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AUTONOMIA DI CLASSE
dal referendum costituzionale.

(12 Ottobre 2016)

“......Ma in generale ai nostri giorni il sistema protezionista è conservatore,
mentre il sistema del libero scambio è distruttivo.
Esso dissolve le antiche nazionalità e spinge
all’estremo l’antagonismo fra la borghesia e il proletariato.
In una parola, il sistema della libertà di commercio affretta la rivoluzione sociale.
È solamente in questo senso rivoluzionario, signori,
che io voto in favore del libero scambio.”

K.Marx 9 gennaio 1848
(dal discorso sul libero scambio all'Associazione democratica di Bruxelles)



Lo stato borghese si abbatte e non si cambia!
Perchè a cambiarlo ci pensa la borghesia, con le sue riforme.
Come quella costituzionale.

LIBERTA' è RIVOLUZIONE !


Libertà non è partecipare,
non è aderire alle campagne ideologiche e agli scontri tra frazioni borghesi, non è rispettare le loro scadenze,
i riti ingannevoli della loro “società civile”,
il patto truffaldino tra chi sfrutta sempre e chi vota ogni tanto,
ma disertare, sabotare, invece.

Rispondere SI o NO agli interrogativi istituzionali significa riconoscere l'autorità ed accettarne il terreno del finto “civile confronto”, riconoscere chi smentisce spesso anche i risultati delle proprie consultazioni.
Senza aspettare il crescente astensionismo la democrazia borghese (anche perchè, con i rapporti i forza tra le classi favorevoli di cui gode può permetterselo!) svela la sua natura ingannevole per i poveri e gli sfruttati, confermando una volta di piu' di essere, al di la di ogni carta costituzionale, il “migliore involucro allo sviluppo capitalistico”.
Il movimento rivoluzionario o quelle-i che “fiducia nello stato non ne abbiamo”, non giocano partite truccate, nelle quali al di la del “vincitore” riforme e processi (del resto già da tempo avviati!) proseguiranno secondo dettami e vincoli continentali.


Lasciarsi affascinare dalle sirene della democrazia referendaria dove gli sfruttati perdono sempre e comunque, vuol dire arruolarsi nel loro esercito, rinunciando a costruirne uno “nostro”.
In tempi nei quali i padroni e il loro stato, in assenza di una reale opposizione proletaria, possono farci pagare la crisi ma possono anche parlar chiaro, da un lato si smentiscono rendendole inutili o superflue anche le conte di voti elettorali e referendari, dall'altro riforme e riformismo si confermano come espressioni di una materialità storicamente determinata e non modificabile dai meccanismi della loro democrazia consultatoria.
Il processo che favorisce l'efficacia e la velocità decisionale del sistema, rimuovendo gli ostacoli che frenano la competitività economica sul mercato mondiale (in soldoni il bicameralismo paritetico e l'eccesso di competenze legislative delle regioni) è parte dell'attuale movimento reale profondo delle cose, frutto delle nuove condizioni di planetizzazione capitalista.

Piu' che accettare “civili confronti” in perdita e terreni in cui il nemico di classe è storicamente piu' esperto e forte, meglio sarebbe prenderne atto, assimilando la lezione di Marx “il sistema della libertà commerciale affretta la rivoluzione sociale”, cioè comprendendo il movimento reale, individuandone le contraddizioni, e prepararsi a scioglierle in senso rivoluzionario.
Prendere coscienza di questo assunto teorico generale può essere un primo passo verso la diserzione attiva, verso la partecipazione al combattimento di classe.

Pino ferroviere

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