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NEL MONDO LA FAME TRA MERCATO E COVID

(18 Settembre 2020)

Editoriale del n. 93 di "Alternativa di Classe"

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In alcuni Paesi del mondo, tra cui la “caritatevole” Italia, si usa dire “Morto di fame” come offesa, in termini spregiativi. Certamente la locuzione (con funzione di sostantivo) deve avere avuto una origine di classe, dato che i proletari la fame spesso la hanno conosciuta davvero, anche fino a morirne, mentre i ricchi, i borghesi, hanno sempre riconosciuto più “valore” al “decoro”.
Il sinonimo principale è il termine, anch'esso spregiativo, di “poveraccio”. La povertà, infatti, non è “decorosa”, e quindi i poveri devono sparire dalla vista, senza rovinare il panorama, per il benessere del borghese... Non dimentichiamoci che appena tre anni fa proprio il decreto sul cosiddetto “decoro urbano” di M. Minniti aveva permesso di colpirli ulteriormente in vari modi.
In realtà, già secondo il Rapporto 2018 di “Save the children”, ogni minuto nel mondo cinque bambini muoiono di fame e di malnutrizione! Non riescono, cioè, ad avere “accesso a cibo sano, acqua potabile e cure sanitarie”!... Due su tre nei Paesi in guerra. A confermare il dato, il 13 Luglio scorso la Organizzazione dell'ONU per il Cibo e l'Agricoltura (FAO), insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite, ha pubblicato il Rapporto sullo “Stato di SICUREZZA ALIMENTARE E NUTRIZIONE NEL MONDO”, che approfondisce questa ed altre questioni.
Secondo tale Rapporto, infatti, nel 2019 si sono contati ben 690 milioni di persone che nel mondo hanno sofferto la fame, con un incremento di 10 milioni di individui rispetto all'anno precedente, e di 60 milioni rispetto al 2014, anno dal quale, nonostante nuovi metodi di conteggio meno rigidi nelle definizioni, il dato è in continua crescita . A chi il dato, peraltro gravissimo, dicesse poco, può essere più significativo dire che, mentre la popolazione mondiale cresce del 1,1% ogni anno, i “sottoalimentati cronici” sono cresciuti, nell'ultimo anno, del 1,45%!...
A tale calamità si aggiunge il fatto che, per motivi direttamente economici, come l'aumento di prezzo dei cibi di prima necessità e/o la indigenza crescente di molti individui e famiglie, la “insicurezza alimentare”, cioè la impossibilità di accedere “ad una dieta sana o nutriente”, colpisce due miliardi di persone! Sui 7,7 miliardi di persone del pianeta Terra nel 2019, si tratta del 26%. Più di un quarto dell'umanità!
E' importante sottolineare che, come avvenuto per il clima (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VII n. 84 a pag. 2), la “comunità internazionale” ha dovuto ammettere che, nonostante il fatto di essersi data l'obiettivo (Obiettivo n. 2 dello Sviluppo Sostenibile) di debellare fame, insicurezza alimentare e tutte le forme di malnutrizione entro il 2030, gli Stati dell'ONU sono “...ben lontani dal raggiungere questo obiettivo”. In realtà, come abbiamo visto, il mondo si sta muovendo in senso opposto! ...E, di questo passo, il numero fra dieci anni sarebbe di 840 milioni di persone.
Naturalmente, la malnutrizione non è uguale dappertutto. Il continente con più della metà di individui denutriti è l'Asia, con 381 milioni, che rappresentano l'8,3% della popolazione di quel continente. In Africa, dove l'aumento è risultato più veloce per le carestie e le lunghe guerre in atto, i malnutriti sono arrivati a 250 milioni, che rappresentano addirittura il 19,1% della sua popolazione. Si calcola che, con questo ritmo di aumento, nel 2030 supererà l'Asia, e vi abiterà più della metà degli affamati cronici del mondo. Oltre allo Yemen in Asia, infatti, i principali Paesi dove la fame è ora dilagata sono Nigeria, Somalia e Sud Sudan (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno V n. 51 a pag. 1).
Dopo Asia e Africa, il continente più colpito risulta essere poi l'America latina e caraibica, con 48 milioni di malnutriti cronici, che rappresentano il 7,4% del totale. Ma il fenomeno riguarda tutto il mondo, e la malnutrizione è presente anche in America del Nord ed Europa, mentre, se andiamo a verificare oltre la “insicurezza alimentare”, per stimare quanti accedono ad una sana alimentazione, nel mondo sono più di tre miliardi quelli che non possono permettersela: il costo degli alimenti davvero nutrienti è decisamente maggiore degli altri!...
Al di là degli stili di alimentazione e delle tradizioni locali, gli alimenti più nutrienti sono obiettivamente la frutta, gli ortaggi, i latticini, ed in genere i cibi che assicurano alti contenuti proteici, siano essi vegetali o animali (legumi, carni,...). Ebbene, tali alimenti sono anche i più costosi: una dieta che li comprende costa cinque volte di più di un'altra a base di amidi, e supera di molto la “soglia di povertà” internazionale, individuata dalla Banca Mondiale, che è di 1,90 dollari USA al giorno.
“Solamente” il 13% della popolazione mondiale ha un reddito inferiore a tale soglia, ma, come visto, è più del doppio la popolazione che, pur non essendo considerata in “povertà estrema”, non può mangiare sano, come dovrebbe. E' chiaro che a livello mondiale si tratta di un discorso medio, dato che il valore di tale soglia cambia da Paese a Paese, ma resta il fatto che il motivo, per cui tale accesso non c'è, è eminentemente economico.
La filiera alimentare nella attuale divisione internazionale del lavoro produce un costo sociale globale, legato alle emissioni di gas serra, di 1700 miliardi di dollari USA, mentre i prodotti a scarso contenuto nutrizionale alimentano un mercato sanitario, per le cure che inducono, che è stimato possa arrivare nel 2030 a 1300 dollari USA all'anno. Da un punto di vista di spesa, una eventuale riconversione a produzioni di cibi nutrienti potrebbe riassorbire l'intera spesa sanitaria, riducendo inoltre fino a tre quarti l'effetto serra. Ma è tutto da vedere che ciò avvenga davvero, dato che dipenderà dallo scontro tra gli interessi capitalistici legati ad una produzione piuttosto che a un'altra...
Il Rapporto lamenta poi che intere aree geografiche nel sud dell'Asia, ma soprattutto nell'Africa sub-sahariana, registrano la maggior parte della propria popolazione come malnutrita, mentre, giustamente, insiste sulla situazione dei bambini. Nel 2019, infatti, più di un quarto (191 milioni) di bambini sotto i 5 anni era sottosviluppato o denutrito, cioè aveva eccessiva magrezza e/o una crescita ritardata, di cui 144 milioni di bambini erano affetti da rachitismo, mentre altri 38 milioni erano in sovrappeso. Tutto questo dovrebbe, secondo gli illuminati estensori, convincere i governi ad operare una riconversione verso cibi nutrienti “...in maniera sostenibile, per le persone e per il pianeta”.
La realtà è, ovviamente, un'altra. Non tutti i governi hanno gli stessi poteri, e quelli più forti, cioè quelli dei Paesi imperialisti, devono, prima di tutto, dare conto al capitale, al quale rendono i propri servigi. Saranno poi i diversi capitali a valutare complessivamente i rispettivi interessi prevalenti, ottimizzandoli con le esigenze sociali che permettono loro più profitti, per indirizzare lo sviluppo nel modo ad essi più confacente... Come è sempre stato in questo sistema.
Ma quest'anno, a riprova del fatto che il sistema internazionale ed i relativi eventi nei diversi campi sono sempre più interconnessi, vi sono in aggiunta gli effetti della pandemia da COVID-19. E' noto, infatti, il suo effetto acceleratore sulla crisi economica mondiale, e perciò gli ultimi conteggi delle stime previsionali sulla recessione mondiale danno già per scontato un livello meno “ottimistico” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno VIII n. 89 a pag. 4) di quello previsto inizialmente. Oggi si prevede, infatti, a fine anno un calo del PIL mondiale compreso fra il 4,9% ed il 10%.
Un simile scenario, tra fallimenti a catena e depressione economica, comporterebbe alti livelli di disoccupazione aggiuntiva, con un portato, sul piano della fame e della malnutrizione, di un ulteriore incremento di circa 100 milioni di persone (da 83 a 132 milioni) fino a Dicembre, che rappresenterebbe un aumento del 1000% sui già preoccupanti livelli pre-COVID. Secondo un rapporto di Oxfam, la prestigiosa agenzia indipendente, l'incremento più probabile di “affamati da COVID” nel mondo a fine anno sarebbe di 121 milioni di persone, con 12mila decessi al giorno per fame, ancora di più dei circa 10mila dovuti al virus in sé e per sé.
Risulterebbero colpiti da tale fenomeno soprattutto Paesi già devastati da guerre e carestie, come l'Afghanistan, la Siria, il Sud Sudan, lo Yemen, dove anche la crisi delle rimesse degli emigrati si sta facendo sentire, ma anche popolosi Stati più o meno neo-imperialisti, come Brasile, India e Sudafrica, dove gli effetti del coronavirus stanno acuendo enormemente le disparità di reddito con i detentori dei capitali nazionali. Secondo Oxfam, a fine Giugno nel mondo sono andati perduti ben 305 milioni di posti di lavoro.
L'ONU stima come necessaria ed urgente per eliminare le conseguenze del COVID-19 in termini di “fame aggiuntiva” una spesa che non raggiunge i due miliardi di dollari, che sarebbero, peraltro, difficili da reperire. Ebbene, non si può fare a meno di notare che gli otto principali colossi dell'agro-business del mondo a metà di quest'anno hanno versato ai propri azionisti dividendi per un ammontare di 18 miliardi di dollari americani! E che i contadini dei già citati Paesi più colpiti da “fame da COVID” spesso sono costretti ad abbandonare il lavoro perché non dà loro nemmeno più di che vivere.
Le contraddizioni appena citate sono enormi quanto odiose, e basterebbero da sole a motivare un impegno per cambiare: si rischiano nuove ecatombi, e di proporzioni bibliche, anche per la fame! Ma ad esse è necessario aggiungere l'osservazione di un dato, importante quanto sostanzialmente invariato da decenni, nonostante la crescita enorme della popolazione mondiale. Le risorse alimentari prodotte sarebbero ancora più che sufficienti per una adeguata alimentazione per tutti. E lo conferma perfino un recente e circostanziato documento di Confagricoltura, che recita: “basterebbe teoricamente ridurre di un terzo perdite e sprechi di cibo.... omissis.... per assicurare una alimentazione sufficiente all’intera umanità”.
Da ciò emerge che, di per sé, nel mondo non esiste carenza di cibo, ma la fame sì. Evidentemente è la distribuzione che non va, ed il sistema del capitale vive all'insegna dello spreco! Come per le altre risorse, anche quelle essenziali, come il cibo e l'acqua, sono solo merci in questa società, e vengono prodotte e distribuite come tali, per creare profitto. La cosa importante sono i dividendi che fruttano agli azionisti, e non il nutrimento per gli umani! Di certo non basta, perciò, progettare, come si dice all'ONU, promozioni di “nuove abitudini alimentari”, nuovi “incentivi” per cibi più nutrienti e nuove “strategie di investimento”: potranno funzionare solo se compatibili, al momento, con i dividendi!...
Le leggi del mercato capitalistico dettano il tipo di sviluppo, le stesse “necessità” di guerre e, ai livelli di sviluppo cui è arrivata oggi la tecnologia, finanche le carestie e, addirittura, le malattie. L'unica via per potere provare a vincere anche “la sfida della fame” è una lotta intransigente contro questo sistema di sfruttamento e oppressione dell'altro uomo e della natura: una lotta di classe internazionale ed internazionalista.

Alternativa di Classe

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