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MEMORIE

(27 Gennaio 2022)

memorie - pino

La memoria,
prodromo all'assimilazione ed al richiamo delle esperienze, dovrebbe preservarci, negli spazi temporali e nei luoghi fisici dell'esistenza umana, dalla reiterazione dell'orrore.

Garantire l'archiviazione delle informazioni mnemoniche ci dovrebbe difendere sempre, e ovunque, trasformandosi in lezione storica.

Così non è stato.
Così non è.

La macchina dell'orrore, contemporaneamente alla sua perpetuazione su scala industriale, trasforma episodi tragici, pogrom e massacri in icone, in ricorrenze svuotate del loro contenuto, buone per ogni talk show.

O devia l'attenzione ed il ricordo su presunte "mostruosità" frutto invece di un sistema ben lungi dall'essere sradicato dalla faccia della terra.

Quel sistema è il nostro sistema.

Quel "lavoro rende liberi" ci rende ancora schiavi, sfruttati, uccidendoci ancora.
E i "campi", oltreché diffusi sui fronti di tutte le guerre, "concentrano" anche le nostre idee ed aspirazioni indotte.

I lager non sono solo un ricordo orribile da non dimenticare mai!
E non sono nemmeno solo nazisti, o usati per il massacro dei soli Ebrei.
E non sono finiti con la fine della seconda guerra mondiale.

I lager sono stati e sono l’estremizzazione crudele e massificazione del “normale”, quotidiano svolgimento della vita sociale in ogni latitudine geopolitica.
I lager sono stati e sono campi dove si veniva sfruttati fino alla morte, e se non si moriva di stenti, di fame, di malattie, si veniva uccisi.
Per chi non veniva spedito al fronte a scannarsi col suo fratello di un'altra nazione, c’era il lager, donna vecchio bambino zingaro ebreo anarchico comunista omosessuale o prostituta che fosse.
Se non crepavi al fronte c’era il lager, a rinchiudere ed uccidere l’antagonista, il diverso, l’altro.
La pianificazione del sistema di sfruttamento dei lager diviene metodo concentrazionario universalmente utilizzato sotto le bandiere capitalistiche, in guerra, ma anche in “pace”.

I lager fanno parte di questa epoca economica, si tramandano sotto ogni potere, si diffondono uniformemente ovunque, si travestono di simboli e colori diversi.
Nella Germania di Hitler, nella Russia di Stalin, nella Cambogia di Pol Pot, nell’Italia di Mussolini, nalla Jugoslavia di Tito, nella Romania di Ceacescu, nall’Iran dello Scià e di Khomeini, nella Cina di tutti i periodi.
Nei ghetti dell’apartheid, o nelle deportazioni migratorie, o nelle batterie di allevamento-annientamento animale, o nei quartieri dormitorio di tutte le metropoli, o nei C.I.E.
La globalizzazione capitalista sta producendo la globalizzazione dei lager.
Ecco perché la cosiddetta “giornata della memoria” non può assumere i toni del lamentio, né quelli dell’auspicio affinchè “i lager non tornino piu’”.
I lager non sono mai veramente morti.
I lager sono tra noi, e si riproducono continuamente, come il sistema che li genera.
Non vanno solo ricordati,
ma combattuti!

PINO FERROVIERE

Fonte

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