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Violenza sulle donne

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(30 Aprile 2012) Enzo Apicella

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Legittima difesa contro il capitalismo!

(25 Febbraio 2019)

In vista delle elezioni europee, il truce Salvini batte forte sul tasto della legge sulla “legittima difesa” come arma di propaganda per placare le paure della piccola borghesia, la quale teme di perdere la sua posizione sociale e il suo relativo benessere. In tal modo punta ad ottenere maggiori consensi fra l’opinione pubblica che reclama maggiore sicurezza (istigata dalle continue campagne dei principali media), senza alcun riguardo ai mezzi applicati e soprattutto rimuovendo le cause reali dell’insicurezza sociale.

Come è noto, il capo della Lega ha un accordo con gli industriali armaioli del nord, suoi grandi elettori, e lo deve rispettare, pagando una cambiale sostanziosa.

La questione “sicurezza” ha importanti risvolti ideologici e politici.

E’ uno dei principali terreni su cui insistono le destre per acquisire consenso con la loro demagogia sociale. E’ un aspetto della lotta palese e sotterranea fra i partiti al governo e al loro interno. E’ una questione su cui i comunisti devono saper dire la loro.

Partiamo da una constatazione fondamentale: il capitalismo è la società della crescente insicurezza della vita e del lavoro per i lavoratori salariati e ampi strati delle classi subalterne.

Il dominio politico della borghesia è incompatibile con la sicurezza e la protezione della classe operaia a partire dalla sfera della produzione, in cui ogni anno si contano migliaia di omicidi per il profitto (nel 2018 tre morti al giorno).

Una malattia, un incidente, la perdita della capacità lavorativa possono mandare l’operaio e la sua famiglia nella rovina.

Gli operai sono costretti a vivere nel capitalismo sotto la minaccia permanente del licenziamento e della disoccupazione, della cassa integrazione, della riduzione dei salari, della miseria, dei trasferimenti, dello sfratto, dell’impossibilità di curarsi, di riscaldare la casa, etc.

La sorte degli strati inferiori della piccola borghesia urbana e rurale è per alcuni aspetti simile a quella degli operai: perdita del lavoro, rovina economica, impossibilità di poter contare su una esistenza indipendente, prestiti e tasse che strangolano il piccolo produttore.

Per le giovani generazioni il capitalismo non offre altro che disoccupazione, precariato, supersfruttamento in mille odiose forme, emigrazione, dunque l’incertezza dell’esistenza e del futuro.

Le donne degli strati popolari soffrono la penuria e l’insicurezza del lavoro, la mancanza di protezione sociale, e sono esposte alla violenza di genere.

Il capitalismo è la società del crimine, nella quale sguazzano mafie e bande delinquenziali organizzate, che in molti casi godono di agganci politici e sono legati agli apparati statali, a loro volta fonte di continua violenza antipopolare.

Nella società borghese lo Stato non protegge e tutela i lavoratori, ma li sfrutta, li opprime e li aggredisce in mille modi.

Si stanziano sempre meno fondi per la protezione e la sicurezza sociale, sempre più fondi per attaccare e reprimere le lotte dei lavoratori, per le guerre di saccheggio e di oppressione dei popoli, per finanziare le quali si mettono le mani nelle tasche dei lavoratori.

La legislazione anticrimine – come la legge sulla “legittima difesa” - non è determinata dagli interessi delle masse lavoratrici, ma da quelli di ristretti gruppi economici e politici che usano queste norme per avanzare nell’ottenimento dei profitti e nel rafforzamento del proprio potere e dei propri privilegi.

E’ tipico della borghesia trovare soluzioni al fenomeno dell’insicurezza sociale, di cui è la prima responsabile, mettendo al servizio dello Stato un apparato sempre più vasto di polizie, con poteri e armamenti rafforzati. Si aumenta il controllo militare del territorio e si intensifica la repressione contro il “nemico interno”, una pratica che è sempre legata ai piani di guerra esterna. L’aggressività borghese si rivolge specialmente contro gli operai che lottano per il lavoro, i contratti, i diritti e le libertà democratiche.

E’ ovvio che i problemi dell’insicurezza e dell’aumento della delinquenza non si risolvono con i mezzi adottati dalla classe dominante, e nemmeno con i guardiani privati, i sistemi di allarme, la vendita di armi ai privati e la “licenza di uccidere”, perché la causa che li genera sta nella natura del sistema capitalistico, incapace di generare sicurezza, poiché le sue leggi di funzionamento determinano l’aumento dello sfruttamento e delle ingiustizie sociali, la concentrazione delle ricchezze nelle mani di una minoranza e l’impoverimento delle grandi masse.

Come non è possibile eliminare la grande delinquenza organizzata se non si elimina il capitale finanziario, il riciclaggio, il traffico di droga, i paradisi fiscali, i segreti bancari, etc., così non è possibile combattere la piccola delinquenza se non si abbatte la disoccupazione, la povertà, l’emarginazione.

Ma ciò è possibile farlo solo con la rivoluzione socialista e l’instaurazione della dittatura del proletariato, per edificare il socialismo, fino al comunismo.

Questo obiettivo storico va legato a un insieme di rivendicazioni parziali che dobbiamo sviluppare con attenzione alle questioni del lavoro stabile, della prevenzione sociale della criminalità attraverso la creazione di posti di lavoro per i disoccupati, la diminuzione dei livelli di povertà e ingiustizia sociale esistenti, misure contro l’alto costo della vita e delle case, la confisca dei capitali e delle proprietà dei capitalisti evasori e frodatori, dei mafiosi, dei ladri e dei corrotti, la creazione di un sistema di sicurezza sociale e servizi sanitari gratuiti per le masse, la protezione delle donne degli strati popolari, le campagne educative e informative, la lotta al degrado nei quartieri popolari e al traffico di droga, l’abolizione delle leggi e delle misure reazionarie utilizzate per soffocare le lotte operaie, la repressione della criminalità organizzata, il castigo per torturatori e assassini di Stato, le politiche per la riabilitazione dei condannati in attività socialmente utili, le strutture di recupero e reinserimento produttivo dei giovani delinquenti, lo sviluppo di strutture culturali, sportive e ricreative, la vigilanza e l’autodifesa operaia e popolare, etc.

Dobbiamo strappare il tema della sicurezza dalle mani dei demagoghi populisti e reazionari che strumentalizzano il bisogno di protezione sociale, affinché anche su questo terreno si sviluppi la lotta, la mobilitazione, la solidarietà e l’organizzazione di classe.

E’ il proletariato, aggredito su più fronti, che deve esercitare il diritto alla difesa dei propri interessi contro il pericolo attuale e incombente rappresentato dalla borghesia, una classe armata fino ai denti, dedita al furto quotidiano di plusvalore e alle guerre di rapina!

Da Scintilla n. 96 – febbraio 2019

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