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L’ADESIONE DI “PERCHE’ LA SINISTRA”.
18 E 19 OTTOBRE, IN SCIOPERO IL SINDACATO DI CLASSE, IN PIAZZA L’OPPOSIZIONE

(16 Ottobre 2013)

18 e 19 Ottobre due giorni di lotta.
Proporre l’alternativa, combattere la crisi dal punto di vista della lotta di classe.
Questi ci appaiono i punti fondamentali sui quali è necessario si sviluppi un’indispensabile mobilitazione tesa a realizzare una piena riuscita dello sciopero generale proclamato dal sindacato di classe e della grande manifestazione dell’opposizione che si svolgerà a Roma il 19 Ottobre.
Una manifestazione che auspichiamo veda raccolti assieme le compagne e i compagni che rappresentano in tante situazioni l’insorgenza sociale, l’idea e la pratica di una società alternativa.
Non ci sentiamo impegnati soltanto a fronteggiare l’arroganza del padronato, la repressione dello Stato, il peso delle scelte imposte dall’Europa della troika e dei banchieri.
Ci troviamo alle prese con una gigantesca mistificazione di massa e con l’arretramento delle forme democratiche.
L’opinione pubblica sta così vivendo vere e proprie forme di regressione collettiva.
Appaiono smarriti gli strumenti culturali, politici, istituzionali indispensabili per poter incidere sulla realtà, presentare un’ipotesi di società “diversa”, proporre” altri” stili di vita, di consumo, di relazione.
Strumenti che l’opposizione sociale e politica è chiamata a recuperare.
La consapevolezza di questo generale degrado non può limitarci a costatare una sorta di “estraneità” dall’esistente oppure indurci al rifugio all’interno dei meccanismi del sistema, magari per farci fagocitare e godere di qualche interstizio di privilegio soggettivo.
Nella storia della sinistra e del movimento operaio sono state vissute stagioni diverse di vita politica rispetto a quelle attuali: dobbiamo analizzare ciò che sta accadendo ma senza smarrire le nostre coordinate fondamentali e non cedere sui principi di fondo.
Non proprio il caso di abdicare in questo momento storico.
Come sempre sarà la storia a distribuire le esatte ragioni e la storia, nonostante ciò che ha scritto Fukuyama, non è davvero finita.
Non è tempo di contemplazione sociologica, né di “indignazione” ma di aprire una vera e propria stagione di ricostituzione di soggettività e d’identità attorno a due elementi analitici di fondo: la costruzione di una prospettiva di trasformazione della società sulla base dell’intreccio tra le contraddizioni “materialiste” (duramente riproposte con ferocia dalle centrali capitalistiche nella gestione della crisi) e “post-materialiste” (un tema, mutatis mutandis affrontato anche da Marx ed Engels nell’intreccio tra lotta di classe, liberazione nazionale dei popoli, liberazione coloniale, questione sessuale) e la conseguente proposta politica “di progetto” sulla base del mutato rapporto tra struttura e sovrastruttura.
L’ipotesi di “rottura” con l’Europa che rappresenta uno dei punti fondamentali proposti dagli organizzatori di queste due importanti giornate di mobilitazione e di lotta, ma non potrà essere realizzata se non all’interno di un quadro di riferimento del tipo già citato.
Questa distinzione teorica e di riferimento politico è, infatti, necessaria: le bandiere del facile populismo che nascondono sempre svolte autoritarie e che sono sempre ben innalzate dalla destra più estrema.
Autonomia e identità della sinistra comunista, anticapitalista, di opposizione per l’alternativa debbono rappresentare i fattori – guida per determinare gli elementi concreti di progetto, di programma e di lotta per attuare la rottura con le politiche dell’Unione Europea.
Questa è la nostra proposta e queste le ragioni della nostra convinta adesione a questi due importanti appuntamenti: dallo sciopero del sindacato di classe e dalla piazza dell’opposizione può levarsi forte il vento di una riscossa, di una ripresa di protagonismo, di un’idea forte della trasformazione radicale dell’esistente in nome dell’internazionalismo e dell’eguaglianza.

Patrizia Turchi e Franco Astengo

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