione è ghiotta, ma le vecchie e varie identità di sinistra rimangono, i “grillini” parlano un altro linguaggio, i vari intellettuali sono molto restii ad intrupparsi in una opposizione che resta troppo legata al tema della legalità e che non ha strategie per economia, ambiente, salari, pensioni.

Il rischio di vedere dissolversi nel nulla un movimento con tante anime e culture è alto, ed è enormemente sbagliato pensare a un partito, ma occorre avere un obiettivo in comune, qualcosa di concreto, che tocchi lo strapotere della Casta politica e soprattutto del “Caimano” cosa che grida vendetta e che ha messo in mora la democrazia, è possibile, e si chiama contropotere mediatico, per creare una “public company” formata da centinaia di migliaia di azionisti, per comprare e gestire una emittente televisiva nazionale.

Tale operazione è non solo possibile, ma necessaria, perché riporterebbe una dialettica democratica in un paese soffocato dal monopolio del “pensiero unico”. Sarebbe un evento democratico in cui i cittadini sono parte attiva, partecipi, proprietari con diritto di voto per eleggere liberamente il consigliere delegato e il consiglio di amministrazione di una struttura realmente al servizio dei cittadini.

Il canone, che oggi come pecoroni versiamo per mantenere la RAI, è in realtà un finanziamento occulto ai partiti, che nella RAI si sono infiltrati, se la sono spartita fino al punto che Vespa affermò che il suo editore di riferimento era la DC, truffando i cittadini che avevano bisogno di un vero servizio pubblico.

Il reato che è stato commesso contro la cittadinanza è quello della truffa: una struttura pagata dai cittadini e mantenuta col canone, non svolge il suo ruolo di pubblico servizio, e si deve trovare una formula giuridica per non versare più il canone e far fallire la Rai.

Immaginiamo una piazza virtuale in cui i servizi di informazione siano affidati a Travaglio e lo spettacolo a Grillo, dove arrivano le voci di ogni problema e di ogni iniziativa, senza pubblicità, dove si fa controinformazione scientifica su quello che respiriamo, quello che mangiamo, le medicine che ci danno, per far emergere le tante porcherie che oggi sanno in pochi.

Oggi Fini si permette di dire che la Guzzanti è stata oscena, e il coro delle TV e dei giornali applaude, ma non si sente la voce di chi considera osceno un signore che fa favori alle attricette in cambio di prestazioni sessuali e pretende anche la rispettabilità e l’impunità. Osceno è chi si comporta così, non chi lo denuncia senza mezzi termini.

La raccolta di firme di Grillo, i referendum, sono onerosi e inutili perché possono essere vanificati da misure di “Palazzo” e anche una IDV al 10% non risolve nulla.

Una iniziativa di massa come quella che propongo può mettere le fondamenta di una nuova cultura, un nuovo modo di intendere la politica, una filosofia di contare su se stessi e di non delegare, far emergere la necessità che l’economia venga governata in nome della sostenibilità ambientale e con una scelta energetica basata sul nostro amico sole.

Senza questo strumento, che dimostra la forza e la volontà di centinaia di migliaia di cittadini, non si va da nessuna parte. Il monopolio mediatico va infranto e questa è l’unica cosa che può fermare Berlusconi.

10 luglio 2008

Paolo De Gregorio

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