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Violenza sulle donne

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(30 Aprile 2012) Enzo Apicella

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L’autunno al tempo delle destre

(17 Ottobre 2022)

Inizia una stagione di governo della destra più oscurantista e fascistoide e con l’Agenda Draghi come stella polare. La nostra bussola, invece, è di tenere strettamente legate le battaglie economiche e sociali con quelle dei diritti democratici e civili, perché da sempre costituiscono il quadro indivisibile di una prospettiva di alternativa al sistema

noi non paghiamo

E’ stata davvero rivoltante e repellente l’apertura della XIX legislatura del Parlamento con l’elezione alla Presidenza del Senato, seconda carica della Repubblica, del fascista Ignazio La Russa e alla presidenza della Camera, terza carica dello Stato, del leghista reazionario cattolico integralista Lorenzo Fontana, una rappresentazione plastica del motto “Dio, Patria, Famiglia” che sintetizza l’ideologia delle forze della destra e dell’estrema destra.

Personaggi oscuri, ipocrisie e manovre

Particolarmente disturbante sul piano politico, storico e simbolico il passaggio delle consegne al Senato da Liliana Segre, 92 anni sopravvissuta alla Shoah, chiamata ad aprire i lavori, a Ignazio La Russa, istrionico cultore della storia fascista, collezionatore di busti di Mussolini, protagonista dell’estrema destra italiana dal MSI a Fratelli d’Italia, ma non meno pericolosa l’elezione di Fontana, omofobo, antiabortista, nemico dei migranti, delle donne e della comunità LGBT, nonché amico, almeno fino a qualche tempo fa, di Putin e della Russia millenaria, reazionaria e zarista.

L’assemblea del Senato è stata costellata da molteplici e insopportabili ipocrisie, ma anche da sordide manovre dei soliti noti, evidenziando le divisioni delle destre, con un Berlusconi messo nell’angolo e la scelta di Forza Italia di non partecipare al voto, scelta che non ha inciso in alcun modo sull’elezione di La Russa, grazie al “pronto soccorso” di 19 senatrici/tori delle minoranze che lo hanno votato, dimostrando così anche la “qualità” politica delle opposizioni. Vedremo più avanti chi riceverà i 30 denari. Il primo indiziato è naturalmente l’attore da sempre delle trame di Palazzo, Renzi, che però non dispone di un numero di senatrici/tori sufficienti a spiegare il risultato di una votazione che chiama quindi in causa anche qualche altro partito.

Il prossimo passaggio sarà la formazione del governo, sotto il comando di FdI, nonostante i conflitti e i plateali scontri anche pubblici che si sono manifestati in tutti questi giorni, con un Berlusconi messo in difficoltà davanti all’evidente scelta della Meloni di privilegiare l’alleanza con Salvini, opzione in fondo logica, essendo i due partiti più ideologicamente di estrema destra.

La direzione di marcia del futuro governo

La direzione di marcia del futuro governo è fin troppo chiara: sarà di forte continuità nella gestione delle politiche economiche liberiste capitaliste, ma si troverà di fronte una situazione economica difficilissima, una vera e propria recessione, anzi crisi economica ancora negata nella propaganda dei governanti, ma ben presente nella realtà dei fatti, mentre nel frattempo continua la guerra in Ucraina. Non è escluso che il nuovo esecutivo sarà comunque costretto a parziali interventi compensativi per non far sprofondare troppo interi settori nel tentativo di prevenire possibile rivolte sociali; nello stesso tempo però cercherà di trasformare (cioè declassare) quelli che sono dei diritti fondamentali (vedi il reddito di cittadinanza, ma non solo) in semplici misure parziali caritatevoli, in altri termini una ulteriore frammentazione e polarizzazione del corpo sociale. La carità sostituisce i diritti universali, una vera e propria controrivoluzione, già in atto nel quadro delle politiche liberiste, ma che non potrà che trovare nuovo impulso da parte del governo della Meloni. Si cercherà di operare una regressione complessiva sul piano dei rapporti sociali, dei diritti civili e sociali e di un utilizzo sempre più forte degli strumenti repressivi contro le lotte e i movimenti di resistenza.

Come è avvenuto in altre occasioni stanno già cominciando l’attacco ai settori più deboli, come i poveri, i migranti e naturalmente alle donne e ai loro diritti, per dividere le classi lavoratrici, allargando poi via via l’offensiva per arrivare anche settori più organizzati e forti.

Chi dice, come fanno i media borghesi, “Hanno vinto le elezioni, lasciamoli fare” è complice del nuovo governo. Chi pensa sul piano sindacale di poter fare “furbescamente” l’equidistante e di “non avere pregiudiziali” presentando le proprie proposte ed attendendo una risposta dell’esecutivo, corre il rischio grave di disarmare le lavoratrici e i lavoratori e di disorientare le/gli stessi attiviste/i sindacali.

E’ fin troppo chiaro quello che si propongono Meloni e soci con le loro rivoltanti ideologie e programmi; chiaro che già ora, attraverso i loro governi regionali, stanno attaccando il diritto all’autodeterminazione delle donne e la condizione dei migranti. Dispongono di un partito ben organizzato che, al di là dei toni con cui vuole accreditarsi, è ben deciso a cambiare l’assetto del paese, compresa la Costituzione, ora che avrà nelle mani il potere pubblico Per non parlare delle forze che hanno intorno, dichiaratamente fasciste, che si sentono sdoganate e pronte a nuove imprese. Guai a scherzare col fuoco e con la fiamma di FdI.

E’ tempo di reagire

Grande è il disordine sotto il cielo, grandi sono le contraddizioni sociali e gravi le condizioni in cui vengono a trovarsi le classi lavoratrici e tutti gli strati oppressi e sfruttati della società capitalista.

Tutte le forze politiche sociali, associative e sindacali con riferimenti di classe, ma anche quelle democratiche e “progressiste”, si stanno muovendo per costruire delle risposte sui diversi terreni su cui si manifestano le contraddizioni del capitalismo e la gestione che ne fanno governo ed istituzioni. La lista delle iniziative, degli incontri, delle manifestazioni che sono in calendario nei prossimi mesi è lunghissima ed anche meritevole, anche se molte si accavallano spiacevolmente, ma inevitabilmente. Resta da capire se le iniziative potranno trovare una rispondenza di massa e le sinergie necessarie per essere efficaci e pesare nello scontro politico di classe complessivo.

E’ indispensabile costruire un movimento delle lavoratrici e dei lavoratori capace di reggere l’urto che verrà e che possa favorire l’incontro di tutte le lotte sociali. Va rivendicato nelle organizzazioni sindacali, a partire da quella più grande e storica, la CGIL, di cambiare passo, che si costruisca una ampia unità della classe operaia e delle/degli sfruttati, delle sue organizzazioni, compresa l’unità con i sindacati di base combattivi (che per parte loro hanno identificato nel 2 dicembre una giorno di sciopero nazionale) per difendere le condizioni di vita, salariali, di lavoro contro il carovita, la precarietà, l’insicurezza del lavoro, e l’inaccettabile strage delle “morti” sul lavoro, che può essere combattuta solo modificando i rapporti di forza dentro i luoghi di lavoro.

In sintesi una piattaforma di lotta: contro il carovita, non solo misure tampone, ma anche aumenti salariali strappati ai padroni e la scala mobile dei salari. Abrogazione delle leggi che producono la precarietà. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Un piano pubblico per creare milioni di posti di lavoro a partire dalla sanità e dalla scuola. Basta con le privatizzazioni, no all’autonomia differenziata che spacca il paese. Prendiamo i soldi necessari dai giganteschi profitti dei capitalisti: una patrimoniale sulle fortune, un’imposizione fiscale fortemente progressiva. E basta con le spese militari.

L’unità dei diritti sociali e civili

La nostra bussola è di tenere strettamente legate le battaglie economiche e sociali con quelle dei diritti democratici e civili, perché da sempre costituiscono il quadro indivisibile di una prospettiva di alternativa al sistema. Anche perché contro un sistema capitalista che genera miseria, sfruttamento e guerre occorre costruire un’alternativa di società basata sulla giustizia, la solidarietà, i diritti civili e sociali in una ottica anticapitalista. Ed è possibile farlo solo con la mobilitazione, l’autoorganizzazione nei luoghi di lavoro e la partecipazione popolare mettendo in discussione i meccanismi dello sfruttamento padronale e del profitto.

In Francia le politiche di Macron e le contraddizioni del sistema capitalista stanno trovando un movimento di risposta ben più forte; dopo lo sciopero interprofessionale, del 29 settembre, sta crescendo la rabbia a partire dalla lotta dei lavoratori delle raffinerie che chiedono consistenti aumenti salariali. Nei giorni prossimi ci saranno nuove forti mobilitazioni. Questa è la strada da seguire.

Si deve lavorare per la solidarietà e l’unità di tutti i movimenti sociali presenti nel paese, che sono tanti, ma che non riescono a trovare forza e voce sufficiente per farsi sentire in modo adeguato ed essere punto di riferimento per tutta la popolazione.

Per questo sosteniamo pienamente il percorso avanzato dalla GKN di Firenze di promuovere la convergenza di tutte le insorgenze, cioè le lotte sociali, sindacali, di territorio, ambientali e la condivisione degli obiettivi.

Gli appuntamenti


La nostra organizzazione sostiene, aderisce e partecipa ai due appuntamenti che già si stanno costruendo, il 22 a Bologna e il 5 novembre a Napoli. Facciamo appello ai nostri circoli e tutte/i le/i nostre/i militanti e simpatizzanti perché assumano un forte impegno di preparazione e partecipazione.

Scadenze che si rafforzano anche con l’adesione ad entrambi gli appuntamenti della campagna “Noi Non Paghiamo”. Lo scontro sul carovita è già esploso, e diventerà sempre più centrale e drammatico nel corso delle prossime settimane. La nostra organizzazione, già presente in molte situazioni con un ruolo anche di punta nel movimento “Noi Non Paghiamo” si pone come obiettivo quello di valorizzare la campagna cercando di definirne in maniera più ampia i connotati ecosocialisti, legati alla lotta ai cambiamenti climatici, contro il rilancio delle forze borghesi sull’utilizzo del fossile e del nucleare e per la definizione dell’energia come bene comune contro le attività di speculazione dei mercati.

Contro la guerra e gli imperialismi

Ma anche sul terreno del movimento contro la guerra, pur con grandi ritardi e molte difficoltà organizzative e politiche, qualcosa si sta muovendo per costruire manifestazioni di massa che finalmente affianchino le lodevoli attività di solidarietà che molte associazioni hanno realizzato in tutti questi mesi sul piano concreto degli aiuti e del sostegno alle popolazioni martoriate dal conflitto. Le forze che costituiscono il movimento Europe for peace hanno già indetto una manifestazione nazionale per il 5 novembre. Di fronte all’escalation, alle minacce sempre più presenti, ed ormai banalizzate da media e governi, dell’uso del nucleare, si stanno infatti moltiplicando le iniziative per chiedere il cessate il fuoco, la de-escalation, le trattative per cercare di fermare la corsa verso la catastrofe possibile ed anche imminente. La nostra organizzazione sarà presente con un’impostazione politica specifica, diversa anche da altre forze della sinistra che tiene conto della complessità e dei diversi livelli del conflitto in corso che è riassumibile in queste parole d’ordine:

Contro la guerra di Putin; contro tutti gli imperialismi; contro la guerra e chi la arma e la minaccia nucleare; per l’immediato cessate il fuoco e la de-escalation; per il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina; a fianco del movimento pacifista russo; per l’autodeterminazione del popolo ucraino e di tutti i popoli della regione; contro lo strumento imperialista della Nato; no all’ideologia della guerra, no all’invio delle armi; no all’aumento delle spese militari; no alla folle corsa al riarmo. Vogliamo lavoro e servizi, non missili.

Infine

Per ultimo, ma non certo ultimo, ma anzi centrale, nei prossimi mesi, non potrà non dispiegarsi il movimento delle donne in difesa dei loro diritti, che sono diritti fondamentali della società che noi vogliamo. E’ una lotta che continua da tempo, un movimento permanente, ma che troverà nuove prove e ulteriori compiti e sfide avendo nelle istituzioni e nel governo personaggi come quelli che stiamo vedendo ogni giorno su televisioni e media. Né ci dimentichiamo di sostenere le donne iraniane. La lotta continua.

Franco Turigliatto - Sinistra Anticapitalista

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