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Per i diritti democratici, le libertà pubbliche,
l'autodeterminazione e un governo di
transizione democratica ad Haiti

(22 Luglio 2021)

cipoml

La Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML) deplora l'assassinio dell'ex presidente Juvenal Moise, avvenuto pochi giorni fa ad Haiti.
Questo tipo di azione non è una soluzione ai problemi politici e sociali, e non è stato motivato dall'interesse di aprire le porte ai diritti democratici, alla libertà del popolo
haitiano, né alla sovranità nazionale di quel paese fratello, per la quale le masse popolari stanno lottando ininterrottamente nelle strade dal 2018.
È un dato di prim'ordine, che dal 2018 i lavoratori e altri settori popolari di Haiti stanno sviluppando importanti giornate di protesta nelle strade e nelle piazze delle principali città; manifestazioni che sono iniziate esponendo esigenze sociali e in seguito rivendicazioni politiche integrate che sono state sintetizzate nell'appello “Abbasso il governo di Juvenal Moise!”.
Questo governo aveva terminato il periodo del suo mandato; ciò nonostante, ha
mantenuto una politica di repressione poliziesca e di terrore per rimanere di fatto al potere, imporre misure economiche neoliberiste e favorire alcuni gruppi economici.
Le continue proteste, ad ondate nelle principali città, sono state la risposta dei lavoratori e del popolo in generale, a cui hanno partecipato indubbiamente anche settori politici ed economici legati ad un settore dell'oligarchia.
Il potere legislativo era stato soppresso, essendo scaduto il periodo per il quale era stata eletto. Il paese non aveva potere legislativo.
Il potere giudiziario era stato lasciato decapitato, a causa della morte per Covid del presidente della Suprema Corte di Giustizia, mentre cinque giudici della stessa si erano ritirati. Il paese non aveva un potere giudiziario.
Il presidente del Consiglio, lo stesso che ora tiene di fatto le redini del Consiglio dei
ministri, era stato revocato giorni prima dell'assassinio. Il paese ha ora un potere esecutivo di fatto.
Il presidente Juvenal Moise aveva indetto le elezioni entro due mesi, ma era evidente che i settori dominanti non avevano raggiunto un'intesa tra loro che garantisse un governo stabile che corrispondesse agli interessi politici ed economici in conflitto.
Ad Haiti c'è stata, e c’è, una crisi politica. Le istituzioni stabilite nella costituzione sono
collassate. Le classi dominanti sono in conflitto tra loro, e non realizzano un governo che le unisca e dia stabilità politica al Paese. Gli operai e gli altri settori popolari, compresi i contadini, sono scesi in piazza in modo sistematico.
Sono i fattori che, secondo il marxismo-leninismo, costituiscono una crisi politica. "Quelli dall'alto non possono continuare a governare come prima, e quelli dal basso non vogliono continuare a governare come prima".
È in questo contesto che avviene l'assassinio.
Un assassinio è un fatto politico, per ragioni politiche, cioè riferite al potere, che può
essere sponsorizzato solo da settori del potere politico ed economico, con la complicità di una potenza straniera egemone, in questo caso gli Stati Uniti d'America.
In questo momento, non sembra chiaro quali sono i settori specifici che stanno dietro a ciò che ha tutte le tracce di un colpo di stato.
Ciò che non può essere confuso, è la questione del potere, nella causa e nello scopo di questo fatto. Né si può confondere l'interesse dei settori oligarchici a togliere di mezzo dalla crisi il fattore della mobilitazione popolare e cercare una soluzione con l'aiuto di coloro che sono in una posizione dominante.
E’ stato dichiarato lo stato d'assedio, e lo scopo essenziale di questa misura è prevenire le manifestazioni popolari.
Stando così le cose, come comunisti, dobbiamo dare solidarietà e accompagnare i settori democratici, progressisti e rivoluzionari che ad Haiti chiedono la pace e il diritto all'autodeterminazione del popolo haitiano, che chiedono un governo democratico di transizione che permetta a quel Paese, in termini sociali, economici e politici, un progetto di sviluppo a medio e lungo termine.
Un governo di transizione in cui abbiano un’importante partecipazione le forze popolari che da tre anni chiedono diritti e libertà.
Rifiutiamo un intervento militare degli Stati Uniti, o di qualsiasi altra potenza straniera, indipendentemente dal meccanismo con cui cercano di giustificare l’intervento. Perché violerebbe il diritto all'autodeterminazione del popolo di Haiti, e sarebbe una minaccia alla sovranità dei popoli vicini.
Riteniamo rigoroso e di principio insistere sulla necessità per la classe operaia haitiana di sviluppare il suo Partito comunista, in quanto avanguardia combattiva e rivoluzionaria che la guidi in circostanze come quella attuale e in altre che potrebbero sorgere. Perché all'inizio e alla fine dei conti, tale avanguardia è quella che manca in questo momento, in cui ci sono le condizioni oggettive per l'avanzamento della rivoluzione popolare, ma manca l'organizzazione e la direzione politica che guidano gli operai e le masse popolari in ricerca di una soluzione rivoluzionaria alla crisi.
La CIPOML, che ha compiuto sforzi per accompagnare i lavoratori e il popolo di Haiti in tutte le loro lotte, continuerà in questa disposizione militante.
Rispetto dei diritti democratici e delle libertà pubbliche del popolo fratello haitiano; rispetto del diritto all'autodeterminazione; governo di transizione democratica e rifiuto assoluto di qualsiasi intervento straniero.

Luglio 2021

Comitato di Coordinamento della Conferenza Internazionale di Partiti e
Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)

Fonte

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