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Nonsoloarabi, oaxaca in fiamme

(16 Febbraio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in fulviogrimaldi.blogspot.com

Nonsoloarabi, oaxaca in fiamme

Oaxaca, 15 febbraio 2011- foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

Dal 15 gennaio scorso Oaxaca, la seconda città del Messico, è di nuovo la scena di uno scontro dai tratti insurrezionali, se non rivoluzionari, come cinque anni fa, nel 2006, quando da giugno a fine novembre la città e metà dello Stato omonimo, tribù indigene comprese, si rivoltò contro il governatore Ulises Ruiz e i presidenti-canaglia, succedutisi quell'anno, Vicente Fox e Felipe Calderon (quest'ultimo ladro delle elezioni del 2006, presidente abusivo grazie allo spostamento di un milione di voti dal vincitore della sinistra, Lopez Obrador, a sua volta boicottato dall'ineffabile Marcos). Il tema, allora, come oggi, erano un governatore e presidenti eletti con i brogli, le infime condizioni di vita della maggioranza della popolazione, la complicità con il narcotraffico, utilizzato per militarizzare e reprimere l'intero paese, la decimazione di contadini e indigeni, privati delle loro terre a vantaggio di imprese e latifondisti, la devastazione dell'ambiente ad opera delle multinazionali, la distruzione dell'agricoltura grazie al dumping Usa che arma di sussidi i coltivatori Usa di mais, desertificando il paese che ne era il massimo preoduttore mondiale.

Nello specifico, l'elemento scatenante dell'insurrezione (con la liberazione del centro città, la resistenza a brutalità, arresti, torture, sparizioni eseguiti da polizia locale, polizia federale, esercito, marines, elicotteri, la partecipazione alla lotta di tutti gli strati della popolazione), fu una causa tra le più nobili: l'istruzione. Insorsero per primi gli insegnanti, seguiti subito dagli studenti, dalle donne, dai campesinos, dagli indigeni, dalle organizzazioni sociali ed ambientaliste, da gran parte del ceto medio.

Il governo aveva tagliato gli stipendi agli insegnanti della scuola pubblica, i finanziamenti a quella scuola, introdotto corsi di manipolazione delle coscienze e conoscenze, e elargito vasti privilegi e benefici alle scuole private. Vi rieccheggia qualche riferimento nostrano? Non è la strategia planetaria del capitalimperialismo per mettersi sotto i piedi masse rincoglionite e inerti?

Nonsoloarabi, oaxaca in fiamme

foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

Io ero a Oaxaca pochi mesi fa, al centro di un giro per il Messico storico, di Emiliano Zapata e Pancho Villa, e odierno, dall'insanguinato confine del Nord con i padrini-padroni Usa, sovrintendenti di tutto quello che di drammatico succede in Messico, da quando ne rubarono metà nell'800, fino al Chiapas e al confine col Guatemala. Il Messico del narcotraffico intrecciato al regime e alle banche Usa, della finta guerra ai narcos e di quella vera al popolo, della militarizzazione capillare, del primato di morti ammazzati nel mondo, della strage di migranti e dello spaventoso femminicidio. A Oaxaca, Mercedes, una militante della "Guerra di Oaxaca" del giugno-novembre 2006, mi aveva fatto rivivere i giorni eroici di quella grande, interminabile rivolta di popolo, con i suoi insegnanti all'avanguardia, i suoi studenti, le sue emittenti libere o liberate che erano le radio di campo dei rivoluzionari, i suoi medici volontari che, per sottrarre i feriti al sequestro dei militari, avevano allestito presidi medici nelle zone della battaglia, le sue donne, come sempre in America Latina, all'avanguardia delle lotte, i suoi cittadini che sostenevano i combattenti con viveri, acqua, rifugio, i suoi morti, almeno 12, i suoi esuli all'estero, i suoi torturati e desaparecidos.

Chi di quell'epica lotta era stato testimone e attivista non aveva messo i remi in barca. Ne erano prova i numerosi presidi di strutture in lotta che occupavano lo zocalo, la piazza centrale e, nel caso dei Triqui di San Juan Copala, i presidi li avevano estesi fino a Città del Messico, le tante associazioni impegnate nel sociale, nell'ambiente, per le donne, per un "altro mondo necessario", le quotidiane manifestazioni di settori di società seviziati e sfruttati dal più feroce regime neoliberista e dalla sua strategia di trasferimento della ricchezza dal basso verso un ristretto vertice criminale. A Oaxaca, come in Chiapas, a Chihuahua, in Guerrero, in forma guerrigliera, nel Distretto Federale, il lascito di Zapata, Villa, Benito Juarez e della tante lotte succedutesi negli anni fino all'incandescente primo decennio del nuovo secolo, serpeggiava in una coscienza divenuta negli anni passati e nei molti scontri vittoriosi arma di combattimento popolare, arma di costruzione di massa.

Nonsoloarabi, oaxaca in fiamme

foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

Cinque anni fa, come oggi, la scintilla è stata una provocazione del regime contro il diritto alla conoscenza, all'eguaglianza e alla libertà di pensiero: l'assalto ai residui diritti della scuola pubblica a vantaggio di un'abnorme espansione della scuola privata e di un'istruzione finalizzata a rafforzare il modello economico di rapina, di annichilimento politico, di disfacimento e alineazione culturale imposto a tutti i paesi clienti e ascari degli Usa. Gran parte delle 13.550 scuole pubbliche dello Stato di Oaxaca sarebbero rimaste paralizzate per il deflusso di alunni dal pubblico a un privato praticamente esentasse. Il meccanismo messo in opera, in combuitta con la Chiesa, da tutti i regimi ancellari del dominio imperialista allo scopo di ottenere una massa amorfa, intellettualmente ineffettuale e sterilizzata, socialmente frantumata. Mi ricordo le parole di una militante zapatista del Chiapas, Mercedes, di quei militanti che avevano abbandonato al suo destino un subcomandante Marcos imprigionato nel suo isolamento etnicista e nei suoi onanismi affabulatori), ma avevano dato nuovo slancio alla lotta contadina nel segno di uno zapatismo, né turistico, né cinematografico: "Ai campesinos che recuperano le loro terre, non solo si lanciano addosso gli sgherri paramilitari del regrime, ma li si privano per prima cosa dei servizi essenziali, dall'acqua all'istruzione. I bambini del Chiapas sono al 50% denutriti e altrettanti sono senza scuole. L'obiettivo è allevare un popolo che non sa utilizzare che il machete e non ha le risorse materiali e intellettive per far niente di più che lo schiavo agricolo" . Così anche in Oaxaca, fino alle maquiladoras, le fabbriche di assemblaggio multinazionali del Nord, dove ragazze dai 14 anni in sù vengono spremute fino a quando sono da buttare.

Nonsoloarabi, oaxaca in fiamme

foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

Il 15 febbraio scorso è ridiscesa in campo l'APPO, Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca, che negli anni passati aveva saputo dare all'insurrezione un quadro organizzativo, una tenuta e una chiarezza di obiettivi che, evidentemente, la repressione di questi anni, i veleni di una società infiltrata dalla criminalità politica ed economica, non avevano saputo soffocare. Iniziata, come allora, dagli insegnanti del sindacato di classe "Sezione 22", la rivolta ha preso nel giro di ore poossesso del centro della grande città, occupando lo Zocalo e trincerandosi dietro a barricate erette nei punti strategici. L'intervento dei federali, della terroristica "Polizia preventiva", quella che nel 2006 aveva bombardato di gas CS tossici la popolazione dai carri armati e dagli elicotteri, ha provocato la dura risposta dei manifestanti, a colpi di mazze, pietre e incendi di veicoli militari, contro i gas e le armi da fuoco. Un giornalista, Gilbardo Mota di Radio Raga, ha avuto la gamba trapassata da un proiettile. 20, la sera del 15, i feriti tra i manifestanti, 5 tra i poliziotti.

Felipe Calderon, un figuro non dissimile dal nostro guitto mannaro, sotto schiaffo anche in parlamento per il tasso alcolico delle sue performance pubbliche, aveva scelto il giorno dell'annuncio del nuovo massacro dell'istruzione pubblica, per fare visita a Oaxaca. Sono stati diretti anche contro questo inetto e corrotto cialtrone i lanci dei sassi degli insorti di Oaxaca.Il ministro dello Stato per la Sicurezza Pubblica (una specie di Maroni), che faceva da valletta al presidente, è stato acchiappato e malmenato.

Nonsoloarabi, oaxaca in fiamme

foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

Oggi, 16 febbraio, l'APPO annuncia che la resistenza continua, che verrano costruite nuove barricate, che le zone occupate resteranno tali. Vedremo se si tratta di una fiammata del fuoco che cova sotto la cenere di una normalizzazione solo apparente, o della ripresa del grande incendio. E' nella consapevolezza dell'inevitabilità di una nuova esplosione determinata dall'insopportabilità delle condizioni di vita dettata ai popoli subalterni dal modello di sfruttamento e devastazione occidentale, che lo Stato colonizzato da Wall Street, anche per garantirsi la sicurezza del transito della droga dalla Colombia ai mercati Usa e alle banche che ne traggono la massima parte del proprio profitto, ha lanciato quella che chiama "la guerra al narcotraffico". Una guerra di classe, forte di 135mila effettivi di tutte le forze armate e di polizia, addestrate e armate dal Pentagono, guidate da consiglieri israeliani, e di quei miliardi di dollari che il Plan Merida assegna per la bisogna al governo di Città del Messico.

Nonsoloarabi, oaxaca in fiamme

foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

Hillary Clinton, descrivendo la situazione messicana come insurrezionale, ha prefigurato una nuova guerra di Washington al "terrorismo". Oltre a essere già schierate al confine, onde falcidiare, insieme a volontari cacciatori di teste, i disperati, spodestati nei propri paesi dalla depredazione Usa, che sognano un fallace ricupero di vite e dignità nella metropoli imperiale, unità dell'esercito statunitense sono pronte all'intervento. Le loro "forze speciali", meglio dette squadroni della morte, sono già alacremente attive in Messico, in combutta con i cartelli alleati al potere. Coloro che hanno inneggiato, da destra a un'inconsulta "sinistra", a un Obama, benevolo e pacifico democratizzatore di un Egitto "in preda al caos e al disordine", si rendano conto che l'imperialismo, il padrone, varieggia sempre tra carota e bastone, l'una e l'altro finalizzati a spopolamento, dominio e rapina. In Egitto con una giunta militare che, fingendosi riformatrice, cerca di stringere un cappio vasellinato attorno alla testa della rivoluzione, in Messico con una giunta narcomilitare (modellino Kosovo) che, esauriti gli strumenti economico-politici di addomesticamento, fa del paese il campo di battaglia finale tra élite e popolo. In Honduras, appena 20 mesi fa, con il colpo di Stato, la dittatura, un regime fantoccio alla Karzai e, anche lì, con gli squadroni della morte del collaudato Negroponte .Non ne perde una, il capitalismo necrocrate in deficit di accumulazione, delle sue opzioni di morte.

Nonsoloarabi, oaxaca in fiamme

Il Cairo, 15 febbraio 2011- foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

Il Messico è l'anteprima di quanto si va progettando per molti paesi nel mirino dell'imperialismo. Da noi ci si è già portati avanti parecchio con il lavoro: magistratura da mettere al muro, criminalità come ordine costituzionale, cogestione mafiosa dell'economia e del controllo del territorio, corruzione endemica dell'apparato statale e virus iniettato nel corpo della società, controllo sociale, tecnologico, poliziesco e militare, deflagrazione culturale ed etica. Che il fuoco di fila che divampa, davvero abbagliante, dalle piazze di Oaxaca ai campi del Chiapas, dalle donne martiri in marcia a Ciudad Juarez alla rivolta contadina e operaia e, come da una fatiscente rete di oledotti, scoppia nel resto del mondo, possa scaldarci. Meglio, raggiungerci.

Fulvio Grimaldi

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