il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Imperialismo e guerra    (Visualizza la Mappa del sito )

L'ultimo ramoscello

L'ultimo ramoscello

(3 Aprile 2013) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Imperialismo e guerra)

Imperialismo e guerra:: Altre notizie

PER NON PAGARE IL PREZZO
DELLA GUERRA DELL'ENERGIA

(1 Ottobre 2022)

Editoriale del n. 117 di Alternativa di Classe

borsa amsterdam

Amsterdam: la sede della Borsa

Il patriottismo nazionalista dei notiziari dei media mainstream nell'ultimo mese ha sostituito la guerra ucraina, come notizia principale, con la campagna per le elezioni politiche del 25 Settembre. Ha vinto Giorgia Meloni, con i suoi Fratelli d'Italia, ed insieme al centro-destra, che governerà. Una vittoria annunciata. Le scelte elettorali contraddittorie del PD ed il coagulo del “Terzo polo” di Calenda e Renzi, oltre al tentativo di emarginazione del M5S di Conte, reo della “lesa maestà” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 115 a pag. 3) di M. Draghi, hanno lavorato per questo risultato.
Premesso che entrambe le coalizioni in lizza offrivano sufficienti garanzie alla borghesia nazionale di condurre “il Paese” secondo i suoi interessi di classe, il centro-destra, che ha davvero causato la caduta parlamentare del Governo Draghi, della cui sorte ha importato poco alle “masse popolari”, ha vinto. Esaminando il voto, infatti, a destra la finta opposizione della Meloni è stata premiata dall'elettorato, mentre la Lega di Salvini, che era al governo, è stata penalizzata, mentre il “recupero” elettorale di Conte è avvenuto proprio su una campagna condotta con accenti “anti-draghiani”...
Va considerato poi che per la borghesia è veramente arrivato il momento di riciclare i neofascisti anche al governo senza PD, in modo da lasciare attuare loro un qualche cambiamento istituzionale in senso governista, peraltro auspicato anche da G. Mattarella nel suo discorso di insediamento (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 110 a pag. 1), magari attraverso una “riforma costituzionale” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 116 a pag. 4) di tipo presidenzialista, da sempre gradita anche a M. Renzi, e più adatta ad avventure belliche prossime venture.
A parte la presenza elettorale di una lista equivoca e nazionalista, significativamente denominata “Italia sovrana e popolare”, che registrava la presenza di M. Rizzo insieme a figuri di ogni tipo e provenienza, compresa quella fascista, ed i cui consensi, per quanto bassi, sono sempre troppi, si registra anche l'ennesimo flop delle liste “di bandiera” che si richiamavano direttamente al comunismo.
E l'ennesimo esperimento di aggregazione spuria, quella di “Unione Popolare”, pacifista e riformista “fuori tempo massimo”, pure sostenuta da esponenti esteri della “sinistra europea”, e che vede formazioni di sinistra sotto l'ingombrante egida dell'ex magistrato ed ex sindaco di Napoli, L. De Magistris, è fallito, nonostante la volontaristica abnegazione di alcuni militanti di base.
In meccanismi blindati, fatti apposta per garantire sempre più la governabilità borghese, non c'è posto per posizioni classiste. Senza estremizzare le critiche a chi ancora ritiene utile puntare ad una presenza istituzionale, ed, ancora di più, al parlamento, l'esito peggiore è la frustrazione, indotta dall'insuccesso, peraltro annunciato, in quei compagni che, in buona fede, spendono tempo ed energie per una battaglia inutile, oltre che controproducente in quanto continua ad alimentare illusioni. Ed ancora di più in un momento, in cui è centrale, invece, articolare l'opposizione di classe alla guerra imperialista.
La stessa crescente estraneità di massa allo “scontro” elettorale, testimoniata dalle astensioni intorno al 37%, seppure certamente esprime un senso, diffuso quanto vago nei contenuti, di rifiuto delle logiche di palazzo, ed, in questo caso, della politica del Governo Draghi, in assenza di una iniziativa conseguente sul terreno di classe si traduce in qualunquistico luogo comune, facilmente riassorbibile dal sistema sulle infinite vie del consumismo, che riportano comunque ad un consenso di fondo al sistema stesso.
A parte le schermaglie, perfino personalistiche, che caratterizzano la campagna elettorale, un tema, dal quale lo stesso stantio dibattito elettorale non ha potuto prescindere, è stata la questione del caro-energia, dato che sta toccando, per usare il linguaggio dei politicanti, “famiglie e imprese”. Oltre tutto, è un costo che fa da traino agli aumenti di tutte le merci, a partire dagli alimenti, ed è esso stesso una causa dell'aumento dell'inflazione, fenomeno sempre più diffuso, che si traduce verso i proletari nel mondo in termini di carovita.
In Italia quasi due terzi dell'energia proviene da centrali termoelettriche, alimentate con combustibili fossili, tra i quali il più utilizzato è il gas naturale. Qui, perciò, il gas rappresenta circa la metà in assoluto delle fonti energetiche, ed è per questo che la “questione del gas” è determinante anche per quanto riguarda la “questione energetica”. Sono certo possibili cambiamenti verso un maggiore utilizzo delle fonti “rinnovabili”, ma richiedono tempo, e pertanto solo le centrali “a ciclo combinato” permetterebbero una variazione a breve delle quantità di uso dei combustibili, ma a vantaggio degli altri “fossili”: petrolio e/o carbone.
La questione energetica è comunque legata a doppio filo agli aspetti economici. Ed il prezzo del gas in Europa dipende dal mercato dei TTF (Title Transfer Facility) della Borsa di Amsterdam, nei Paesi Bassi. Operatori di Borsa sono produttori di gas, riempitori di stoccaggi, operatori di rete e gruppi integrati, tra cui importanti banche, come la americana Goldman Sachs. Le vendite possono avvenire sia “spot”, cioè quasi immediate, sia “futures”, ad una data prefissata. E' evidente come un sistema del genere si presti ad enormi speculazioni. Ed, in effetti, dall’inizio del 2021 l’incremento dei futures scambiati sulla Borsa di Amsterdam ha superato l’800 %.
In effetti la pandemia, e la conseguente riduzione dei consumi, avevano rallentato la crescita dei prezzi, che, però, fino dal Novembre '21, con la “ripresa” dei consumi stessi, hanno subito un aumento spropositato. Gli scambi sono controllati da European Energy Exchange (Eex) e dalla americana Intercontinental Exchange (ICE), che controlla anche la Borsa di New York. Si calcola che in un anno il prezzo del gas risulti aumentato del 1500%... Solo la speculazione finanziaria può spiegare, in tutto o in gran parte, una variazione del genere!
Mentre questo aspetto, peraltro fondamentale, viene tenuto in ombra dai media mainstream, la colpa degli aumenti energetici viene data alla guerra, e quindi, da questa parte della barricata, tutta alla Russia. E' vero che, nella sostanza, è in corso una riduzione delle forniture all'Europa da parte di Gazprom, a vantaggio di USA e Norvegia, ma che dipende sia dagli irrigidimenti russi, che dal boicottaggio europeo, e tutto ciò influisce in una misura drasticamente inferiore sui prezzi, rispetto alla speculazione. Comunque, questo stesso braccio di ferro è espressione dello scontro commerciale interimperialistico sul piano internazionale!
In questo senso, la proposta italiana del “price cap” europeo sul metano viene osteggiata soprattutto dalla Germania, per gli effetti che produrrebbe sui suoi fornitori, Russia compresa, che potrebbero rivolgersi ad altri acquirenti, e dai Paesi Bassi, che difendono la redditizia “libera contrattazione” della sua Borsa. Nel quadro del commercio internazionale, con le relative rendite ed i profitti, una manovra del genere comporta rischi per le economie nazionali, e la proposta sarà ridiscussa in Ottobre. Per i maggiori importatori italiani, e cioè ENI, ENEL ed EDISON, le variazioni del prezzo del gas hanno portato, intanto, enormi profitti.
In particolare, è conclamato il fatto che ENI, che importa circa la metà del gas estero, ha tratto e trae enormi profitti dalle differenze di prezzo del gas nei punti di scambio virtuali europei. Dato che ENI è una partecipata dallo Stato, questo ha incassato lauti dividendi, che ammortizzano parte della spesa delle importazioni; il resto della spesa si trasferisce, usando il linguaggio dei politicanti, pari pari su “famiglie e imprese”. E' dalla composizione dei profitti, perciò, che è nato il vocabolo “extraprofitto”, che, in realtà, non significa niente, dato che dipende solo da cosa si consideri come “profitto normale”...
Da ciò risulta evidente quanto sia illusorio il discorso sulla “tassazione degli extraprofitti”, e veramente truffaldino quello sulle percentuali “degli extraprofitti” che potrebbero essere tassati. Nemmeno se gli interi “extraprofitti” venissero usati per ridurre le bollette energetiche sarebbero del tutto tutelati i consumatori, ed in particolare le fasce deboli e i proletari!... Oltretutto, anche le stesse energie pulite (prodotte da sole, vento e acqua), di cui ENEL ha il monopolio in Italia, pur essendo in loco, sono commercializzate agli stessi prezzi delle altre (marginal price)...
Le stesse tariffe del “mercato tutelato” in Italia sono legate al prezzo della Borsa olandese, e anche il giusto incremento alle produzioni di energie pulite manterrebbe il prezzo più alto, con enormi profitti per il produttore monopolista. Sull'energia è, perciò, in piedi una mega-truffa, peraltro pressochè legale nel capitalismo, i cui meccanismi sono difficilmente modificabili; probabilmente solo le aziende maggiori riusciranno a ottenere qualche sollievo, per la tenuta del capitale nazionale...
Per i proletari, invece, la UE sta preparando il razionamento dell'energia, che dovrebbe essere varato dal Consiglio Europeo del 20 Ottobre, e che dovrebbe consistere in un abbassamento della potenza domestica utilizzabile. Senza trascurare di addossare tutte le colpe al nemico russo... Si parla già di aumenti inimmaginabili, che molti proletari non riusciranno a pagare, e che alimenteranno ulteriormente la spirale inflattiva, che già ha superato l'8,4 %, insieme al ritorno alla recessione.
Tra i sindacati confederali è in piedi l'iniziativa della sola CGIL, che, pur essendo impegnata nei congressi di base, ha indetto la scadenza della manifestazione nazionale dell'8 Ottobre, intitolata “Italia Europa, ascoltate il lavoro”. Già programmata da tempo, anche per la prevedibile vittoria del centro-destra, pur ponendo anche questioni reali, non si pone sul necessario piano della opposizione alle politiche delle istituzioni che richiama semplicemente a dialogare. Bisogna che la Opposizione CGIL inizi a spingere verso lo sciopero generale, che già tutto il sindacalismo di base ha traguardato per il 2 Dicembre.
Finita la parentesi estiva ed elettorale, il nuovo governo, in via di messa a punto, insieme a Confindustria, già affila le armi in tutti i sensi. Ed oltre all'attacco al reddito di cittadinanza ed all'istituendo salario minimo, per i quali si punta alla cancellazione, al ventilato ritorno al nucleare, al diritto di aborto, agli aumenti continui di prezzi e tariffe, agli omicidi bianchi, sono stati e saranno colpiti i servizi pubblici, a vantaggio del riarmo e delle politiche di guerra, i cui pericoli stanno aumentando in uno sconcertante silenzio di tutti. Dopo l'anestesia elettorale, occorre una decisa ripresa delle lotte, che individui altre scadenze di costruzione dello sciopero generale.
Con i referendum di annessione alla Russia dei territori del Donbass, avvenuta poco dopo le dichiarazioni di Zelenskij, che aveva rinviato ogni possibile trattativa alla “riconquista” della Crimea, forte delle armi fornite da USA e NATO, le intenzioni dei contendenti imperialisti risultano sempre più evidenti, quanto pericolose. E mentre in Russia l'opposizione alla guerra si sta manifestando sempre più nel sociale, non altrettanto sta avvenendo in Occidente, nonostante il fatto che le scelte guerrafondaie dei governi appaiano sempre più chiare.
Intanto il 15 e 16 Settembre a Samarcanda, in Uzbekistan, si è svolto il Vertice della Organizzazione della Cooperazione di Shangai (SCO), che comprende, oltre alla Cina, la Russia, l'Uzbekistan ed il Kazakistan, grandi produttori di energia, e poi il Kirghizistan, il Tagikistan, ed anche l'India, il Pakistan e l'Iran. Non vi è completa omologazione fra i Paesi membri, ma è stata approvata nuova cooperazione in materia di energia e di alimenti, entrambi esportati dalla Russia.
Quello che, però, colpisce di più i media americani è il fatto che i risultati del summit sono “in linea con gli obiettivi di sviluppo” della Nuova Via della Seta, e soprattutto il fatto che è stato adottato il renmimbi cinese come valuta per i pagamenti in materia di energia. Un altro passo avanti per il ridimensionamento del dollaro, insopportabile per gli USA, per i quali la Russia potrebbe rappresentare il “tallone di Achille” delle alleanze filocinesi. Certamente il Vertice di Samarcanda non ha diretti risvolti militari, ma la “guerra dell'energia” è parte della guerra per la supremazia internazionale, combattuta senza esclusione di colpi, anche militari.
Questa situazione viene pagata in modo sempre più caro, in Italia e nel resto del mondo, Occidente od Oriente che sia, dai proletari, destinati, prima o poi, a fare da “carne da cannone”, ed è ora che se ne accorgano, prima che sia troppo tardi per la specie umana, per condurre una lotta decisa, internazionale e internazionalista, contro la borghesia ed il sistema del capitale, a partire da una intransigente difesa delle proprie condizioni di vita.

Alternativa di Classe

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie dell'autore «Circolo Alternativa di classe (SP)»

2276