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INDIA: IMPERIALISMO E LOTTA DI CLASSE

(28 Giugno 2017)

Dal n. 54 di "Alternativa di Classe"

Nirmala Sithamaran

Nirmala Sitharaman

L'India, come dimostra la sua campagna per ottenere un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell'Onu, vuole vedersi riconosciuto un peso e un ruolo a livello delle principali potenze imperialiste mondiali. Ma in Asia soprattutto la Cina pensa in grande. L'idea di un rilancio della "Via della seta" dimostra che la Cina punta su grandi obiettivi geopolitici. Proprio sul recente Meeting di Pechino (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno V n. 53 a pag. 3) si è verificato uno strappo: nonostante che sia previsto un suo coinvolgimento su di una delle rotte di navigazione, l'India non ha partecipato per rappresaglia contro l'appoggio cinese al Pakistan.
Il governo indiano è preoccupato, e, in questa fase, la strategia inclusiva della Cina risulta vincente. Il tracciato principale del progetto della nuova “Via della seta”, quello terrestre, lascia fuori l'India, anche se è già alleata della Cina nei Brics (con Russia, Brasile e Sudafrica), ed, invece, attraversa il Pakistan. I rapporti India-Pakistan, infatti, sono molto tesi. Nel Settembre 2016 diciotto soldati indiani erano morti nell'attacco sferrato ad una base militare nel Kashmir da un commando arrivato dal Pakistan. Il Ministro dell'Interno indiano ha definito il Pakistan come uno "Stato terrorista", ed il Ministro della Difesa pachistano ha evocato la guerra nucleare contro l'India.
Sempre nel 2016 il governo indiano ha minacciato di revocare il trattato IWT (L'INDUS WATERS TREATY). Il Trattato è stato stipulato 50 anni fa e regola il modo in cui India e Pakistan gestiscono il vasto bacino del Fiume Indo e dei suoi affluenti. Se l'India dovesse cancellare l'IWT, ci potrebbe essere una catastrofe umanitaria, potrebbe avere effetti drammatici per la popolazione pachistana. L'agricoltura, il principale settore dell'economia del Pakistan, consuma il 90% delle risorse idriche.
Sul piano interno, il governo indiano si impegna a difendere gli interessi della borghesia ed a reprimere le proteste. L'India ha uno dei tassi di crescita del numero dei milionari e miliardari, in dollari, più alti del mondo, ed è anche la sede del più grande contingente di poveri del pianeta. Le imprese indiane stanno diffondendo le loro ali nei cieli mondiali, ma il reddito pro capite fa rabbrividire. Le politiche pro-aziendali hanno spinto sempre più persone nella precarietà economica.
La fame, la perdita di terra e dei mezzi di sussistenza, le atrocità di casta e di genere, dilagano. Il capitalismo in India ha aggiunto le proprie specifiche nefandezze a quelle degli altri Paesi imperialisti. In Tirupur e Coimbatore, distretti del Tamil Nadu, aziende di abbigliamento inducono giovani ragazze minorenni a lavorare in vera schiavitù e condizioni di alto sfruttamento, pagate con un importo forfettario. La recente accelerazione nello sviluppo ha portato anche a problemi energetici ed ambientali: la pianura indo-gangetica, la più popolosa, e con i principali centri urbani, è considerata oggi la regione più inquinata del mondo, in particolare per la matrice “aria”.
I contadini e gli indigeni si scontrano poi con le multinazionali, che arrivano in India per depredare terra, minerali, foreste ed altre risorse. Una dura lotta è quella contro la società agrochimica Monsanto; i contadini indiani si rifiutano di coltivare il cotone BT geneticamente modificato, più caro dei cotoni tradizionali. In recente passato migliaia di contadini indiani si sono suicidati per essere stati costretti a coltivare un cotone OGM. Ma dopo dure lotte, ora finalmente piantano le proprie sementi tradizionali.
Negli anni '90 il governo aveva promosso misure di liberalizzazione economica, tra cui deregolamentazione del settore industriale, la privatizzazione delle principali aziende statali (Soes) ed una riduzione dei controlli sul commercio e gli investimenti diretti esteri.
Quasi la metà della forza-lavoro è impiegata nel settore agricolo. Le misure adottate dall'attuale governo di Narendra Modi sono vantaggiose per i capitalisti, a scapito dei lavoratori e dei ceti più deboli. Con il Governo Modi si è formato un sistema castale e classista, che alimenta odio e divisione.
Il Ministro italiano Carlo Calenda ha incontrato il 12 Maggio la Ministra indiana del commercio e dell'industria Nirmala Sitharaman. Al centro dell'incontro un approfondimento delle tematiche di politica commerciale e di cooperazione tra i due Paesi. La ministra indiana ha evidenziato il crescente interesse delle imprese indiane verso l'Italia, come meta degli investimenti, e l'attenzione a sviluppare nuove partnership anche a livello di piccole e medie imprese. I due ministri hanno auspicato che si possa presto fornire nuovo slancio ai negoziati relativi all'accordo di libero scambio UE-India cominciati nel 2007, che consentirebbero un abbattimento significativo delle barriere tariffarie e non tariffarie. Il ministro italiano ha sottolineato che l'interscambio commerciale bilaterale è tornato a crescere dal 2014 ed ha individuato i principali settori di interesse strategico su cui lavorare: infrastrutture, costruzioni, meccanica, agro- industriale, automotive ed energie rinnovabili. I capitalisti italiani e indiani ringraziano!
Cresce il malcontento operaio in India. Il 2 Settembre 2016 centottanta (180) milioni di lavoratori indiani hanno protestato contro la politica antioperaia e antipopolare del Governo Modi. La lotta ha avuto grande seguito negli stati meridionali del Karnataka e del Keraca, ha interessato i grandi gruppi statali, il settore del carbone (Coal India Limited), gas e petrolio (Oil and natural gas corporation), ed in generale i settori energia, minerario, trasporti, tessile, auto, siderurgia. Lo sciopero è stato organizzato dal Comitato sindacale JTUC. Questa grande protesta ha espresso la crescente rabbia ed il desiderio di lotta da parte della classe operaia indiana.
Ci sono altri grandi scioperi a cui i padroni rispondono con l'uso di guardie armate private per minacciare i lavoratori. Secondo i lavoratori dell'impresa della “Honda scooter” di Alwar, lo scorso anno il loro sciopero è stato interrotto con l'aiuto di teppisti armati, chiamati dalla direzione, che li hanno aggrediti all'interno dell'impianto, ed anche in città. Si cerca con grande impegno di costruire la solidarietà di classe, al di là delle divisioni regionali, linguistiche, religiose e di casta.
La politica borghese del Governo Modi è una politica di odio, tesa a dividere il proletariato. Anche gli studenti indiani cercano di organizzare la protesta. L'11 Aprile 2017, la Punjab University è stata trasformata in una zona di guerra: gas lacrimogeni, idranti della polizia si sono scatenati su ignari studenti che protestavano contro l'aumento delle tasse universitarie. Si tratta di una grande lotta studentesca contro la mercificazione dell'istruzione superiore in India.
La lotta di classe deve essere la risposta dei lavoratori indiani alle enormi contraddizioni sociali. I lavoratori indiani devono essere consapevoli della loro potenza numerica e cercare di organizzarsi in modo autonomo. E' ancora grande l'influenza sulle masse proletarie dei due partiti stalinisti: il Comunist Party of India (CPI) ed il Comunist Party of India marxist (CPM). Partiti che, pur definendosi comunisti, hanno perfino sostenuto in varie occasioni le scelte del Governo Modi di centrodestra. Il proletariato indiano, ispirato e diretto da un programma rivoluzionario, deve impiegare le sue forze contro tutta la società dello sfruttamento capitalistico.

Alternativa di Classe

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