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La classe operaia va in fumo

La classe operaia va in fumo

(8 Settembre 2011) Enzo Apicella
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PER IL FRONTE UNICO SINDACALE DI CLASSE
PER L'UNIONE DELLE LOTTE DI TUTTI I LAVORATORI

(4 Giugno 2019)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, il manifesto redatto dal Partito Comunista Internazionale per lo sciopero nazionale delle Poste di ieri

Lavoratori postali,
oggi il sindacalismo di base vi chiama allo sciopero nazionale per obiettivi fondamentali che avete in comune con tutta la classe lavoratrice: contro il taglio degli organici, contro l’aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro, per l’assunzione dei lavoratori precari, per la sicurezza sul lavoro, per forti aumenti salariali.

Come tutte le categorie di lavoratori anche voi avete dovuto subire in questi anni la svendita delle conquiste passate compiuta dai sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil), che non hanno voluto organizzare alcuna seria lotta contro gli attacchi aziendali ed hanno firmato accordi sempre peggiorativi.

Da ormai due anni i sindacati di base presenti in Poste Italiane (Cub, SI Cobas, Cobas, Slg Cub) hanno avviato un lavoro unitario che già l’anno scorso portò al riuscito sciopero del 25 maggio, con alcune manifestazioni locali, e che oggi, con questo nuovo sciopero, compie un ulteriore passo in avanti, organizzando una manifestazione nazionale.

Questo fronte unico del sindacalismo di base è un bene prezioso perché è uno degli strumenti fondamentali per costruire una vera forza sindacale alternativa, di lotta, che risollevi i lavoratori dalla rassegnazione e dall’individualismo in cui li hanno gettati decenni di sindacalismo consociativo, che sappia guadagnarsi la fiducia dei lavoratori più combattivi e torni ad essere attrattiva per i giovani lavoratori.

Lavoratori, compagni,
un’altra strada che è necessario percorrere per ricostruire la forza proletaria è quella del superamento dell’aziendalismo. Al di sopra di aspetti formali e piccole differenze, infatti, tutti gli attacchi aziendali hanno tratti comuni – riduzione dei dipendenti, aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro, riduzione del salario – cui si contrappongono bisogni ed obiettivi comuni a tutti i lavoratori, per buona parte dei quali oggi sono chiamati a scioperare i postali.
I sindacati di regime si contraddistinguono, fin dalle loro origini, per una condotta volta ad isolare ciascuna lotta entro i confini dell’azienda o della categoria. L’unione delle lotte al di sopra di queste artificiose divisioni darebbe al movimento dei lavoratori una forza enorme che consentirebbe una difesa delle condizioni di vita finalmente efficace.

La situazione della classe lavoratrice va chiarita anche alla luce del dato fondamentale – sottaciuto da tutta la politica borghese e dai sindacati di regime – per cui l’economia capitalista marcia in direzione di una nuova crisi mondiale di sovrapproduzione, in cui inesorabilmente – come previsto dall’autentico marxismo e confermato dai fatti – è destinata a piombare.

Si pensi alle drammatiche vicende di questi ultimi giorni che hanno colpito i lavoratori di Mercatone Uno e Whirlpool, con migliaia di licenziamenti che si aggiungono a quelli passati e a quelli che verranno. Le chiusure di aziende, gli attacchi alle condizioni d’impiego dei lavoratori diverranno ancora più frequenti e intensi, schiacciando la classe lavoratrice nello sfruttamento più bestiale, se non verrà opposta un’adeguata resistenza.

In questo scenario la via di uscita è fuori della fabbrica, dell’azienda, del posto di lavoro, nell’unione delle lotte in un movimento generale della classe lavoratrice.

Un primo passo in questa direzione per i lavoratori postali, e per il sindacalismo conflittuale che ne sta organizzando la lotta, sarebbe l’allargamento del fronte di lotta coinvolgendo nello sciopero, nelle manifestazioni, nei picchetti, i lavoratori dei vettori logistici privati cui Poste Italiane sempre più fa ricorso, come ad esempio SDA ed Amazon.

La forza dei lavoratori della logistica, che in questi ultimi anni hanno condotto dure lotte conquistando autentici miglioramenti, non potrebbe che giovare alla lotta dei postali, anche in virtù del fatto che aumenterebbe l’efficacia dello sciopero andando a colpire uno dei suoi settori di attività dell’azienda. Per i lavoratori della logistica, in gran parte immigrati, si tratterebbe di un modo per aprire una breccia nel muro eretto da padroni, sindacati di regime e governi volto a isolarli dai lavoratori italiani e ad impedire che la loro combattività contagi il resto della classe lavoratrice.

VIVA LO SCIOPERO DEI LAVORATORI POSTALI !
PER L’UNIONE DELLE LOTTE DELLA CLASSE LAVORATRICE !
PER L’UNITÀ D’AZIONE DEL SINDACALISMO CONFLITTUALE !
PER LA RINASCITA DEL SINDACATO DI CLASSE,
FUORI E CONTRO I SINDACATI DI REGIME !

Partito Comunista Internazionale

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