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8 Marzo 2019

Solo nel comunismo potrà tornare a dispiegarsi la grande figura sociale e individuale della donna

(7 Marzo 2019)

Proletarie, compagne,

La ricorrenza dell’8 marzo da molti anni è stata svuotata del suo significato originario di giornata di lotta, per ribadire le ragioni e i bisogni delle donne lavoratrici, ed è stata trasformata in uno stucchevole rituale conformista privo di ogni autentico legame alla causa dell’emancipazione femminile. Da molti anni la borghesia e le infelici classi medie si trastullano con ramoscelli di mimose, e solo versano lacrime ipocrite sulla durezza della condizione femminile. La “Festa internazionale della donna” è stata così piegata alle esigenze ideologiche della dominazione della classe borghese.

Ma oggi è giunto il momento per le donne della classe lavoratrice di tornare ad appropriarsi del significato di questa giornata e di riprendere a lottare per un miglioramento effettivo delle loro condizioni di vita e di lavoro.


Compagne,

la crisi ormai cronica dell’economia capitalistica fa pagare un prezzo sempre più alto a tutta la classe operaia. Ma è sulle donne che grava il peso maggiore: i salari non crescono, i ritmi di lavoro si intensificano mentre aumenta la precarietà economica che manda in rovina i loro sogni per il futuro.

La doppia oppressione sulla donna proletaria si fa sentire nei soprusi continui cui è sottoposta, dentro e fuori dal posto di lavoro, nel continuo ricatto di padroni e padroncini, i quali la licenziano quando è incinte oppure non la assumono se è madre e deve accudire i figli.

In ogni angolo del pianeta le donne proletarie devono fare i conti con la difficoltà di guadagnarsi un salario per vivere e nello stesso tempo affrontare i problemi legati alla riproduzione, all’educazione dei figli e ai lavori domestici, che il più delle volte gravano soprattutto su di loro.

Ma alle cause economiche delle loro sofferenze, in ogni parte del mondo si aggiungono i retaggi dell’antico patriarcato, ben vitale anche nel più moderno capitalismo, che impone alle donne una condizione di subalternità ed avvilenti vessazioni, fino in alcuni casi alla inferiorità giuridica e alla segregazione, limitandone comunque fortemente la libertà di azione e di movimento.

Se questo è ancora possibile è perché il capitalismo, frustrando le aspettative di un miglioramento generale della condizione della donna, al di là delle ristrette élite alto-borghesi, non può risolvere il problema della sua condizione di subalternità. Anzi la deve perpetuare per conservare l’istituto anacronistico della famiglia, unità di consumo della società borghese e luogo privilegiato dell’individualismo più ottuso e antisociale. Il patriarcato più oscurantista continua a prosperare perché è indispensabile all’economia capitalistica.

Gli aspetti crudeli del patriarcato non sono sconosciuti neanche nei paesi economicamente progrediti, anche se l’accesso di tante donne al lavoro salariato ha permesso loro di uscire dalle mura domestiche. Ma questo non ha significato la conquista di condizioni molto migliori, di quella vita che oggi, grazie allo sviluppo delle forze produttive, sarebbe possibile offrendo possibilità un tempo sconosciute.


Proletarie, compagne,

Per allentare le catene dell’oppressione di classe e di sesso sulle donne occorre tornare alla lotta dell’intera classe lavoratrice, per obiettivi economici comuni, che sono, oltre ad una normativa a vera difesa della maternità, l’aumento del salario, la parità di effettivo trattamento salariale e normativo fra lavoratrici e lavoratori, la riduzione dell’orario di lavoro e il salario pieno ai disoccupati.

Allo stesso tempo le lavoratrici devono rifiutare la prospettiva ingannevole di una lotta che unisca le donne al di sopra delle differenze di classe: non coincidono affatto gli interessi di una donna appartenente alla classe borghese con quelli di un’operaia a basso e incerto salario o, per esempio, di una badante o di una domestica che, se immigrata, spesso passa molti anni migliaia di chilometri lontana dall’infanzia e dall’adolescenza dei figli.

Il capitalismo, anche il più progredito, non può sanare le piaghe più invereconde che caratterizzano la condizione femminile. Il mercantilismo capitalista non può fare a meno di condannare milioni di donne alla mercificazione del loro corpo, complemento necessario alla conservazione dell’istituto reazionario della famiglia e del matrimonio borghesi, bastione questo alla base della proprietà privata e strumento della trasmissione ereditaria del patrimonio.

Le cause delle miserie e distorsioni nella vita sessuale e riproduttive della società presente sono quindi eminentemente economiche. Per questo la borghesia non cesserà mai l’abominio delle intromissioni del legislatore e del giudice nella funzione riproduttiva della donna. La morente società dei borghesi tanto è impotente a generare nuovi nati quanto ad ammettere una riproduzione spontanea e senza costrizioni.


Compagne,

l’impegno per l’emancipazione della donna dall’oppressione del patriarcato potrà essere vittorioso soltanto se verrà a convergere nella lotta per il rovesciamento del regime del capitale.

L’esperienza storica ci insegna che in molti frangenti sono state le donne a dare l’avvio alla lotta rivoluzionaria di classe e a terrorizzare davvero le classi dominanti. Le donne proletarie hanno una forza eversiva non certo inferiore a quella dei compagni maschi. Si pensi alla rivoluzione russa del febbraio del 1917, scoppiata in occasione della giornata della donna.

Ma anche nei tempi odierni, non certo di rivoluzione, le donne sono state alla testa di numerose lotte della classe lavoratrice. Nel gennaio scorso le operaie tessili del Bangladesh, in un loro sciopero generale, sono scese in piazza affrontando la dura reazione poliziesca; negli Stati Uniti le insegnanti sono scese in sciopero a decine di migliaia per migliori salari; in Italia abbiamo visto le lavoratrici nel settore agroalimentare, organizzate col sindacalismo di base, lottare a viso aperto e vincere.

Questa è la strada, la lotta, organizzata in forti e combattivi sindacati, di tutta la classe operaia, una lotta che, diretta dal partito comunista, ci libererà infine da un passato ormai sopravvissuto a se stesso. Una società senza più classi e senza più oppressione della donna è a portata di mano!

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

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