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Per i tre operai della Fiat

Per i tre operai della Fiat

(25 Agosto 2010) Enzo Apicella
Melfi. La Fiat licenzia tre operai, il giudice del lavoro li reintegra, la Fiat li invita a rimanere a casa!

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Capitale e lavoro:: Altre notizie

Primo Maggio 2023
CONTRO IL MILITARISMO BORGHESE
PER LA DIFESA INCONDIZIONATA DELLA CLASSE OPERAIA

I blocchi imperialisti si riarmano in preparazione della guerra mondiale
La classe operaia internazionale risponda con la sua arma potente, la lotta di classe!

(28 Aprile 2023)

Volantino del Partito Comunista Internazionale per il primo maggio

international communist party

La spesa militare annuale nel mondo ha ormai superato i 2.200 miliardi di dollari, i trattati sulle armi nucleari tra Russia e Stati Uniti si sgretolano e potenze come Germania e Giappone si stanno riarmando per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, la guerra in Ucraina minaccia di travolgere la totalità dell’Europa e il Mar Cinese Meridionale sta diventando un’enorme zona militarizzata, anticipazione della guerra tra Stati Uniti e Cina che con tutta probabilità coinvolgerà l’umanità intera.

La borghesia internazionale innalza i suoi logori vessilli nazionalisti e chiama i lavoratori a massacrarsi fra loro agitando gli spettri ingannevoli del totalitarismo, del fascismo, del “comunismo”, come quelli delle differenze tra razze e religioni.

Alla turpe propaganda borghese i comunisti rispondono che il nuovo massacro tra proletari che si prepara ha una sola unica causa: la difesa degli interessi della classe dominante e i profitti del capitale! La guerra generale sarà imperialista su ogni fronte!

Nonostante la montante crisi economica e il crescente indebitamento degli Stati e delle imprese, e mentre i governi di tutto il mondo aumentano la spesa militare, negli ultimi tre anni l’economia capitalista è stata investita da turbative di ogni tipo, da un lato sovrapproduzione di merci e difficoltà di smercio, dall’altro l’impossibilità di continuare la produzione capitalistica causata dalla tendenza al calo del tasso di profitto, per la diminuzione della redditività degli investimenti e per il crescente divario tra la produzione, che è sociale, e il consumo, che è solo di pochi.

Il capitalismo globale, afflitto dalla crisi economica, si avvicina al collasso. Sta precipitando in una crisi storica tale da trasformare la vecchia antitesi tra socialismo o capitalismo in quella tra comunismo o annientamento dell’umanità.

L’ultima grande crisi economica del capitale, quella che ebbe origine negli Stati Uniti nel 1929, nonostante il New Deal, poté risolversi solo con le distruzioni e i massacri della Seconda Guerra Mondiale. Quel massacro imperialista portò all’annientamento di più di 70 milioni di uomini, per lo più proletari, e alla distruzione quasi completa della capacità produttiva di interi continenti, dall’Europa all’Asia.

I tre decenni seguiti alla guerra furono un’ “epoca d’oro” per il capitalismo. Mentre i due blocchi imperialisti dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti si spartivano il bottino di guerra e tenevano sotto controllo il proletariato nelle rispettive zone d’influenza, il processo di accumulazione si avvalse dello slancio della ricostruzione delle infrastrutture e delle città distrutte dalla guerra.

Si ebbero anche allora una serie di rivoluzioni borghesi contro i vecchi marci regimi coloniali e feudali, con l’affermarsi del capitalismo in tutti gli angoli della terra, soprattutto nell’Asia orientale e meridionale, in India e in Cina. Ma questa espansione planetaria del sistema capitalistico di produzione, mentre ha permesso l’accumulazione di enormi profitti, non ha portato al benessere la classe operaia, ha solo esteso miseria e sfruttamento al mondo intero. La maggioranza dei 3,3 miliardi di salariati nel mondo lavora infatti ancora oggi per paghe da fame, senza alcuna sicurezza economica, in condizioni di vita indegne.

Tuttavia il continuo sviluppo tecnico dei mezzi di produzione fa crollare la redditività del capitale nella produzione, spingendolo verso effimeri e sterili investimenti nella speculazione finanziaria.

Ma ogni misura degli Stati per contenere la crisi attraverso il debito pubblico infine non dà effetto e la borghesia, per non fallire, spinge il mondo nell’azione militare, che azzera tutti i suoi debiti. La produzione di armi per la guerra e la guerra stessa sono l’unica strada rimasta alla borghesia per uscire dalla crisi di sovrapproduzione che strangola il suo sistema economico.

Per questo i vari Stati e i loro partiti di regime fomentano il nazionalismo, per cercare di legare i lavoratori al destino suicida della classe borghese, costretta, in difesa del proprio modo di produzione, a precipitare il mondo nell’abisso della guerra, del terrore, della fame.

Ma è il proletariato internazionale, sono i miliardi di lavoratori del mondo a possedere lo strumento per liberare l’umanità dal destino segnato dai capitalisti: lotta di classe!

Nelle settimane passate si sono verificati estesi movimenti di sciopero in alcuni Paesi d’Europa, in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, in Grecia. Anche negli Stati Uniti assistiamo a vasti scioperi che hanno interessato diverse categorie. Queste lotte sono l’esempio da seguire.

Poiché il capitalismo è un sistema economico che si basa sullo sfruttamento del lavoro salariato, è con le lotte della classe operaia in difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro che si può contrastare il regime capitalista e iniziare a prepararsi per scongiurare la Terza Guerra Mondiale. Ogni lotta contro lo sfruttamento del lavoro, ogni rifiuto degli appelli al sacrificio in nome dell’economia nazionale, è una lotta contro il capitalismo e contro la sua guerra. La lotta in difesa della classe operaia danneggia il capitale ed è la premessa per indebolire il suo infame regime politico.

È necessario unire le lotte rivendicative della classe operaia. A tal fine è fondamentale ricostituire in ogni Paese dei sindacati di classe, rafforzarli dove già esistono, per opporsi al sindacalismo di regime che collabora con lo Stato e con i padroni. Solo dei veri sindacati potranno lottare per l’unità d’azione del proletariato, a livello nazionale ed internazionale.

Solo in questo modo si potranno mettere all’ordine del giorno delle lotte le rivendicazioni che accomunano l’intera classe operaia:
- la difesa e l’aumento dei salari, con aumenti maggiori per i peggio pagati;
- la riduzione dei ritmi, dell’orario e della vita lavorativa;
- il salario pieno ai disoccupati.

Su questi obbiettivi si potranno far convergere gli scioperi e le manifestazioni dei lavoratori, nel tempo e nello spazio.

È questa la premessa indispensabile perché il proletariato possa nuovamente tornare a lottare, sotto la guida del suo partito, il Partito Comunista Internazionale, per l’abbattimento del regime del lavoro salariato, per la rivoluzione comunista!

Un partito depositario del bisogno del comunismo dell’umanità intera, dei sentimenti di solidarietà di classe, della scienza del marxismo rivoluzionario e dell’esperienza ormai di due secoli di gloriose lotte operaie.

Abbasso la guerra!
Abbasso il regime del Capitale!
Viva il Comunismo!

partito comunista internazionale

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