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Anche in Russia come ovunque la “riforma” delle pensioni conferma la condanna a vita al lavoro salariato

Da "Il Partito Comunista" N. 391 - Settembre-Ottobre 2018

(11 Novembre 2018)

Nel mese di giugno, quando i riflettori in Russia erano puntati sui mondiali di calcio, il governo ha dichiarato l’intenzione di innalzare l’attuale età di pensionamento, nonostante precedenti dichiarazioni di Putin che la cosa non si sarebbe fatta.

È giunto quindi anche in Russia il momento di metter mano alle pensioni. Attualmente sono a 55 anni per le donne e a 60 per gli uomini. La “riforma” partirebbe nel 2019, prevedendo di raggiungere nel 2028 un’età di pensionamento di 65 anni per gli uomini e nel 2034 di 63 anni per le donne.

Le motivazioni secondo il governo russo sono le stesse che i governi, di qualsiasi colore essi siano, hanno addotto per far passare le stesse misure in paesi come Germania, Francia, Italia, Grecia, etc.: aumento della aspettativa di vita e rischio di peggioramento dei conti pubblici.

In realtà in tutti i paesi i governi borghesi, utilizzando la stessa propaganda ideologica, si apprestano a colpire ugualmente la classe proletaria, a difesa del capitalismo dalla sua crisi.

Perché la causa della crisi è nell’economia capitalistica, le cui leggi determinano le politiche dei governi.

Riguardo all’aspettativa di vita in Russia, drammaticamente diminuita negli ultimi decenni, si trovano diversi dati: prendendo quelli più ottimistici, che danno solo 68 anni per gli uomini ed un dieci anni in più per le donne, si può affermare che gran parte del proletariato russo non riceverà la pensione perché morirà prima.

Questa “riforma” ha scaturito quindi una serie di proteste, culminate in varie manifestazioni organizzate il 9 settembre, in concomitanza con le elezioni amministrative. Manifestazioni non solo di lavoratori e con diverse motivazioni, in opposizione al governo di Russia Unita. Si sono concluse con scontri ed arresti.

Anche nei mesi precedenti ci sono state manifestazioni, il 25 giugno, il 1° e il 19 luglio, il 21 agosto ed il 2 settembre ma, seppur organizzate da sindacati e sostenute anche dai nostalgici stalinisti del Partito Comunista (KPRF), altro non avevano che fini elettorali.

Non ci risulta vi siano stati scioperi significativi, unica arma in mano ai lavoratori per contrastare l’attacco borghese alle loro condizioni.

Il proletariato russo, come la quasi totalità di quello mondiale, ha da rimboccarsi le maniche per il duro lavoro di riorganizzazione di sindacati di classe, unico mezzo per contrastare gli attacchi borghesi.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

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