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L'Inghilterra domina l'economia

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(1 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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    DAL G20 LA GUERRA DI CLASSE IN TUTTI I PAESI

    (20 Settembre 2023)

    Editoriale del n. 129 di "Alternativa di Classe"

    alterclasse

    Prima del XVIII° vertice del G20, tenutosi a Nuova Delhi, in India, il 9 e il 10 u. s., Oxfam ed altre ong avevano preparato un Appello affinché venisse implementata una “patrimoniale internazionale”, affinché si prelevi, sotto forma di tassa, qualcosa dai miliardari, a vantaggio della spesa pubblica degli Stati. Le ragioni non mancano, visto che le ricchezze dei plurimiliardari negli ultimi dieci anni, dopo carestie, guerre e pandemia, hanno portato tali patrimoni a 11800 miliardi di dollari, cioè a oltre il doppio di prima!...
    Relativamente pochi sono gli Stati che hanno previsto finora tasse patrimoniali. A livello globale tali introiti statali ne rappresentano, infatti, solo il 4%, e si calcola che almeno 5mila miliardi di dollari saranno tramandati in eredità a “predestinati” senza alcuna tassa o imposta. Della mostruosità di questo fatto si rendono conto i miliardari stessi, e ben 300 di loro hanno firmato l'Appello, per “impedire che l'esorbitante concentrazione di ricchezza comprometta il nostro futuro comune". Temono, infatti, per “la stabilità politica in tutto il mondo”...
    Non li preoccupano di certo le guerre, sulle quali spesso sono arricchiti, e nemmeno lo stesso cambiamento climatico, sul quale il “green” ha fatto profitti, anche grazie agli “aiuti” pubblici! I miliardari firmatari capiscono come l'insieme degli squilibri mondiali potrebbe anche portare a quel cambiamento di società, che di certo li danneggerebbe ben dippiù di una tassa patrimoniale!... Ed il precipitare ovunque della “questione sociale” non fa che creare condizioni oggettive favorevoli a un simile esito.
    Al Vertice di Delhi hanno partecipato, fra gli altri, Arabia Saudita e Argentina, due Paesi che, insieme a Egitto, Etiopia, Iran e Emirati Arabi Uniti, dal 1 Gennaio prossimo andranno a fare parte dei “nuovi BRICS” (o BRICS plus), come deciso nel XV° Vertice di Johannesburg in Sudafrica, tenutosi dal 22 al 24 Agosto, alla presenza di rappresentanti di 69 Paesi, di cui ben 23 già avevano richiesto di aderirvi. L'aggregazione risultante rappresenterà, così, il 36% del PIL e il 47% della popolazione mondiali.
    Pur nella diversità delle posizioni delle potenze protagoniste, la Dichiarazione finale, la “Johannesburg II”, aveva visto convergenza sul “multilateralismo inclusivo”, contro l'unipolarismo occidentale, sulla costruzione di rapporti di partenariato con l'Africa, e, soprattutto, oltre alla richiesta di riforma delle istituzioni internazionali politiche, ONU compreso, e finanziarie, sulla “dedollarizzazione”, attraverso alternative agli organismi finanziari occidentali, a partire dalla Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, ubicata in Cina, ma presieduta dalla argentina D. Roussef.
    La proposta di una nuova divisa transnazionale, alternativa al dollaro, era partita dal brasiliano I. Lula, contro la pratica USA delle sanzioni; non è passata, ma è stato incoraggiato l'uso delle valute locali per le transazioni, e di nuove “piattaforme di pagamento”. E' il sintomo di un diffuso malessere nei Paesi emergenti (il “Sud globale”), oltre che nei BRICS propriamente detti, verso l'egemonia del dollaro. Convergenza vi è stata poi sulla esigenza di una “risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina”, e compiacimento per il ristabilimento dei rapporti tra Arabia Saudita e Iran.
    La sessione del G20 di Nuova Delhi, denominato, ipocritamente, “Una Terra, una famiglia, un futuro”, si è affrettata ad includervi l'Unione Africana come “membro permanente” per il futuro; interessa l'Italia, che guiderà il G7 da Gennaio, quanto la Russia, che guiderà i BRICS da Dicembre, con tutto quello che vi sta succedendo... Alla UE, in particolare, viste le conseguenze energetiche della guerra ucraina, interessa moltissimo un rapporto più stretto con i Paesi africani!...
    Sono dell'India, poi, le proposte approvate di un corridoio commerciale ed energetico, che passi dai Paesi mediorientali del Golfo Persico, fino all'Europa mediterranea, auspici USA e UE, ed una alleanza di 20 Stati, USA compresa, per la diffusione dei biocarburanti. Il futuro corridoio (IMEC, in sigla), ferroviario e marittimo, è visto dagli occidentali in contrapposizione alla Nuova Via della Seta (B. & R. I.) cinese, dalla quale, su pressioni USA, in Europa parlano di defilarsi in molti...
    Il Vertice ha registrato l'assenza di V. Putin e Xi Jinping, ma anche quella del, finora onnipresente, Stato ucraino. Ciò ha favorito la mediazione dell'India, con una convergenza su di un testo unitario, che condanna “l'uso della forza” in Ucraina, senza riferimenti di parte. Il Ministro russo, S. Lavrov, lì presente, lo ha definito come “un successo”, forse anche perché il Presidente del Brasile, I. Lula, dove si svolgerà quello del 2024, ha preannunciato che l'eventuale presenza diretta di V. Putin non verrebbe impedita...
    Dal punto di vista economico, la Russia sta affrontando gli effetti dell'inflazione, come il resto del mondo, tutto in mano al capitale, e la strombazzata “crisi del rublo”, più che essere effetto delle severe sanzioni occidentali, è stata causata dalla “guerra dei tassi”, sostenuta dalla Fed americana e dalla B.C.E. Non si è trattato di una crisi verticale, ma le manovre, cui la Banca Centrale Russa è stata costretta, vi hanno inevitabilmente portato instabilità.
    Avendo la UE chiuso i rifornimenti energetici, non è bastato alla Russia il rivolgersi ad est e allo yuan cinese, puntando all'aumento dell'export del grano. I capitalisti russi hanno, così, risposto, portando all'estero i propri proventi, e facendo pagare le conseguenze della crisi al loro proletariato, che, come, e più di quello occidentale, non coinvolto ancora direttamente come “carne da cannone”, ne sta pagando i costi...
    Oltre ad azioni incisive contro il cambiamento climatico, anche la richiesta di introduzione mondiale della patrimoniale, pur non essendo certo la panacea, è rimasta, di fatto, come prevedibile, lettera morta a Nuova Delhi, grazie ai disaccordi sul chi e quanto si debba sborsare: ad ogni Stato sono cari i propri capitalisti ed i loro affari, e la questione sociale, come quella ambientale (se non è business), può anche aspettare, se le responsabilità si possono ufficialmente scaricare sulla concorrenza!... Anzi, basta riuscire a fare pagare i proletari; in ogni Paese.
    A latere del G20 di Nuova Delhi, G. Meloni ha badato a rinsaldare i rapporti italiani con leader di Africa e Medio Oriente, in nome del “processo di Roma” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 128 a pag. 2), per lei fondamentale, e con il metodo degli incontri bilaterali. Prima di raggiungere il Qatar, ha avuto anche colloqui con la Cina, rinviando le decisioni sulla B & R. I. ad un suo prossimo viaggio laggiù. In ogni caso, la geopolitica governativa rimane più filo-americana che mai...
    Intanto, con la Germania che sta subendo la concorrenza cinese, peggiorano le stime della UE sulla crescita nell'eurozona, e quindi anche dell'Italia, e il calo della produzione industriale, registrato dall'ISTAT, rende più difficile al Governo la stesura della ormai prossima Nota di aggiornamento al DEF. Vanno reperiti dai 30 ai 40 milioni per la manovra economica, e, per il Nuovo Patto di Stabilità europeo, il governo italiano chiede, ad oggi inascoltato, di escludere dal computo del debito le spese per la guerra e quelle per le emergenze sul dissesto idrogeologico.
    Sul piano interno, il Governo ha aumentato la repressione, sia verso “i giovani che hanno problemi”, con il “Decreto Caivano”, che inasprisce le pene ed estende il “Daspo urbano” ai 14enni, sia verso i migranti, con militarizzazione, detenzioni più lunghe ed espulsioni. In proposito, Meloni ha detto chiaramente che è “Priorità non farli arrivare da noi”, e perciò, al posto del blocco dei porti italiani, vanno bloccate direttamente le partenze; il chè significa guerra aperta, appaltata o meno ai macellai nordafricani, a chi ha superato ancora vivo il tormentato viaggio verso l'imbarco...
    Dopo l'abolizione del Reddito di cittadinanza, all'insegna delle lamentele sulle perduranti spese, dovute al “superbonus”, ed al rialzo dei tassi di interesse sul debito pubblico, i punti fissi e irrinunciabili del Governo sono il taglio del cuneo fiscale, chiesto da Confindustria, ma non solo, e obiettivi ideologici, quanto costosi, come la prosecuzione e l'approfondimento della “flat tax”, e lo stanziamento di 4 miliardi per la natalità. Soprattutto non lascia speranze per i lavoratori e gli altri proletari la insistenza governativa sulla “esiguità delle risorse disponibili”...
    A queste prospettive, in un quadro di sempre più rischi di atroci guerre ed emergenze ambientali, si aggiungono l'aumento del tasso, appena deciso dalla B.C.E., le crisi produttive, che mettono a rischio i posti di lavoro, spesso anche del lavoro già “povero” e malpagato, il precariato, che appare l'unico modo con cui è consentito oggi “sbarcare il lunario”, ed un carovita, che non accenna a decrescere, visti i livelli di inflazione a due cifre, che si ripercuotono sulle tariffe e sui prezzi al consumo, a partire dai beni più basilari, come lo stesso pane.
    Da tempo, ce n'è già abbastanza, da parte di chi sta subendo tutto ciò, per reagire in modo duro ed efficace. In questo senso, gran parte delle principali organizzazioni del sindacalismo di base, ADL Cobas, CUB, SGB, SI Cobas e USI/CIT, hanno indetto una Assemblea Nazionale a Milano per Domenica 8 Ottobre, per preparare lo sciopero generale, già proclamato per il 20 Ottobre “Contro guerra, carovita e precarietà”, con l'obiettivo dichiarato di fermare il Governo Meloni.
    Si tratta di una scadenza importante, rispetto alla quale, però, continua la perplessità di fondo legata, ancora una volta, all'assenza di un altro importante sindacato di base, come l'USB. Va qui ribadita nuovamente, infatti, la necessità della unità di tutto il sindacalismo conflittuale, per rappresentare una effettiva alternativa al sindacalismo istituzionale dei confederali, che, con questo Governo, non possono neppure ambire a tornare “concertativi”.
    In questa fase, infatti, si sta distinguendo la CISL che spesso trova sponda, oltre che in UGL e CISAL, nel Governo stesso, allontanandosi consapevolmente dalla stessa unità confederale, in altri tempi convenùtale. La proposta trainante della CISL è il progetto di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione contrattata agli utili aziendali, una proposta negativa e, di questi tempi, pericolosa, visto lo stato di necessità dei lavoratori. Tale proposta è per loro, fra l'altro, alternativa al salario minimo orario definito per legge, rispetto al quale sono contrari.
    Rispetto a quest'ultimo provvedimento, sostenuto da gran parte della opposizione parlamentare, va fatta chiarezza. La formulazione del DdL Conte (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 128 a pag. 4) è debole, dato che prevede una quota a carico dello Stato, oltre a semplici possibilità di adeguamento periodico della cifra corrisposta, stabilite in modo non automatico. Il Governo Meloni ha inoltre deciso di affidare una mediazione in materia al CNEL, presieduto da R. Brunetta, che certamente legherà tale istituto, in caso passi, alla produttività.
    “Salario minimo orario definito per legge”, perciò, non è certo una “parola magica”, e, nel caso venga istituito, non sarà di per sé il “toccasana”: dipenderà da come verrà articolato. Inoltre, è la stessa Direttiva UE n. 2022/2041 a prevedere testualmente “salari minimi legali adeguati, tenendo conto del loro impatto sulla competitività” aziendale... Per i milioni di lavoratori interessati bisogna allora specificare, oltre che il legame al ccnl, un suo adeguamento automatico nel tempo. E deve essere a carico del “datore di lavoro”!...
    Anche il sindacato oggi più favorevole all'introduzione di tale istituto, la CGIL, lo ha inserito nella propria piattaforma, intitolata “La via maestra”, solo come corollario ad una ambigua richiesta di una, altrimenti utile, legge sulla rappresentanza. Tale richiesta è stata sempre finora legata alla proposta di uno scambio tra riconoscimento legale del monopolio della rappresentanza ed impegno a ridurre (ulteriormente) la conflittualità sui luoghi di lavoro. Prova ne sia la benevolenza di Confindustria rispetto a tale rivendicazione...
    In questo momento, comunque, la CGIL ha costruito tale piattaforma, molto larga e mista a richiami alla Costituzione italiana, per cercare di coinvolgere, con un voto, il massimo possibile di lavoratori, pensionati e giovani, in un percorso che, passando dalla ennesima mobilitazione di Sabato, questa volta il 7 Ottobre a Roma, vada a sostenere una richiesta di confronto generale con il Governo, per contrastarne le posizioni più retrive, fino ad un, ad oggi ancora eventuale, sciopero generale, che, nella migliore delle ipotesi, dovrebbe svolgersi tra fine Ottobre e primi di Novembre.
    Già mesi fa la CGIL parlava di contrastare la prossima legge di bilancio del Governo, ed ora ne è venuto il momento. Certo, quanto sta succedendo nei luoghi di lavoro, a partire dagli omicidi bianchi, che si susseguono, inseguendo una produttività a tutti i costi, avrebbe ancora una volta chiamato alla necessità dello sciopero generale, e il fatto che la piattaforma parli anche di unità con la CISL (e la UIL), e che non ponga con certezza lo sbocco dello sciopero generale, che invece, a livello di necessità, potrebbe non essere l'unico, rappresenta una grave ipoteca.
    E' necessario, però, che il livello di consapevolezza tra i lavoratori, e i proletari in genere, cresca, che l'esigenza di mobilitarsi venga generalizzata. Troppo grave è la situazione, e, mentre negli altri Paesi qualcosa si muove, qui in Italia la situazione è ancora sostanzialmente statica. Per i comunisti è necessario mobilitarsi sia nel percorso del sindacalismo di base, che in quello della Opposizione CGIL, che, a sua volta, aldilà di più che comprensibili riserve, partecipa al percorso di mobilitazione di massa della sua confederazione.

    Alternativa di Classe

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